Quella carogna di Davide che fa paura al probo Golia

È stata l’inconsistenza del progetto MOI a far chiudere l’ufficio del project manager non certo le proteste degli abitanti o le critiche del nostro comitato, a cui nessuno ha ritenuto di rispondere.

Leggiamo giorno dopo giorno gli articoli che soprattutto “La Stampa” pubblica con regolarità sull’ex Moi come per dare ossigeno al grande Progetto MOI, guidato dalla Compagnia di San Paolo e dal suo manager. A noi prende una certa nausea mista a esasperazione nel leggere ogni volta informazioni e riferimenti che hanno poco a che fare con la realtà. Mai un approfondimento vero, mai una domanda posta ai responsabili di tale progetto. Anche se la realtà compare in tutta la sua complessità in altre pagine dello stesso numero di giornale. In quello del 22 gennaio per esempio un titolo riporta la denuncia della presidente della Onlus Il cuore in Siria Claudia Ceniti (funzionaria di banca milanese): Nessuno affitta una casa alla famiglia siriana”.  Ma guarda! E pensare che si tratta di una famiglia tanto presentabile come ci dice la foto, dove compaiono sorridenti «papà Ghassan, mamma Dounia e i loro tre figli, tra i quali la piccola Mayar, affetta da glicogenosi genetica [che] oggi va a scuola, come i suoi due fratelli e parla perfettamente italiano» . La Stampa aveva contribuito a farli arrivare in Italia, ma poi cinquanta proprietari torinesi hanno preferito affittare a una famiglia italiana invece che a una famiglia siriana il loro appartamento.

Sempre nello stesso giorno un articolo sull’ex Moi. Sta a vedere che questo passerà alla (misera) storia della città: che il Golia a sei teste (l’amministrazione Appendino, la Compagnia di San Paolo, la Prefettura, la Città Metropolitana, la Regione e non ultima la Diocesi) venne sconfitto da dei Davidi (volontari e da qualche sparuto migrante). Tanto solerte fu l’alleanza delle istituzioni e piena di buona volontà e di ottime idee e intenzioni nello schierare il suo Progetto risolutivo. Ma tale concertato Progetto non poté essere vittorioso a causa della «bocciatura dei comitati di volontari», e dalle «proteste violente di un pugno di migranti», che un giorno non demolirono bensì misero (simbolicamente) le scrivanie dell’ufficio del team di Project Management fuori dalla porta. Inoltre l’articolista ricorda «l’aggressione allo stesso project manager dei mediatori culturali», cioè il pugno inferto al «manager dei mediatori» da una persona purtroppo non più in possesso del pieno equilibrio psichico (come sa lo psichiatra che lo segue). Ma cos’è un «manager dei mediatori»? Ma di quali MEDIATORI si sta parlando? In quell’ufficio c’è un’equipe sedicente di Project Management, con a capo un Project-Manager – che si avvale è vero tra gli altri della collaborazione di alcuni mediatori – il cui scopo non è la mediazione, ma la “liberazione” o “restituzione”, cioè sgombero dei palazzi. Che tale team con tale incarico in tale ufficio non abbia riscontrato l’entusiasmo degli occupanti e che il Project Manager, ex cooperatore internazionale, non sia stato accolto a braccia aperte come gli sarà successo in passato, ci pare che non debba sorprendere.

Ma come può il comitato formato da poche manciate di volontari competere con gli uffici stampa delle benemerite istituzioni, prima fra tutte la Compagnia di San Paolo, efficienti nel raccontare che si stanno dando un gran da fare per risolvere quello che sembra essere il problema cardine della nostra città.

Ma cosa vogliano fare, in che modo e cosa stiano realmente facendo, di questo parlano meno, quasi niente.

Vorremmo invitare i giornalisti tanto solerti a far da cassa di risonanza di quegli uffici stampa di leggersi o rileggersi con calma il documento (lo trovate qui o lo potete richiedere a: comitatosolidarietarifugiati@gmail.com) che con fondati argomenti è stato diffuso nelle scorse settimane dal nostro comitato e consegnato il 12 dicembre alle istituzioni impegnate nel Progetto MOI. È passato un mese e mezzo e nessuno delle istituzioni dell’alleanza, ha ritenuto di voler discutere di tali argomentazioni almeno di fronte a quegli enti e associazioni, che volevano a tutti i costi coinvolte nel progetto “partecipato”.

Se i giornalisti non avessero tempo e voglia di leggersi tutto il documento, che in effetti è lungo alcune pagine, allora che si segnino queste domande per porle alla prima occasione a chi di dovere, così forse potrebbero spiegarsi e spiegare come mai tanta ingratitudine da parte degli abitanti verso coloro che li vogliono mandare via dall’ex MOI.

Che si chieda per esempio dove credano di trovare manager e collaboratori, scaduti i 6 o 12 mesi di “accompagnamento abitativo”, gli affittuari disposti a dare un alloggio a dei giovani africani, troppo grandi per essere tanto carucci e in genere ancora in salute per destare pietà. Ma soprattutto non in possesso di contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Si chieda come farebbero l’80 per cento di quei giovani africani a raggiungere l’autonomia dopo sei mesi o un anno di temporanea assistenza (come sostiene il Progetto MOI). Li manderanno tutti a saldare navi da crociera, o a pelare patate nei ristoranti del territorio metropolitano (visto che si parla sempre e solo di posti nei cantieri navali e  per aiuto-cuoco)?

Si chieda che fine hanno fatto quelli che vivevano nei sotterranei, che per fortuna non erano 400 come aveva scritto “La Stampa”? Chi li sta seguendo e accompagnando dove? Come mai è stato imposto un compenso di 20-22 Euro per ognuno nei centri di accoglienza (quelli che di solito accolgono come Cas chi è arrivato da poco e mandato da Settimo, e di Euro ne ricevono 35). Come ci è stato detto da un responsabile:

«Ci hanno proposto un patto economico diverso, dicendoci che avrebbero avuto bisogno di un accompagnamento leggero perché trattasi di persone qui da tanto tempo, cosa che giustificava i 20/22 euro al giorno. Ma non era vero niente, le persone che ci hanno mandato non parlano italiano ed è vero che conoscono un po’ il territorio, ma ci hanno vissuto come topi. Il primo mese lo abbiamo dovuto regalare, ci hanno detto che è la ‘nostra missione’. È vero che noi abbiamo il coltello dalla parte della lama». Certo non possono fare troppo gli schifiltosi, altrimenti la prossima volta la Prefettura si ricorda di loro e non gli manda più nessuno, tanto gli accordi con la Libia hanno fatto diminuire i salvataggi in mare.

 Il giorno prima o il giorno stesso cooperative e associazioni sono state informate che sarebbero arrivati gli sfollati dai garage; alcuni di loro sono finiti a Coazze e si sono perse le loro tracce, la cooperativa che li accoglie ha il telefono disattivato. Solo su sollecito dei dirigenti dei Cas cittadini coinvolti c’è stato un incontro col Prefetto e con il Comune tre settimane dopo l’arrivo delle persone nei centri. La Prefettura sta cercando soluzioni fantasiose per aggirare il problema che alcuni di loro sono diniegati senza possibilità di fare ricorso; rilascia permessi a scadenza di sei mesi. Quelli presi negli spazi abitativi della Diocesi sono in maggioranza irregolari, con le situazioni più svariate; alcuni hanno bisogno di avere un serio accompagnamento psichiatrico. Ricevono il cibo con il catering, non hanno una cucina comune attrezzata per così tante persone. Ma se l’avessero non si sa dove troverebbero il cibo da cucinare. Quanto tempo dovranno rimanere in quelle strutture gli sfollati dai garage è poco chiaro; a chi è stato detto due mesi, chi teme che durerà molto più a lungo. E allora dove manderà il project manager la prossima tornata di occupanti, quelli che abitano la prima palazzina, che già si doveva sgomberare a inizio estate 2017 e che adesso dicono che sgombreranno verso marzo, o forse dopo visto che a marzo ci sono le elezioni e sono tutti molto occupati?

Il sospetto è che il Tavolo istituzionale e i suoi tecnici non sappiano da che parte voltarsi. Hanno annunciato di fare e disfare, millantato, questo soprattutto. Poi è arrivato quella carogna di Davide che ha minacciato il prode Golia. Che si sia dovuto chiudere l’ufficio è stata quasi una fortuna, una buona scusa per attribuire alle resistenze contingenti l’inconsistenza della progettazione.

Noi come comitato volevano seriamente discutere dei termini del Progetto MOI, che non abbiamo contestato per partito preso, ma nel merito. Pensiamo che tante persone abbiano bisogno di un posto migliore dell’ex MOI. I palazzi sono sovraffollati, le riparazioni sebbene continue non stanno dietro ai guasti. Anche il Moi è pieno di famiglie, di bambini, di persone vulnerabili che stanno perdendo del tutto la ragione. Qualcuno si è buttato ripetutamente giù dalle finestre. Altri sono angosciati dalla paura di finire di nuovo in strada. Una giovane donna, rifugiata politica, recentemente è stata ricoverata in un ospedale cittadino nel reparto psichiatrico e poi mandata in una clinica. Aveva vissuto all’ex Moi, poi in un’altra occupazione più piccola e più facile da sgomberare. Era successo il mattino all’alba con spiegamento di polizia e come sottofondo le grida spaventate della decina di bambini piccoli strappati dal sonno e dai loro letti. Lei, in cinta di otto mesi, ha dovuto far fagotto in fretta e furia ed è uscita col marito, anche lui rifugiato politico, e un bimbo piccolo. Dopo vari pellegrinaggi la famiglia è stata accolta in un monolocale di una confraternita religiosa. Il marito ha fatto ripetutamente tirocini, ma poi non è stato mai preso nonostante le promesse. Allora lei ha accettato di lavorare come domestica tutto il giorno, anche se questo avrebbe significato vedere solo la sera i suoi bambini. Non ha retto, è stata male. Il padre religioso del convitto dove abita la famiglia ha detto che non la vuol far rientrare e spera così di spingere i servizi sociali di occuparsene. La clinica non vuole dimettere la donna se non ha una casa dove tornare. Incombe la minaccia che le portino via i bambini. Sebbene entrambi siano genitori amorevoli. Casi estremi?

Ci sono anche situazioni normali all’ex Moi di abitanti che hanno trovato un posto di lavoro fisso, ma nessuno gli affitta un appartamento. Provate a immaginare chi si azzardi ad affittare a uno che viene dal MOI dopo aver letto di tutto in questi anni sui giornali cittadini? Questa è una città che non si commuove nemmeno per quella famiglia siriana con una bambina malata, che forse adesso che è apparsa sul giornale riceverà una pietosa offerta. Glielo auguriamo davvero.

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Le critiche al Progetto MOI

Nelle cronache cittadine, le manifestazioni di scontento dei primi giorni di dicembre nei confronti dell’operato dell’équipe di management da parte degli abitanti dell’ex Moi sono state ricondotte agli interessi materiali di pochi di loro, che sarebbero interessati probabilmente a protrarre le proprie attività illecite [come friggere pollo e patatine o tagliare i capelli?] presenti all’interno del Moi. “La Stampa” ha addirittura parlato di «racket dei posti letto e molto altro», che sarebbe gestita da un paio di individui, che non si capisce come mai non vengano arrestati se sono loro i capi a volto scoperto della protesta. 

Il Comitato non approva certo la violenza fisica, ma sottolinea il clima di tensione che si è aggravato nelle ultime settimane. Molto abitanti sono estremamente preoccupati del proprio futuro e di quello dei propri figli, e non stupisce se soprattutto coloro che per molte ragioni sono più instabili psichicamente possano compiere azioni violente, che offrono appigli per maldisporre ulteriormente la cittadinanza verso gli abitanti del Moi nel loro complesso. 

Ma è disonesto interpretare la vicenda come lo scontro tra i bravi “mediatori”, come recentemente vengono chiamati dalla stampa cittadina, e i cattivi e ingrati occupanti che in tutto vogliono ostacolare il lavoro di chi vuole dare loro un futuro migliore. L’ufficio aperto all’ex Moi del Progetto MOI non è il posto di lavoro di volenterosi “mediatori”. È l’ufficio di un gruppo manageriale con a capo un Project Manager incaricato di sgombrare le palazzine occupate, anche se poi si preferisce usare il verbo “liberare” e per gli occupanti si vuole riservare e si ripete come un mantra l’“inclusione sociale”. 

Paventiamo che la protesta verbale o fisica verrà presa a pretesto per sospendere il Progetto MOI, e che ad essa, alla protesta, verrà attribuita la responsabilità del fallimento del progetto, mentre nessuno si è preoccupato di analizzare le criticità insite nell’impostazione stessa del Progetto MOI, che porta in sé gli estremi del fallimento. 

Le ragioni della protesta si possono trovare in quei documenti interni che illustrano cosa si stia veramente facendo per affrontare la vicenda dell’ex Moi, che riguarda la nostra città e a cui guarda l’intero Paese. Noi come Comitato abbiamo letto quei documenti e molto altro, e il 12 dicembre abbiamo consegnato un documento critico a tutti i rappresentanti istituzionali e a quelli di altri enti e associazioni coinvolti nel Gruppo di partecipazione, che doveva essere sede di un confronto che non c’è mai stato. 

Abbiamo chiesto che il nostro testo, dal titolo «Sintesi proposta progettuale del “Progetto MOI Migranti un’Opportunità d’Inclusione”: un’analisi critica del Comitato di solidarietà rifugiati e migranti»,  venga discusso seriamente nella prossima riunione del Gruppo di partecipazione e dai rappresentanti delle istituzioni.

Chi fosse interessato a leggere questo documento lo può richiedere a: comitatosolidarietarifugiati@gmail.com 

 

ExMOI calls for solidarity

On the night of October 23rd two loud explosions have shaken the neighborhood of Lingotto, Turin, Italy. Bombs and firecrackers were placed in one of the building of Ex-MOI, the former Olympic Village, occupied since 2013 by migrants and refugees. It was likely a revenge by football ultras against some migrants they had a fight with. Unfortunately these migrants live among many other, currently 1200. Hearing the explosions many escaped from the building and spread in the nearby streets.
The aggression itself is scary enough but it´s part of a serie that took place lately. Since last year Ex-MOI was part of right-wing parties´ political strategy to pressure the local government and to enforce an eviction. Recently a newly born committee campaining for the eviction, created and backed by neofascist group Casapound, artificially created tensions: promoting a demonstration, inviting right-wing media to report aggressions to neighbours that never happened and depicting a situation, that though never easy, is not certainly a social war.
The police, even with its daily 24/7 presence in front of the occupation, took long time to react, did not block or identify the aggressors and only limited itself to blocking the area. Minister of Interior promised a patrol of 150 soldiers, not exactly what´s needed to ease the tension.
Furthermore the Mayor decided to reopen the plan for the eviction and relocation of the habitants, even though a real proposal hasn´t been formulated.
Despite the last tensions the ExMOI have always been a peaceful place, a place where migrants and refugees managed to recreate a life and to self-organize.
We, as solidarity committee supporting them since the beginning, ask to manifest your solidarity for all those living in Ex-MOI, to recognize their struggle and continue to be committed to eliminate inequalities, racism and fascism.

Here a video that exemplifies the current situation:

Italy: Pro- and anti-refugee protesters rally in Turin

Further infomation about exMOI squat on:

Sui fatti del 23 Novembre

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Una “bomba carta”

Il 23 Novembre, intorno alle 23, una ventina di persone incappucciate e armate di spranghe e di bastoni hanno tirato due “bombe carta” (latte di vernice fatte esplodere) in via Giordano Bruno, nell’ingresso della prima palazzina occupata da marzo 2013. La detonazione ha fatto tremare i vetri delle case, si è sentita in tutte le case del vicinato. Molto abitanti dell’exMOI spaventati sono scesi in strada determinati a difendersi, ma i responsabili dell’attacco erano già scappati. La camionetta dell’esercito, che staziona fuori dal Moi, non è intervenuta e il gruppo di aggressori si è allontanato indisturbato. La polizia, subito chiamata, è arrivata poco dopo e si è fermata in via Giordano Bruno all’altezza di Piazza Galimberti, in assetto antisommossa. Dietro la polizia, parecchi cittadini del quartiere richiamati dal rumore e vari rappresentanti di Casapound. Gli abitanti del Moi, insieme ad alcuni solidali, sono riusciti a mantenere la calma, non hanno ceduto alla provocazione e hanno evitato di dare vita alla guerriglia urbana che ci sarebbe potuta essere.
Purtroppo questa non è la prima provocazione subita.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, verso le 18, un ragazzo B. che stava camminando per strada era stato insultato con “nero bastardo” in via Filadelfia angolo via Taggia dagli degli avventori del Bar dov’è solita incontrarsi certa tifoseria del Toro. Usciti dal bar lo hanno preso a calci, lui è riuscito a chiamare la polizia e anche davanti agli agenti gli aggressori hanno continuato a insultarlo con appellativi come “negro di merda ti spacchiamo in due“, e hanno promesso di andare più tardi a dargli una lezione con una bomba. Il giorno 20 anche M. e la sua ragazza E. erano passati davanti allo stesso bar in bicicletta con il loro carretto sul quale sono soliti trainare il ferro che raccattano vicino ai cassonetti. Il proprietario del bar gli offre delle sedie di ferro, ma quando il ragazzo cerca di fissarle sul carretto escono fuori quattro avventori e lo accusano di starle rubando, lo aggrediscono tirandogli una sedia in testa, una seconda riesce a scansarla, ma finisce nella vetrina del bar. Anche questa volta viene chiamata la polizia e un’ambulanza. M. e la ragazza finiscono al pronto soccorso, codice verde entrambi, lui con una “Ferita Lacero Contusa Frontale” che viene chiusa con 5 punti e con un “trauma cranico facciale” come spiega il referto, lei con una sospetta frattura al setto nasale che si colora di viola. M., accusato di danneggiamenti, e la sua ragazza hanno nominato l’avvocato Vitale, perché sporga denuncia contro i suoi aggressori. L’indagine è in corso.
Ben altro è stato scritto sui giornali cittadini in questi giorni. La destra cittadina con i loro squadroni violenti e i giornalisti che foraggiano odio con una disinformazione faziosa stanno irresponsabilmente facendo degenerare una situazione già molto critica del Moi, dove però la regola fra i residenti è la coesistenza pacifica.

Il Comitato Rifugiati e Migranti e gli abitanti dell’ExMoi denunciano il clima di intolleranza e razzismo che si sta creando nel quartiere e precisa che l’occupazione è nata per le grave carenze delle istituzioni riguardo il tema dell’accoglienza.

No allo sgombero di Casa Bianca – Lettera degli/delle abitanti

Abbiamo saputo dai giornali che quest’estate si parla nuovamente di sgomberare Casa Bianca, la nostra casa in via Revello 61, col pretesto di entrare nell’ex clinica a fare pulizia.

La casa l’abbiamo occupata nell’ottobre del 2008, insieme all’ex clinica, dopo aver dormito mesi in strada, aspettando e sperando nelle promesse dell’Ufficio Stranieri del Comune. Quando l’ex clinica è stata sgomberata alcuni di noi ha continuato a vivere in questa casa, perché non ci siamo fidati della sistemazione nella caserma di via Asti, ed infatti da quella sistemazione abbiamo visto gente scappare, chiederci di tornare a vivere in questa casa, oppure a dover alla fine andare a vivere in un’altra occupazione perché i progetti finiscono dopo 6 mesi, e quando finiscono i progetti finiscono anche i nostri diritti.

Da quando siamo a Torino abbiamo seguito tutti i corsi, frequentato tutte le scuole che ci sono state proposte dall’ufficio stranieri; molti di noi hanno anche 3 o 4 qualifiche diverse, eppure il lavoro non c’è, forse anche perché oggi abbiamo tutti studiato e fatto stages da tornitori, fresatori e saldatori in una città dove da anni l’industria è in crisi.

Intanto in questi anni siamo stati da punto di riferimento per tanti altri rifugiati o richiedenti asilo, offrendo ospitalità ed accoglienza, cosa che il comune di Torino dovrebbe fare ma spesso non è in grado di fare. Abbiamo instaurato buoni rapporti con il vicinato, e quelli che ancora oggi pensano che ogni giorno ci mettiamo in tasca 40 euro che lo stato ci regalerebbe per la sola ragione di essere rifugiati, lo fa perché in questo Paese c’è un’informazione sbagliata e razzista, che racconta bugie e che troppe volte gioca a descrivere gli immigrati come la causa di tutti i mali.

Casa Bianca è la nostra casa, da qui tanti di noi hanno provato a partire per cercare fortuna in qualche altro Paese europeo, ma le nostre impronte digitali sono state prese in Italia e per le leggi europee siamo stati obbligati a ritornare qui, in questa casa che oggi le istituzioni vorrebbero toglierci.

Non possiamo andare da nessun’altra parte, come è chiaro anche con quello che sta succedendo da settimane ai nostri fratelli al confine di XXmiglia, e come possono allora cacciarci da qui, l’unico posto che abbiamo potuto chiamare casa in Italia? Due settimane fa il Primo Ministro Matteo Renzi era in visita ufficiale in Etiopia, la patria di tanti di noi. L’Italia dopo la colonizzazione investe e fa oggi grandi affari economici in questo Paese e in tanti altri Paesi africani, ma noi che viviamo in Italia veniamo trattati senza dignità e senza diritti, tanti nostri paesani continuano a morire in mare, scappando dalla Libia, nel tentativo di arrivare in Europa, e una volta raggiunta l’Italia dormono per strada, aspettando mesi e mesi un documento che quasi sicuramente non servirà a nulla.

Vogliamo continuare a vivere in questa casa, che da tanti anni è la nostra casa.

Non vogliamo finire in mezzo alla strada per colpa del Comune di Torino che gioca a rimbalzarsi le rsponsabilità con la proprietà dello stabile, e se il problema è semplicemente poter entrare per fare le pulizie nell’ex clinica, noi siamo da subito disponibili a collaborare. Se non ci volete qui, restituiteci le nostre impronte digitali, lasciateci liberi di andare da qualche altra parte in questa Europa che continua ad avere confini chiusi solo per noi.

CASA-LAVORO-RESIDENZA BASTA RAZZISMO, DIRITTI PER TUTTI-E!

GLI ABITANTI E LE ABITANTI DI CASA BIANCA

Sugli arresti all’exMOI

In merito agli arresti per stupro riportati sul quotidiano La Stampa del 11.06.15.
Prima di tutto ci uniamo al dolore della ragazza e della famiglia. Ci teniamo a ribadire che, se il fatto fosse confermato, sarebbe un atto di assoluta gravità. Un atto che condanniamo e riteniamo ingiustificabile, a prescindere dal colore della pelle di chi lo ha commesso o del quartiere dove vive.
Gli abitanti del MOI non hanno ostacolato lo svolgimento delle indagini, ma anzi sono stati i ragazzi stessi a spiegare che, nel caso fossero confermate le accuse, chi ha fatto questo non è come tutti gli altri. Al MOI ci sono famiglie, studenti, persone che lavorano o cercano lavoro.
Alcuni giornali e politici hanno permesso che crescesse il clima di odio razzista ignorando chi ha lucrato sui progetti di accoglienza. L’esempio lampante sono le aggressioni ai rifugiati di Tor Sapienza, frutto delle politiche di Mafia Capitale.
Perciò invitiamo a non generalizzare, a non promuovere atti di violenza indiscriminata. Non devono ripetersi i fatti del 2011 alla Continassa. All’epoca la notizia di uno stupro, poi rivelatasi falsa, portò ad una fiaccolata in cui si diede fuoco a tutto il campo rom. Sappiamo che è già stata organizzata una fiaccolata contro i rifugiati. Nessun episodio può essere il pretesto per qualunque atto di razzismo, non ultimo uno sgombero indiscriminato, che non darebbe giustizia alla ragazza ma sarebbe solo un atto di giustizia sommaria, per di più verso le persone sbagliate.

Ultime notizie

Negli ultimi mesi non si è più parlato dell’exMOI. Una raccolta firme promossa dal consigliere di circoscrizione di Forza Italia ha avuto come risposta del comune il silenzio totale. Nelle prossime settimane vi faremo sapere come prosegue questa bagarre.
Nel frattempo ci siamo mossi come meglio sappiamo fare, proponendo iniziative reali contro vuoti dibattiti sui giornali.

africa unitedCome da tradizione, per il terzo anno partecipiamo al Balon Mundial, il torneo di calcio antirazzista. La nostra squadra, Africa United, ha già battuto la Cina 5-1. Su facebook trovate le foto fatte da noi e da Balon Mundial. Le prossime partite sono il 14 giugno alle ore 18 contro il Libano e il 21 giugno alle ore 16.45 contro l’Egitto.

Il 2 giugno abbiamo partecipato con il nostro banchetto alla Festa della repubblica multietnica, anche questo un evento a cui partecipiamo da un paio di anni. Abbiamo avuto occasione di mostrare alcune foto del MOI, vendere alcune piantine dell’orto delle Salette (la nostra occupazione di piazza Massaua) e i ragazzi della Re-fugees crew hanno cantato qualche pezzo.

Cos’è re-fugees? Re-fugees è una crew nata in quartiere da alcuni ragazzi del MOI e alcuni del quartiere con l’unico scopo di fare musica assieme. Iniziano a muovere i primi passi ora ma hanno gia fatto un concerto al valentino e uno a giancarlo occupato. Big UP.

Infine per avvicinarci al quartiere e per aprirci un po alla città, abbiamo organizzato una ressegna cinematografica assieme ai nostri vicini di casa, nel cortile dell’exMOI: Regarde MOI. Il 12 giugno verrà proiettato Lampedusa in Berlin. Il 19 giugno Io sto con la sposa e il 26 Ottopunti. Maggiori info sulla pagina FB.

Mer. 1 Aprile – Dibattito su MOI e Salette a Biennale Democrazia

locandina ex moi bndemocraz Nell’ambito della Biennale Democrazia 2015, siamo riusciti ad avere uno spazio di dibattito e riflessione pubblica sulla Situazione abitativa e il riconoscimento dei diritti dei rifugiati a Torino.

Questo si svolgerà:
Mercoledì 1 aprile ore 17.30
Campus Einaudi Aula B2

Interverranno:
Prof. Marco Buttino
Prof. Claudio Sarzotti
Avv. Gianluca Vitale
Rifugiati delle occupazioni abotative dell’ExMOI e Salette di Torino

a cura di
Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti e Campus Invaders

Siete tutti invitati.

#Mai con Salvini – Sab. 28 Marzo

Gli scandali finanziari, i rimborsi elettorali usati per la famiglia Bossi, i diamanti in Tanzania e le lauree comprate sono alcuni dei più cari ricordi che la Lega ha lasciato ai cittadini padani e non solo. I piemontesi hanno tanti altri motivi per odiare la Lega: gli sperperi della giunta Cota, l’uso di denaro pubblico per le spese private dei consiglieri, lo smantellamento delle borse di studio, l’attacco sprezzante contro l’aborto, la chiusura delle eccellenze sanitarie sul territorio.
La svolta fascistoide di Salvini lo fa risultare ancora più intollerabile, con la sua guerra agli “zingari” e agli “clandestini”.

Gli occupanti del MOI hanno un loro personale ricordo di Salvini.
A dicembre 2014 i consiglieri comunali di destra Marrone e Carbonero, colpiti dai fallimenti delle loro precedenti iniziative, erano andati a piagnucolare da Salvini. Questo è stato chiamato col pretesto di una petizione contro la residenza di via casa comunale 3, risultato della lotta dei rifugiati, nonché diritto e dovere di ogni abitante del territorio e non concessione da parte dell’amministrazione. Questa la scusa, il reale motivo era provocare gli occupanti per cercare lo scontro. Piantato il gazebo in piazza, attorniato da qualche decina di vecchi militanti del suo partito si è messo a sparare slogan razzisti. Non essendoci stati scontri, non c’è stata notizia. Salvini si è quindi ritirato senza nulla di fatto, ricevendo anche qualche insulto dai balconi di piazza Galimberti.

Nessuno ha dimenticato le sue provocazioni e il suo accanimento in cui l’exMOI era solo una tappa nel suo tour dell’odio. Per questo saremo in piazza sabato 28 marzo, assieme a tutti i solidali che ci hanno sostenuto in questi mesi.

CI VEDIAMO IN PIAZZA CASTELLO ALLE ORE 15 SABATO 28 MARZO

MAI CON SALVINI

diffondete la notizia e l’evento FB

Prossimi eventi: Compleanno exMOI

Il 20 marzo 2015 dalle h. 19 – negli spazi della Cavallerizza Reale di Torino, Via Verdi 9 – si terrà una serata organizzata per conoscere la situazione dell’ExMoi discutendo con chi lo abita e con chi ha portato solidarietà, con chi a Torino immagina una città più accogliente e partecipata, con tutti coloro che stanno raccogliendo la sfida posta da quella che probabilmente è la più grande situazione abitativa auto-gestita di migranti d’Europa.
Evento Facebook: Presentazione e Concerto

IL PROGRAMMA:

h.19. INCONTRO E DIBATTITO. Interventi e testimonianze degli abitanti dell’ExMOI, del Comitato di solidarietà rifugiati e migranti, dell’Assemblea Cavallerizza 14.45 (Sala Manica Lunga)

MOSTRA FOTOGRAFICA “2 anni di ExMOi” (Sala Foyer)

APERITIVO MIGRANTE

h. 22.00. QUESTO MARE E’ DI PIOMBO
Spettacolo tra l’audio-documentario e il racconto collettivo, una narrazione dal vivo presentata al pubblico dai margini della Fortezza Europa. Dal filo spinato a “lame taglienti” di Melilla alle logore tende del campo fantasma di Choucha, in Tunisia, le tante terre di nessuno disseminate sulle coste del Mediterraneo: luoghi in cui il tempo è sospeso e si resta in attesa di una porta, di uno spiraglio, di una crepa che permetta di passare alla tappa successiva. Produzione AMISnet.
Nomination al Prix Europa 2014 di Berlino come migliore opera radiofonica d’attualità. (Teatro Manica Corta)

h. 23. SERATA REGGAE DUB ROOTS con Afrikan Children e Makinda Hi-Fi Sound system e il live direttamente dall’ExMoi di Kabala Man, Junior Cure ed Elako ! (Sala Manica Lunga)