About

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Nata nel luogo simbolo della speculazione olimpica, l’exMoi accoglie rifugiati di ogni nazionalità.

Il MOI
L’area del MOI nasce in via Giordano Bruno a Torino per ospitare gli atleti delle olimpiadi invernali 2006. In seguito è affidata al fondo Città di Torino, gestita da Prelios e Equiter (Intesa San Paolo), con la dichiarata mission di “massimizzare il valore del patrimonio dei fondi immobiliari attraverso la gestione attiva dei portafogli”(fonte).

La riconversione a destinazione d’uso residenziale non viene mai effettuata. Lo stato delle palazzine peggiora rapidamente, evidenziandone i difetti strutturali frutto di “lavorazioni non eseguite a perfetta regola d’arte che comportano la necessità di intervenire per eliminare possibili situazioni di pericolo”(fonte) e l’enorme spreco di denaro pubblico.

L’occupazione
Dopo sette anni, il 30 marzo 2013, due delle sette palazzine vengono occupate da rifugiati dell’emergenza Nord Africa. Dopo due anni e svariati miliardi sprecati, il governo considera conclusa l’emergenza e abbandona i rifugiati, dando loro 500 euro e lasciandoli senza vitto, alloggio o supporto. Circa 200 persone, aiutate da un comitato di volontari e militanti dei centri sociali Gabrio e Askatasuna, entrano nelle palazzine.
Il 7 aprile l’occupazione include una terza palazzina. Si inizia a dialogare con la politica istituzionale per assicurare almeno la residenza e quindi i servizi basilari. Laura Boldrini, Presidente della Camera dei Deputati, solo dopo una lunga contestazione riceve una delegazione di rifugiati nell’ambito della Biennale Democrazia. Dopo le prime occupazioni temporanee dell’anagrafe da parte dei rifugiati, il Comune di Torino si dichiara disponibile a garantire una residenza collettiva per gli occupanti. L’accordo però non è scritto e la residenza collettiva non garantisce gli stessi diritti di quella individuale.
Nel frattempo il comitato si attiva per gestire le incombenze contingenti. La gestione della struttura e delle donazioni, la creazione di canali di contrattazione istituzionale, l’indirizzamento verso i servizi sociali sul territorio, l’assistenza medica e legale, la mediazione linguistica e la creazione di una scuola in loco.
Nel maggio 2013 nasce la Scuola Giordano Bruno, dove si svolgono lezioni di italiano tre giorni a settimana.
Durante l’estate una quarta palazzina viene occupata. Il villaggio dell’exMoi raggiunge circa i 750 abitanti, tra cui 15% donne e 30 bambini sotto i 10 anni.
Dopo una lunga mobilitazione, con due presidi sotto il comune a dicembre 2013, viene riconosciuta la residenza individuale (senza la mediazione di associazioni) per tutti i titolari di protezione internazionale, presso l’indirizzo fittizio di via della Casa Comunale 3. Utilizzabile per i rinnovi dei permessi, per l’emissione della carta d’identità, della tessera sanitaria, per l’iscrizione al centro impiego e a scuola.

A seguito del sovraffollamento di alcune palazzine, nell’ambito di una settimana nazionale di mobilitazione della rete Abitare nella Crisi, a gennaio 2014 viene promossa l’occupazione di Via delle Salette 12/a. Qui trovano casa circa 70 persone, nascono un orto e una ciclofficina. Essendo la proprietà dei missionari salettiani, è in corso un dialogo per ristrutturare e legalizzare l’occupazione con l’aiuto della curia torinese.

Durante l’estate vengono promosse, assieme ad alcuni dei rifugiati, mobilitazioni parallele sui progetti SPRAR e la situazione dei braccianti saluzzesi.

A novembre 2014 il Moi è ritornato al centro dell’attenzione per la campagna mediatica costruita da Fratelli d’Italia e Lega Nord. Questi avevano programmato un sopralluogo comunale all’exMOI, senza avvertire nessuno. Cancellato il sopralluogo perché non comunicato né condiviso, si sono presentati solo i consiglieri del centro-destra. La provocazione è stata respinta da centinaia di persone. A parte il dialogo con la circoscrizione IX, la politica si è distinta per il silenzio totale e l’aggressività razzista, per cui al sopralluogo mancato sono seguiti: una manifestazione “anti rifugiati” organizzata dal comitato Lingotto è Italia (fantoccio di Fratelli d’Italia), la manifestazione della Lega Nord guidata da Matteo Salvini. In questo clima di accanimento, il sopralluogo comunale vero e proprio si è svolto in un clima di relativa tranquillità.

A gennaio 2015, quando il clima di tensione iniziava a scemare, il Tribunale di Torino ha diffuso la notizia del sequestro. Un sequestro che per il comune msignifica sgombero, uno sgombero che non sa come eseguire e a cui gli abitanti si stanno opponendo.

Il Comitato

Il comitato di solidarietà è composto da studenti, lavoratori precari, una giornalista, qualche vicino del quartiere lingotto e alcuni migranti. Non pretende in nessuno modo di rappresentare la totalità delle voci degli occupanti, piuttosto è uno strumento di aiuto e supporto nella lotta per i rifugiati e i migranti, non solo delle occupazioni di cui si interessa. Per maggiori informazioni, basta contattarci.

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3 pensieri su “About

  1. […] Il MOI è un’area di sette edifici costruiti per ospitare gli sportivi delle olimpiadi invernali del 2006, mai riconvertiti ad uso abitativo dopo l’evento, lasciati deperire nell’incuria (in una città con circa 4000 sfratti!), alcuni dei quali dal 2013 occupati da circa 750 persone tra rifugiati e migranti. Da due anni viene gestita un’occupazione che, grazie ai compagni militanti dei centri sociali Gabrio e Askatasuna e dell’USB settore migranti, ha permesso alle persone residenti di avere almeno un tetto per ripararsi (per approfondire leggi qui: https://exmoi.wordpress.com/about/). […]

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