30 giorni per decidere – Riflessioni sull’exMOI a rischio sgombero

riccaLunedì 2 Marzo il consiglio comunale ha votato una proposta di mozione della Lega Nord che chiede di deliberare riguardo tempi e modi della “liberazione” delle palazzine exMOI entro 30 giorni. (Foto a destra – Click per ingrandire) La proposta è arrivata nel mezzo della concitata discussione sulle arcate, il sito dell’ex mercato, situate a poche decine di metri dalle palazzine occupate, saltuariamente sede di Paratissima e futura sede di un polo scientifico-tecnologico di Politecnico e Università. La stessa tecnica era stata adottata dal centro-destra per far approvare il sopralluogo alle palazzine. Mentre si deliberava sugli investimenti nelle arcate, il centro-destra ha infilato una mozione riguardate le case occupate. Non stupisce la proposta dalla Lega, ne che Fratelli d’Italia e Nuovo Centro Destra diano manforte. Ma perché il PD ha compattamente votato a favore? Quasi sicuramente questa mozione non sarà vincolante, nessuno deciderà in 30 giorni cosa fare di 800 rifugiati e si rimanderà ancora. La mozione è tanto inutile da non comparire quasi sui giornali. Piuttosto è indicativa di una linea di pensiero, una linea che connette il decoro con l’emergenza. La stessa linea lungimirante che porta a spendere 5 milioni di euro per sgomberare centinaia di Rom, per dar casa solo a poche decine di loro. Lo stesso avviene ora: dopo aver ignorato la situazione per due anni il comune decide di applicare la legge in maniera discrezionale, funzionale alla situazione. Alcuni esempi. Quando serve il piano casa di Renzi viene attivato e a Roma centinaia di rifugiati che occupano Palazzo Selam, perdono la residenza. A Torino questo non succede poiché da anni si lotta per il diritto alla residenza, un diritto che il comune ha riconosciuto. Per l’exTelecom occupata di Bologna, dove abitano 200 persone, non è stato subito disposto il sequestro, poiché questo non pone un reale vincolo per gli occupanti, nessuno abbandona l’edificio. Piuttosto la volontà politica, a sgombero effettuato, può essere certificata dal sequestro giudiziario. A Torino succede il contrario, l’atto della procura viene usato dal comune come scusa per sgomberare. E’ evidente l’uso della legge a supporto della propaganda trasversale che vede nei problemi sociali semplici questioni di ordine pubblico. Il modello è sempre lo stesso. All’inizio in un quartiere nasce lo scontento creato da cause esterne. Arriva la movida rumorosa, frutto della politica della Torino Universitaria, arrivano lo spaccio-furto-accattonaggio, frutto di politiche sul lavoro fallimentari, arriva una nuova occupazione, frutto della mancanza di politiche su reddito e abitazione, arrivano i rifugiati, per via di conflitti, accordi internazionali e carenza d’integrazione. Sul nuovo fenomeno si scaricano tutti i problemi del quartiere. La destra in questo senso è funzionale al sistema di riqualificazione. Promuove, a fini elettorali, manifestazioni populiste o apertamente razziste che focalizzano l’attenzione sulle paure momentanee. Infine il comune targato PD interviene per calmare “i cittadini scontenti” che gridano al degrado, concede di tutto a chi può investire nel quartiere e sposta il disagio un po più in la, magari verso le periferie. E il gioco riparte. Il comune ha convinto Università e Politecnico a insediarsi in quartiere con il polo di ricerca all’exMOI e presto nell’area exAVIO con la città della salute. Questo giustifica le mozioni che impegnano la Giunta ad attivarsi per l’esecuzione dello sgombero. Nel testo della mozione i rifugiati diventano definitivamente i portatori del degrado. Quello che è detto in toni chiaramente razzisti nei valori e nelle pratiche, da Lega Nord e Fratelli d’Italia, deve essere giustificato dall’investimento economico per poter essere firmato dal PD: non si può mettere un polo di eccellenza a fianco alla più grande occupazione auto-organizzata d’Europa, non per razzismo ma per logiche economiche. L’amministrazione tollera le altre case occupate di rifugiati, luoghi messi peggio del MOI e dove non c’è il nucleo di auto-organizzazione politica che li sta nascendo. Via Bologna, corso Chieri, corso peschiera sono tutte case di passaggio. Luoghi funzionali al mercato dell’immigrato, ultima tappa dell’ingranaggio che mastica il rifugiato fino all’ultimo centesimo. Per questo sono comode e intoccabili. Una volta digerite queste riflessioni, la presenza del MOI diventa simbolica non del degrado ma delle carenze sistematiche: le difficoltà nel rinnovo del permesso e nel riconoscimento della residenza, l’obbligo di lavorare dove non c’è lavoro, la difficoltà di avere un contratto legale, la costante ricerca di lavoro nero, magari nei campi dove si aspettano mesi per lavorare giorni, l’impossibilità di andare in altri paesi d’europa o di tornare nel proprio. Le occupazioni come il MOI servono a riacquistare una stabilità, dare respiro e poter ripartire da qualcosa come la casa per poi riaffermarsi come lavoratori, cittadini, studenti e tanto altro. Le occupazioni sono la spia di allarme di carenze sistematiche, la cui soluzione non è uno sgombero, ma precise scelte politiche. Contestare la legge perversa e ideologica che regola la vita dei migranti e la logica del “ripristino della legalità”, queste sono le reali soluzioni.

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Aggiornamento sulle notizie di sgombero

Le buone notizie di questo inverno, raccolte in un articolo su Vie di Fuga, sono state sovrastate dalla notifica di sgombero.
La notizia dell’autorizzazione a sgomberare l’exMOI ha colto molti di sorpresa. Ma dopo i titoloni sui giornali l’amministrazione torinese sta ancora cercando di capire cosa fare.
Quasi sicuramente verrà efettuata una proposta, un accordo come soluzione pacifica.
Oltre questo non è ancora arrivata nessuna notizia ufficiale. Quando arriverà la metteremo al vaglio dell’assemblea degli abitanti, che sono stati informati porta a porta consegnando loro gli articoli a riguardo.
Tutti hanno alle spalle esperienze di progetti e molti hanno vissuto o visto altre occupazioni abitative a Torino o altrove, con questa esperienza valuteranno le proposte dell’amministrazione, ma sicuramente non con occhio ingenuo.
Uno sgombero assistito, ovvero la schedatura e la volontaria uscita dall’occupazione a fronte di un’accoglienza temporanea, non sono sicuramente ben accetti.
Presto ci mobiliteremo per far vedere al comune che gli occupanti del MOI sono uniti e decisi.

Intanto la vita nelle palazzine continua. Alcuni giornalisti hanno voluto portare alcuni esempi di chi vive al MOI. Sono state raccontate la storia di Blessing e la sua famiglia, quella di Hermes e Hasanay e le opinioni di Demba riguardo lo sgombero. Vi invitiamo a leggere e condividere la viva voce degli abitanti. Altri articoli usciranno presto.

Le riflessioni del comitato le potete invece trovare su alcuni interviste a Radio Blackout e Radio Onda d’Urto.

Anche le attività del comitato di solidarietà sono andate avanti.
Le assemblee settimanali di gestione procedono.
Abbiamo incontrato gli studenti del liceo Cattaneo del Regina Margherita e del d’Azeglio. Presto incontreremo anche quelli dell’Umberto I.
Dall’idea di alcuni studenti è appena nato un gruppo Facebook di scambio di oggetti che vi invitiamo a usare. Abbiamo fatto una cena benefit per l’orto dell’exMOI
Stiamo organizzando altri eventi e incontri, li trovate tutti in QUESTO POST(clicca).

Sullo sgombero, un po’ di chiarezza

La procura di Torino chiede di sgomberarli, come se si trattasse di immondizia. Invece si sta parlando di 750 persone, il 15 per cento donne e una trentina di bambini. Molti dei rifugiati sono scappati dalla guerra in Libia e sono finiti in strada a marzo 2013, esauriti i fondi dell’Emergenza Nord-Africa. Questi esseri umani, provenienti da 26 paesi africani, hanno trovato rifugio nelle quattro Palazzine dell’ex Villaggio Olimpico, abbandonate da 7 anni. Il comune non era riuscito a farle fruttare perché costruite male, ma con soldi pubblici. La procura non ha mai indagato su impianti, struttura o ditte appaltatrici.

Sappiamo che questa indagine e sequestro non significano sgombero imminente, un giudice autorizza lo sgombero ma sta alla politica decidere i tempi. Lo sgombero eseguito con la forza significa scontrarsi con i rifugiati e il comitato, con coloro che difendono il diritto a un tetto per tutti. Effettuare lo sgombero con la forza vuol dire che la politica non può dare alternative: tutti fuori e basta. Intanto i giornali creano la solita confusione: lo sgombero non avverrà domani. Crediamo che sia poco fattibile ributtare centinaia di persone in strada. L’unica altra modalità con cui la politica tratta i rifugiati sono i progetti. Uno sgombero assistito tuttavia costa caro, comporta offrire un’alternativa agli occupanti. Inoltre la storia delle occupazioni torinesi di rifugiati insegna che gli sgomberi assistiti finiscono male. Pensiamo a Corso Peschiera, dove alla fine di innumerevoli tavoli molti sono finiti in strada.
Nessuna delle due è una buona prospettiva.

Nelle palazzine olimpiche molti hanno cominciato ad avere una vita stabile: un posto dove tornare dopo il lavoro nelle campagne di Saluzzo o Rosarno, piccole borse lavoro, una famiglia e un comitato di solidali pronti ad aiutarli. Qui molti per la prima volta hanno imparato l’italiano, insegnato da volontari in collaborazione con i CTP (Braccini e C. di Mirafiori).

FdI, Lega e FI non aspettavano altro che la parola sgombero su un giornale, vogliono vedere in questa occupazione solo illegalità e degrado, vogliono incastrare il comune. Troviamo ridicolo attaccarsi alle poche liti avvenute in quasi due anni.
La realtà è che nessuno dei cittadini si sente minacciato, prova è che ogni iniziativa antidegrado è stata un flop. Molti sono i cittadini che collaborano con gli abitanti e gli stessi rifugiati sono in grado di autoregolarsi. Non regna il caos, i rappresentanti (1 o 2 per appartamento) si incontrano regolarmente per affrontare problemi comuni e per confrontarsi con il comitato di solidarietà che offre supporto medico, linguistico e legale. Si è instaurato un dialogo con la circoscrizione, unica istituzione che ha rotto il silenzio e che è in contatto con alcuni dei rappresentanti. La collaborazione con AMIAT ha permesso di rimuovere le barriere, sistemare il cortile e ripulire l’area.

Durante questo percorso di quasi due anni si è creata una rete di collaborazione e supporto con alcune realtà del territorio: CSOA Askatasuna, CSOA Gabrio, Pastorale Migranti, Ingegneri senza Frontiere, Microclinica Fatih, Frantz Fanon, Mamre, Gruppo Abele, Sermig, Anpi sez. Lingotto. Tutti solidali con l’occupazione, unica reale soluzione per i rifugiati a Torino, una volta finiti i progetti.
Ricordiamo infatti che in una nota del 23 maggio l’UNHCR scriveva che “sono migliaia i rifugiati costretti a vivere in palazzi abbandonati e occupati nelle principali città italiane quali Roma, Milano, Torino, a causa dell’inadeguatezza dell’accoglienza e dell’insufficienza dei progetti di integrazione”. A Torino sono oltre il migliaio in 8 diversi palazzi.

Lo stato italiano ha scelto di perseguire chi dovrebbe proteggere, preferendo tutelare il diritto alla proprietà piuttosto che i diritti umani.

In questi giorni ci confronteremo con gli abitanti, determinati e uniti nel difendere il diritto alla casa di tutti e tutte.

Infine alcune precisazioni per chi fosse venuto solo ora in contatto con l’exMOI:

  • Gli abitanti sono rifugiati con vari permessi di soggiorno. Non clandestini terroristi. Faticano ogni giorno per rinnovare il permesso, che costa loro tra i 100 e i 250 euro ogni rinnovo. Per molti il rinnovo è annuale, a molti infatti è stato categoricamente dato il permesso umanitario senza realmente analizzare la loro domanda di asilo.
  • Il nostro comitato è costituito da studenti, lavoratori e precari italiani e immigrati. Siamo vicini ai centri sociali Askatasuna e Gabrio in quanto uniche realtà che si occupano concretamente di supportare rifugiati e migranti. Questi sono gli unici che hanno creduto nella lotta per la residenza e che portano avanti battaglie in cui crediamo.
  • Le 4 palazzine occupate sono state vuote per anni e non avevano nessuna destinazione d’uso, men che meno essere date agli italiani, per questo sono state al Fondo città di Torino. Questo paga acqua e luce, non i contribuenti.
  • Le liti avvenute erano sempre a sfondo personale, nessuna aveva motivazione etnica o religiosa. Molti appartamenti sono infatti condivisi tra nazionalità e religioni diverse.

Sul presidio antirazzista NoSalvini

Il presidio è iniziato questa mattina in una fitta nebbia con abitanti e solidali. Da subito decine di blindati 10878750_10205574156224446_862443530_oanche con reti e tutte le strade chiuse. Protezione giustificata dalla triste sorte del parabrezza spaccato a Bologna.
Abbiamo piazzato alcuni striscioni e palloncini ai balconi e il presidio ha preso vita alle 11, con numerosi solidali e occupanti. Si è iniziato a ritmo della musica messa dagli occupanti e con alcuni si sono scritti cartelloni. Dopo gli interventi dal gazebo da comitato e occupanti rivolti principalmente anche al quartiere per spiegare il perché dell’ennesima militarizzazione del quartiere, abbiamo caricato una cassa su un carretto e ci siamo avvicinati a piazza galimberti per far sentire la nostra voce. Questa presenza ha impedito alla Lega anche solo di pensare di avvicinarsi.

Dall’altra parte Salvini e i suoi amichetti, meno di un centinaio. Presenti anche Cota e Borghezio.
Tutti chiamati a raccolta dai consiglieri comunali di destra Marrone e Carbonero, anch’essi presenti, colpiti dai fallimenti delle loro precedenti iniziative. Salvini è stato chiamato col pretesto di una petizione contro la residenza che la lotta dei rifugiati (diritto e dovere di ogni abitante del territorio e non concessione da parte dell’amministrazione) ha portato a realtà. Residenza che aveva visto la forte opposizione proprio dei consiglieri di destra.
Il quartiere non ha mai richiesto la presenza di questi individui, anzi alcuni abitanti di piazza galimberti hanno anche espresso il loro dissenso insultato i partecipanti al presidio leghista. Salvini non ha potuto fare altro se non fare dichiarazioni ai telegiornali e andarsene dopo un paio d’ore.salvini1

Il presidio si è concluso verso le 16. Alla lega, venuta per provocare e cercare lo scontro, non è stata data occasione di gridare nulla se non slogan vuoti come “torneremo a governare”.

Ricordiamo che la residenza ai rifugiati è un diritto dovuto e a costo zero per il comune, che gli abitanti dell’exMoi non sono clandestini e che non ricevono nessun aiuto ma anzi faticano a pagare il costo del rinnovo del permesso di soggiorno. Ricordiamo che l’exMoi non è proprietà pubblica, ma solo il frutto della speculazione di Torino 2006: costruite con soldi pubblici e vendute poco dopo al Fondo Città di Torino, a maggioranza privato (Prelios e Intesa San Paolo possiedono oltre la metà e l’amministratore del complesso exMOI è Prelios). Infine ricordiamo che il Moi non è lasciato al caos, ma organizzato e vissuto quotidianamente dagli occupanti e dal Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti che si rivolgono ai centri sociali cittadini, tra cui Askatasuna e Gabrio, in quanto unici soggetti che da sempre affrontano realmente la situazione dei rifugiati con spirito antirazzista.

Istituzioni a passeggio – II

Una passeggiata per l’exMOI, questo è stato il sopralluogo di oggi. Rifugiati e comitato avevano chiuso le porte in faccia ai consiglieri della destra che si erano presentati un mese fà. Oggi alle 13 si sono presentati invece per una visita istituzionale tutti i componenti della commissione, accompagnati da alcuni rappresentati della circoscrizione e dai giornalisti. Digos e polizia si sono tenuti a distanza.
Notevole la presenza di Carbonero, Ricca, D’amico e Ambrogio che si sono distinti per essersi incatenati in sala rossa durante la votazione della residenza ai rifugiati e per l’adesione al corteo di Fratelli d’Italia proprio contro i rifugiati che oggi hanno incontrato.

Accolti da tre rappresentati dei rifugiati sono stati invitati a fare un giro per mostrare lo stato delle palazzine e il frutto della pulizia durata una settimana. Hanno potuto passeggiare per il cortile, girare intorno ai palazzi e chiedere informazioni riguardo le condizioni di vita degli abitanti e lo stato delle utenze. In particolare si è discusso delle dei pannelli solari non funzionanti, del riscaldamento assente sostituito con stufe elettriche, che non costituiscono un rischio per gli abitanti (in due anni non si è verificato nessun incidente rilevante), delle perdite d’acqua che bagnano il cartongesso creando muffe e dei problemi strutturali (fondamenta, pareti in cartongesso, intonaco scadente). Si sono anche informati del numero di stanze e di famiglie, ma nessuna proposta concreta è stata fatta.
Gli è stata mostrata la sala comune, ma come richiesto dagli occupanti non sono stati fatti entrare negli appartamenti.

Vi invitiamo a leggere il comunicato pubblicato prima del sopralluogo.


Ansa – Ex Moi,sopralluogo Commissione Controllo

Nuovo sopralluogo all’exMOI

Domani, giovedì 18 dicembre, dopo un mese di tentennamenti il Comune di Torino torna alla carica. Ha deciso di aggrapparsi al suo 35% di partecipazione al Fondo che possiede proprietario delle palazzine occupate dai rifugiati come scusa per visitarle. Il sopralluogo, già rinviato il mese scorso è stato chiamato per giovedì 18 alle ore 13.
Avevamo chiesto al comune di condividere con gli abitanti e il comitato i tempi e le modalità, ma non è stato fatto. Dopo 6 anni di abbandono e 2 di occupazione in cui nessuno si è premurato di informarsi sullo stato delle palazzine o le condizioni di vita degli occupanti, pareva a tutti sospetta insospettiva la richiesta di una visita immotivata proprio adesso. Tanto più dopo le aggressioni al centro d’accoglienza di Tor Sapienza, a Roma.

Nel mese che è trascorso Maurizio Marrone, frustrato di non aver potuto creare la sua Tor Sapienza, ha continuato a etichettare i rifugiati come portatori di degrado, delinquenti, “gangster africani” e chi li supporta è stato definito uno schiavista. Il suo partito, Fratelli d’Italia, ha indetto un corteo contro l’occupazione sabato 13. Due fiaccolate contro i Rom sono state fatte in quartiere da Casapound e Forza Nuova. Pensiamo non sia Non è questo il clima adatto per effettuare un sopralluogo.
Aggiungiamo che Carbonero, D’amico e Ambrogio sono 3 dei 13 appartenenti alla commissione che verrà in visita: Questi sono gli stessi che si sono incatenati in sala rossa pur di non concedere ai rifugiati il riconoscimento minimo della loro esistenza, ovvero la residenza. Residenza che serve per avere assistenza medica e l’opportunità di potersi iscrivere presso l’ufficio di collocamento e anche per poter rinnovare il permesso di soggiorno, pena la caduta nell’illegalità senza documenti.

Nessuno che abbia investigato sulla gestione dell’”Emergenza Nord-africa”, 1 miliardo e 300 milioni macinati dai centri d’accoglienza.
Nessuno che indaghi sulla costruzione del villaggio olimpico, ennesimo spreco di decine di milioni di euro.
Nessuno che chieda se la residenza di Via Casa Comunale 3 serva veramente ai rifugiati e quali siano i loro infiniti problemi burocratici.
Nessuno che cerchi di sapere se i permessi umanitari verranno rinnovati a gennaio.
Nessuno che voglia sapere se c’è abbastanza luce, acqua calda e cibo per tutti.
Nessuno che si chieda quale sia una gestione strutturale e lungimirante delle migrazioni.

Per tutti questi motivi riteniamo è irricevibile la richiesta di un sopralluogo, sia nel rispetto degli occupanti, che degli abitanti del quartiere.
Se il comune verrà comunque a effettuare il sopralluogo, dovrà ascoltarci attentamente. Per tutti gli sforzi che abbiamo fatto per gestire al meglio la situazione, per collaborare con gli abitanti e le realtà del quartiere.

Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti

Lettera sulla visita di Marrone e soci

Poco dopo la contestazione a Marrone e soci uno degli occupanti si è avvicinato dicendo che sarebbe andato a scrivere. Mezz’ora dopo è tornato con questa lettera che ci ha chiesto di pubblicare.

Che bella giornata oggi. Una giornata per esprimersi, per dimostrare a quella gente che pensa che gli immigrati sono la causa della loro crisi, della loro povertà, della loro sofferenza, anzi pensano che gli immigrati gli fregano tutti i beni, lavoro, soldi…
Ditemi, sono 4 anni che siamo qui da voi, che cosa abbiamo cambiato?
Andate a vedere da noi, si certo che siamo più poveri, ma siamo solidali con la gente, con tutti senza distinguere il colore o la provenienza. Voi ci chiamate gente di colore, ci chiamate zingari e ci chiamate marocchini. Questo sono parole razziste.
Voi che mangiate da soli, voi che lavorate e vi divertite fra di voi, senza pensare ai poveri che vi stanno intorno, che passano notti senza mangiare. Oggi è così.
Volete toglierci il tetto, sappiamo perché, perché piove e fa freddo. Non vedete di essere egoisti?
E’ una vergogna, una vergogna per un popolo come gli italiani, per un governo che è all’altezza dell’Europa.
Siamo poveri e siamo neri e siamo africani e siamo italiani, perché fra gli italiani c’è gente che ha sentimenti, che conosce la realtà che viviamo e che sono giorno e notte con noi per abbassarci il dolore, per incoraggiarci ad andare avanti lottando con noi per i nostri diritti fregati da voi, i capitalisti, da voi imperialisti, da voi fascisti e razzisti.
Anche se accettano tutto ciò che avete raccontato su di noi, queste cose sono false. Abbiamo aspettato troppo, qui come vedete siamo tutti giovani, abbiamo un futuro davanti a noi e siamo utili, abbiamo dei talenti, siamo pronti a imparare a integrarci. Quattro anni non sono pochi. E accusate noi, perché non vi vergognate?
In carcere quando un prigioniero resta calmo e tranquillo per ricompensarlo gli danno un lavoro e quello che fa problemi si mette in isolamento. Vuol dire che l’uomo ha bisogno di un lavoro per vivere e soprattutto ha bisogno delle altre persone, perché è naturale. Neanche questo abbiamo avuto.

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Solidarietà digitale

Ieri in serata @OperationItaly (anonymous italia) ha annunciato su Twitter anon.antifa di aver buttato giù fratelli-italia.it. L’operazione è stata fatta in solidarietà con i migranti e i rifugiati dell’ex Moi che nella giornata di martedì, a Torino, hanno cacciato dalle palazzine occupate il consigliere Maurizio Marrone (appunto di Fdi), accompagnato da alcuni colleghi della Lega Nord.

http://www.fratelli-italia.it DOWN! #Anonymous abbraccia gli immigrati dell’ex #Moi #Torino che hanno scacciato i deputati #fascisti “in visita”

Porte chiuse

Da marzo 2013 si sono presentati all’exMOI giornalisti Casa: occupazioni a Torino, momenti di tensioneper raccontare, il vescovo Nosiglia ha portato la sua solidarietà e comprensione, politici hanno visitato l’occupazione per premurarsi della situazione. Infine varie associazioni frequentano il luogo o portano il loro supporto. Tutti coloro disponibili al dialogo e all’aiuto hanno sempre trovato le porte aperte.
Il 18 novembre era previsto un sopralluogo della commissione di gestione e dei capigruppo comunali all’exMOI. Di questa visita nessuno è stato avvisato. Ne il nostro comitato, ne gli abitanti delle palazzine. Nemmeno il presidente di circoscrizione Rizzuto, in contatto diretto con alcuni dei rifugiati, che avrebbe potuto avvertirli. A nessuno è stata chiesta opinione sullo stato delle palazzine o dei suoi abitanti.
Più grave ancora non vi era un motivo chiaro. Perché proprio senza preavviso? Perché proprio ora, dopo 6 anni di abbandono e 2 di occupazione?
Tutti abbiamo pensato ai fatti di Tor Sapienza. Una provocazione. Il comune se ne è reso conto e ha per questo annullato la visita istituzionale, decidendo di condividere con abitanti e comitato date e modalità.
Il centro destra ha invece voluto portare avanti questa provocazione. Presenti Marrone e Ambrogio (FdI), Ricca e Carbonero (LegaNord), Tronzano (FI), Berthier (Torino Libera, voti di Forza Nuova).
La visita era a puro titolo personale, nonostante continuassero a ripetere di essere li per conto del Comune. La loro richiesta era di entrare a visitare le palazzine, prontamente negata da una folla di 200 rifugiati, dal comitato, dai centri sociali cittadini e da altri numerosi solidali. Negata perché l’unica cosa chiara era l’intento provocatorio, sicuramente non costruttivo, della destra torinese. Chiarito dall’affermazione di Marrone, che in uno scambio di battute sul perché solo ora si interessi di rifugiati ha risposto di occuparsi da tempo della cosa “infatti io ho votato contro la residenza”, dichiarazione che ha scatenato l’ira degli interlocutori.
Nonostante ciò non vi è mai stato contatto fisico, solo una lunga discussione e numerosi cori.
La visita era probabilmente correlata al presidio indetto dai giovani di Forza Italia nella vicina piazza Galimberti. Presidio andato praticamente deserto, costretto a spostarsi e ad andarsene dalla continua presenza dei rifugiati.
Siamo ben contenti di aver respinto un pericoloso precedente per un accanimento politico e mediatico verso gli abitanti dell’exMOI. Contenti che una minima resistenza abbia fatto capire alle istituzioni quali sono i problemi reali di cittadini e migranti, che ci sono altre modalità per risolverli. Contenti perchè questa visita ha riacceso la voglia di ribellarsi e di stare uniti.

Ricordiamo che i rifugiati che vivono in queste palazzine non vivono nel caos, il Comitato di Solidarietà Rifugiati e Migranti li supporta quotidianamente e con uno sportello settimanale, gli abitanti hanno un responsabile ogni appartamento, infine numerose associazioni frequentano il luogo o si interessano della situazione. Tra queste Pastorale Migranti, Frantz Fanon, Mamre, ANPI sez. Lingotto, il Gruppo Abele ed il Sermig. L’associazione del politecnico Ingegneri Senza Frontiere sta stilando un rapporto sulla situazione strutturale delle palazzine dell’exMOI. Si è avviato un proficuo dialogo con tutti i partecipanti del GRIS, gruppo che si occupa della salute di migranti e rifugiati, per definire i miglioramenti possibili del sistema sanitario rispetto alla situazione dei migranti. Un protocollo è stato stilato con i Centri Territoriali Permanenti Castello di Mirafiori e Braccini affinché i rifugiati ancora analfabeti abbiano una corretta formazione. Tutto ciò nella quasi totale assenza delle istituzioni.
Ricordiamo inoltre che queste persone, al contrario di quanto spesso si dice, non ricevono soldi dallo stato, hanno ricevuto solo i due euro giornalieri che gli spettavano durante i loro progetti, ora più niente. Chiedono solo integrazione e lavoro dignitoso oltre alla libertà di potersi muovere sul territorio europeo.

Rassegna Stampa:

Istituzioni a passeggio

Oggi, martedì 18 novembre, alle ore 12 la commissione gestione e i capigruppo del comune di torino verranno in visita all’exMOI. La presenza di Marrone (FDI) e Carbonero (Lega Nord) è confermata.

Questa visita arriva senza preavviso al comitato o agli abitanti, senza neanche informare circoscrizione o regione, attori istituzionali con cui dialoghiamo. Nonostante non sia difficile contattarci, nulla ci è stato detto.

Il comune, assente da sempre nel ricercare dialogo, sembra che più che cercare una soluzione cerchi un capro espiatorio, una facile via da indicare ai suoi cittadini arrabbiati. Perchè ignorarci anni per poi chiedere una visita a sorpresa in questi giorni?

Invitiamo tutti i solidali a venire in via giordano bruno 201 fin dalla mattina. Il comitato sarà li dalle ore 10.30.