Note sul piano casa

“Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge.”

Art. 5 Decreto n. 47 del 28 marzo.

A 24 ore dall’approvazione del piano casa il solerte sindaco di Bergamo si premurava di staccare l’elettricità alle case occupate, come previsto dall’art. 5, lasciando famiglie sfrattate e giovani precari senza alternative. Il panorama in città è quello a cui siamo tristemente abituati in molte altre: alto numero di sfratti, nessuna moratoria o fondo anti-sfratto, alienazione del patrimonio pubblico e case popolari vuote.

Nel frattempo a Roma veniva arrestato Paolo, leader del movimento di lotta per la casa. Per garantire lo spettacolo, l’arresto è stato eseguito a una manifestazione in piazza Montecitorio, in pieno giorno davanti ai manifestanti. Poche ore dopo arrestano anche Luca. A loro va tutta la nostra solidarietà.

Il 23 maggio l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso la sua preoccupazione per gli effetti del decreto legge “Piano Casa”.
“L’UNHCR ricorda che sono migliaia i rifugiati costretti a vivere in palazzi abbandonati e occupati nelle principali città italiane quali Roma, Milano, Torino, a causa dell’inadeguatezza dell’accoglienza e dell’insufficienza dei progetti di integrazione”.
Il comunicato cita esplicitamente palazzo Selam, occupazione romana nata nel 2006, che ospita circa 800 rifugiati. Un anno fa si era occupato del caso addirittura il New York Times, sbattendo le inadempienze italiane in prima pagina.
Ad oggi, a tutti gli occupanti di Selam palace, sono state sospese le registrazioni anagrafiche, in conformità alla nuova legge.

La conseguenza immediata della mancanza di una residenza, per italiani o stranieri, significa “non poter più accedere all’assistenza sanitaria, al lavoro, nonchè all’istruzione per migliaia di bambini”. Nel nostro statuto infatti la residenza è presupposto per una carta d’identità, per il tesserino sanitario che garantisce l’accesso al SSN (e non al solo pronto soccorso) e un medico di famiglia, per l’accesso all’istruzione, all’assistenza legale garantita dal gratuito patrocinio, ai contratti di lavoro e addirittura alla patente. A voler guardare oltre i diritti, la residenza è anche l’unico strumento che lo stato ha per reperire i propri cittadini, censirli, tassarli e rinnovare il parlamento tramite il voto.
Inoltre per gli stranieri la residenza è uno dei requisiti necessari per richiere il rinnovo del permesso di soggiorno e per richiedere la cittadinanza.
Senza residenza si è invisibili.

Così si spiega la nostra lotta per la residenza. Il diritto alla casa va tutelato da e per tutti, lo abbiamo difeso al corteo regionale del 29 Marzo, italiani e stranieri. Il percorso della residenza parte 7 anni fa con le prime occupazioni di rifugiati e si è solo parzialmente concluso il 9 dicembre con l’approvazione di una residenza fittizia in via Casa Comunale 3.

Il problema è la sostanziale non uniformità tra le normative di territori diversi. Ad esempio a Reggio Emilia è riconosciuta una residenza individuale in uno stabile occupato. La soluzione torinese può costituire un precedente, poiché non è legata allo stabile che occupano ed è inoltre una residenza individuale, “aggirando” l’effetto del piano casa. Rimane una soluzione provvisoria e insoddisfacente.

Il piano casa va a spazzare via tutte quelle alternative all’invisibilità, per quanto piccole e precarie, che erano nate  con una lotta come la nostra, alternative spinte dal basso e che riconoscevano la condizione di precarietà abitativa e per questo incontra la nostra più netta contrarietà.

Ps: Ma intanto noi accogliamo i rifugiati a botte di “WELCOME, YOU ARE SAFE” e così ci dipingono all’estero.

 

Inaugurazione Salette Occupata

Il locandina inauguraz salette17 gennaio nasceva una nuova occupazione di rifugiati in uno stabile abbandonato. Nasceva dell’emergenza di tirare fuori delle persone da situazioni di rischio. I primi tempi sono stati faticosi, ma dopo quattro mesi siamo orgogliosi  di dire che ci siamo emancipati dall’emergenza che abbiamo ereditato, dall’eterna emergenza che caratterizza il sistema di accoglienza e che usa questa come scusa per monopolizzare le risorse e per lasciare in uno stato di totale passività chi è accolto.
Siamo contenti di aprirci alla cittadinanza presentando un orto autogestito, una ciclofficina e uno sportello rivolto ai migranti e fatto da migranti.
Proprio nel progetto di uno sportello si concretizza l’esigenza sia di mostrare un modello di autogestione di rifugiati che funziona in maniera positiva, sia la volontà di chi è riuscito a emanciparsi dall’emergenza di aiutare i nuovi arrivati, i meno esperti e altri rifugiati che non conoscono i loro diritti o se li sono visti negare.

Dalle ore 17 chiaccherata informale sullo sportello migranti, a seguire grigliata e musica.