No allo sgombero di Casa Bianca – Lettera degli/delle abitanti

Abbiamo saputo dai giornali che quest’estate si parla nuovamente di sgomberare Casa Bianca, la nostra casa in via Revello 61, col pretesto di entrare nell’ex clinica a fare pulizia.

La casa l’abbiamo occupata nell’ottobre del 2008, insieme all’ex clinica, dopo aver dormito mesi in strada, aspettando e sperando nelle promesse dell’Ufficio Stranieri del Comune. Quando l’ex clinica è stata sgomberata alcuni di noi ha continuato a vivere in questa casa, perché non ci siamo fidati della sistemazione nella caserma di via Asti, ed infatti da quella sistemazione abbiamo visto gente scappare, chiederci di tornare a vivere in questa casa, oppure a dover alla fine andare a vivere in un’altra occupazione perché i progetti finiscono dopo 6 mesi, e quando finiscono i progetti finiscono anche i nostri diritti.

Da quando siamo a Torino abbiamo seguito tutti i corsi, frequentato tutte le scuole che ci sono state proposte dall’ufficio stranieri; molti di noi hanno anche 3 o 4 qualifiche diverse, eppure il lavoro non c’è, forse anche perché oggi abbiamo tutti studiato e fatto stages da tornitori, fresatori e saldatori in una città dove da anni l’industria è in crisi.

Intanto in questi anni siamo stati da punto di riferimento per tanti altri rifugiati o richiedenti asilo, offrendo ospitalità ed accoglienza, cosa che il comune di Torino dovrebbe fare ma spesso non è in grado di fare. Abbiamo instaurato buoni rapporti con il vicinato, e quelli che ancora oggi pensano che ogni giorno ci mettiamo in tasca 40 euro che lo stato ci regalerebbe per la sola ragione di essere rifugiati, lo fa perché in questo Paese c’è un’informazione sbagliata e razzista, che racconta bugie e che troppe volte gioca a descrivere gli immigrati come la causa di tutti i mali.

Casa Bianca è la nostra casa, da qui tanti di noi hanno provato a partire per cercare fortuna in qualche altro Paese europeo, ma le nostre impronte digitali sono state prese in Italia e per le leggi europee siamo stati obbligati a ritornare qui, in questa casa che oggi le istituzioni vorrebbero toglierci.

Non possiamo andare da nessun’altra parte, come è chiaro anche con quello che sta succedendo da settimane ai nostri fratelli al confine di XXmiglia, e come possono allora cacciarci da qui, l’unico posto che abbiamo potuto chiamare casa in Italia? Due settimane fa il Primo Ministro Matteo Renzi era in visita ufficiale in Etiopia, la patria di tanti di noi. L’Italia dopo la colonizzazione investe e fa oggi grandi affari economici in questo Paese e in tanti altri Paesi africani, ma noi che viviamo in Italia veniamo trattati senza dignità e senza diritti, tanti nostri paesani continuano a morire in mare, scappando dalla Libia, nel tentativo di arrivare in Europa, e una volta raggiunta l’Italia dormono per strada, aspettando mesi e mesi un documento che quasi sicuramente non servirà a nulla.

Vogliamo continuare a vivere in questa casa, che da tanti anni è la nostra casa.

Non vogliamo finire in mezzo alla strada per colpa del Comune di Torino che gioca a rimbalzarsi le rsponsabilità con la proprietà dello stabile, e se il problema è semplicemente poter entrare per fare le pulizie nell’ex clinica, noi siamo da subito disponibili a collaborare. Se non ci volete qui, restituiteci le nostre impronte digitali, lasciateci liberi di andare da qualche altra parte in questa Europa che continua ad avere confini chiusi solo per noi.

CASA-LAVORO-RESIDENZA BASTA RAZZISMO, DIRITTI PER TUTTI-E!

GLI ABITANTI E LE ABITANTI DI CASA BIANCA

Aggiornamento sulle notizie di sgombero

Le buone notizie di questo inverno, raccolte in un articolo su Vie di Fuga, sono state sovrastate dalla notifica di sgombero.
La notizia dell’autorizzazione a sgomberare l’exMOI ha colto molti di sorpresa. Ma dopo i titoloni sui giornali l’amministrazione torinese sta ancora cercando di capire cosa fare.
Quasi sicuramente verrà efettuata una proposta, un accordo come soluzione pacifica.
Oltre questo non è ancora arrivata nessuna notizia ufficiale. Quando arriverà la metteremo al vaglio dell’assemblea degli abitanti, che sono stati informati porta a porta consegnando loro gli articoli a riguardo.
Tutti hanno alle spalle esperienze di progetti e molti hanno vissuto o visto altre occupazioni abitative a Torino o altrove, con questa esperienza valuteranno le proposte dell’amministrazione, ma sicuramente non con occhio ingenuo.
Uno sgombero assistito, ovvero la schedatura e la volontaria uscita dall’occupazione a fronte di un’accoglienza temporanea, non sono sicuramente ben accetti.
Presto ci mobiliteremo per far vedere al comune che gli occupanti del MOI sono uniti e decisi.

Intanto la vita nelle palazzine continua. Alcuni giornalisti hanno voluto portare alcuni esempi di chi vive al MOI. Sono state raccontate la storia di Blessing e la sua famiglia, quella di Hermes e Hasanay e le opinioni di Demba riguardo lo sgombero. Vi invitiamo a leggere e condividere la viva voce degli abitanti. Altri articoli usciranno presto.

Le riflessioni del comitato le potete invece trovare su alcuni interviste a Radio Blackout e Radio Onda d’Urto.

Anche le attività del comitato di solidarietà sono andate avanti.
Le assemblee settimanali di gestione procedono.
Abbiamo incontrato gli studenti del liceo Cattaneo del Regina Margherita e del d’Azeglio. Presto incontreremo anche quelli dell’Umberto I.
Dall’idea di alcuni studenti è appena nato un gruppo Facebook di scambio di oggetti che vi invitiamo a usare. Abbiamo fatto una cena benefit per l’orto dell’exMOI
Stiamo organizzando altri eventi e incontri, li trovate tutti in QUESTO POST(clicca).

Precisazioni sul progetto alle Salette occupata

In questi giorni abbiamo divulgato la notizia del progetto per l’occupazione della Salette. Consigliamo la lettura dell’articolo di redattore sociale, al momento uno dei più accurati per inquadrare la faccenda. Lo trovate QUI.

Ricordiamo che l’occupazione di via madonna delle salette 12/a è stata promossa dal nostro comitato e dai centri sociali Askatasuna e Gabrio nell’ambito della settimana di mobilitazione per il diritto alla casa a gennaio 2014. All’epoca avevamo scritto un volantino, un passaggio dice:

Abbiamo deciso, assieme a famiglie italiane e immigrate colpite dalla crisi, di costruire una settimana di mobilitazione per ridare dignità e casa a tutti e tutte, riappropriandoci di edifici abbandonati come quello in via Delle Salette. Un edificio vuoto appartenente ai missionari Salettiani, che da oggi riprende vita.

I nuovi occupanti erano per la maggior parte abitanti dell’exMOI, molti di loro vivevano nelle cantine o in stanze troppo affollate. In pochi mesi abbiamo migliorato l’impianto elettrico e riattivato quello idraulico, creato un orto in giardino, aperto una ciclofficina e uno sportello settimanale per aiutare altri migranti. Gli occupanti si sono autoregolati e hanno come organo un’assemblea settimanale. Ogni decisione è stata presa consultandola.

Nel frattempo il dialogo con la proprietà è andato avanti. Innanzi tutto per la necessità pratica di avere la luce: 10kw sono pochi per 70 persone e l’elettricità salta spesso. Essere in buoni rapporti è importante. Poi perché, dopo un primo momento di scontro, la stessa proprietà ci è venuta incontro proponendoci di fare un progetto insieme. Lo stupore di avere un interlocutore così disponibile e la possibilità di creare qualcosa di più strutturale ha fatto si che il dialogo andasse avanti. Da subito abbiamo posto delle condizioni al progetto, che sono state ripetute all’incontro ma ignorate dalla stampa. Il progetto:

  1. Non deve avere finalità di lucro. Nessuno deve guadagnarci.
  2. Deve includere tutti gli occupanti. Nessuno viene sbattuto fuori.
  3. I lavori di ristrutturazione devono mirare a rendere il costi di gestione minori possibile. Si paga il meno possibile.
  4. I lavori di ristrutturazione vanno effettuati senza che nessuno debba dormire fuori. Nessuno esce.
  5. I lavori di ristrutturazione devono essere effettuati in modo di includere il più possibile la manodopera degli abitanti secondo principi di autorecupero. Chi ci vive ci lavora.
  6. I tempi di permanenza devono essere secondo i livello di lingua e il livello di reddito, non secondo tempistiche prestabilite. Nessuna accoglienza a tempo determinato.
  7. Deve prevedere attività di inserimento lavorativo e/o un’attività che generi reddito per coprire il più possibile i costi di gestione. Nessuno esce perché non ha i soldi per restare.
  8. La gestione deve essere condivisa con gli abitanti, rispettando le decisioni prese dall’assemblea. Questo deve rispecchiarsi nella costituzione formale e nella permanenza di spazi comuni dedicati. L’assemblea va rispettata.
  9. Tutti i precedenti punti e le decisioni che porteranno ad attuarli sono da porre al vaglio dell’assemblea degli occupanti che sono liberi di modificarli a piacimento. Decidono gli abitanti.

Il progetto è quindi non precostituito ma in fieri, viene scritto da chi ci vive tenendo conto delle precedenti esperienze. Le maggiori paure non sono quelle di avere un interlocutore disonesto, ma che nessun progetto possa mai essere tanto ben fatto da risolvere i problemi strutturali della realtà dei migranti in italia. Primo ostacolo tra tutti è la solvibilità economica: come chiedere soldi a un soggetto che viene derubato ogni giorno. Conosciamo bene le realtà di precarietà lavorativa (Saluzzo, Foggia, Rosarno…) e il costo del rinnovo del permesso di soggiorno (tranquillamente oltre i 100 euro). Sappiamo bene inoltre che l’apertura delle frontiere e la chiusura dei CIE sono la reale soluzione per chi è prigioniero nel nostro paese.

Detto ciò queste condizioni sono, secondo noi l’occasione per mostrare la buona via ai progetti per rifugiati. Inoltre sono un rimedio al lato meramente “assistenziale” del nostro lavoro politico, poichè se realmente esiste una possibilità di autogestione da parte dei migranti questa non ha ancora una forma istituzionale. Da 2 anni ormai il nostro comitato rincorre le emergenze e supporta centinaia di rifugiati. Le occupazioni sono da sempre una delle migliori soluzioni per i rifugiati, ma quando manca un soggetto che li supporti queste cadono nel dimenticatoio. Se in futuro mancherà qualcosa di simile al nostro comitato potrebbero venire a mancare questi percorsi di autogestione.

Dato che chi ci ha incontrato ha mostrato rispetto per le nostre proposte, per la nostra attività e le nostre decisioni, abbiamo deciso di provare questa strada. Ciò non comporta assolutamente l’abbandono del percorso politico con i rifugiati che si rende ancora più vitale, data la nostra presenza all’exMOI.

Infine, alcune precisazioni rispetto a ciò che potete aver letto su articoli di vari giornali.
Nessuno di noi ha mai dato un nome al progetto, sicuramente non “Trasformare l’inopportuno in opportunità”.
Caritas è il finanziatore, ma né il comitato né gli occupanti hanno mai incontrato un suo rappresentante. L’unico rappresentate della proprietà che abbiamo incontrato è il prete, padre stanislao. L’interlocutore principale è sempre stata l’Unione Pastorale Migranti con cui non sono mai state prese decisioni senza informare l’assemblea degli abitanti.

Nuovo sopralluogo all’exMOI

Domani, giovedì 18 dicembre, dopo un mese di tentennamenti il Comune di Torino torna alla carica. Ha deciso di aggrapparsi al suo 35% di partecipazione al Fondo che possiede proprietario delle palazzine occupate dai rifugiati come scusa per visitarle. Il sopralluogo, già rinviato il mese scorso è stato chiamato per giovedì 18 alle ore 13.
Avevamo chiesto al comune di condividere con gli abitanti e il comitato i tempi e le modalità, ma non è stato fatto. Dopo 6 anni di abbandono e 2 di occupazione in cui nessuno si è premurato di informarsi sullo stato delle palazzine o le condizioni di vita degli occupanti, pareva a tutti sospetta insospettiva la richiesta di una visita immotivata proprio adesso. Tanto più dopo le aggressioni al centro d’accoglienza di Tor Sapienza, a Roma.

Nel mese che è trascorso Maurizio Marrone, frustrato di non aver potuto creare la sua Tor Sapienza, ha continuato a etichettare i rifugiati come portatori di degrado, delinquenti, “gangster africani” e chi li supporta è stato definito uno schiavista. Il suo partito, Fratelli d’Italia, ha indetto un corteo contro l’occupazione sabato 13. Due fiaccolate contro i Rom sono state fatte in quartiere da Casapound e Forza Nuova. Pensiamo non sia Non è questo il clima adatto per effettuare un sopralluogo.
Aggiungiamo che Carbonero, D’amico e Ambrogio sono 3 dei 13 appartenenti alla commissione che verrà in visita: Questi sono gli stessi che si sono incatenati in sala rossa pur di non concedere ai rifugiati il riconoscimento minimo della loro esistenza, ovvero la residenza. Residenza che serve per avere assistenza medica e l’opportunità di potersi iscrivere presso l’ufficio di collocamento e anche per poter rinnovare il permesso di soggiorno, pena la caduta nell’illegalità senza documenti.

Nessuno che abbia investigato sulla gestione dell’”Emergenza Nord-africa”, 1 miliardo e 300 milioni macinati dai centri d’accoglienza.
Nessuno che indaghi sulla costruzione del villaggio olimpico, ennesimo spreco di decine di milioni di euro.
Nessuno che chieda se la residenza di Via Casa Comunale 3 serva veramente ai rifugiati e quali siano i loro infiniti problemi burocratici.
Nessuno che cerchi di sapere se i permessi umanitari verranno rinnovati a gennaio.
Nessuno che voglia sapere se c’è abbastanza luce, acqua calda e cibo per tutti.
Nessuno che si chieda quale sia una gestione strutturale e lungimirante delle migrazioni.

Per tutti questi motivi riteniamo è irricevibile la richiesta di un sopralluogo, sia nel rispetto degli occupanti, che degli abitanti del quartiere.
Se il comune verrà comunque a effettuare il sopralluogo, dovrà ascoltarci attentamente. Per tutti gli sforzi che abbiamo fatto per gestire al meglio la situazione, per collaborare con gli abitanti e le realtà del quartiere.

Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti

Presidio antifascista all’exMoi

Ci risiamo! Dopo le provocazione della visita di Marrone & company all’ex-moi lo scorso 18 Novembre, dopo la fiaccolata contro i ROM organizzata da Forza Nuova in Via Artom un paio di settimane fa, i partitucoli razzisti dell’estrema destra tornano a fomentare la guerra contro l’immigrato. Infatti per questo sabato pomeriggio il comitato “Lingotto è Italia”, fantomatica organizzazione di cittadini dietro cui in realtà si nasconde il partito Fratelli d’Italia, ha organizzato un corteo contro l’occupazione dell’exMOI.

Marrone e i suoi amichetti provano ancora una volta ad agitare lo spauracchio dei migranti e del degrado come specchietto per le allodole, cercando di accollare le responsabilità della povertà che si vive nelle nostre città, contro i migranti, ultimi tra gli ultimi e sempre buon bersaglio per cercare un po’ di risalto mediatico e magari raccattare qualche voto.

Da una parte piange attenzione davanti ai giornali, chiedendo un sopralluogo istituzionale utile solo per propaganda elettorale ma senza uno scopo reale. Dall’altra provoca i rifugiati etichettandoli tutti come portatori di degrado, delinquenti e “gangster africani”. Marrone, aizzando i cittadini contro i rifugiati, sta compiendo un’aggressione in piena regola.

Chi supporta i rifugiati è paragonato a uno schiavista, ma chi veramente specula sulla pelle dei rifugiati con i soldi dei contribuenti italiani sono invece i fascisti romani. Le vicende dell’inchiesta “Mafia capitale” ha portato alla luce una serie di fitti rapporti tra politica e criminalità organizzata che ha evidenziato come i migranti fossero oggetto di speculazione economica da parte della cupola Romana gestita da Massimo Carminati (ex-NAR) e Salvatore Buzzi, signore delle Coop. Gli stessi che nei quartieri soffiano sul vento del razzismo, gli stessi che a Tor Sapienza hanno assaltato un centro per richiedenti asilo minorenni, sono poi coloro che rubavano soldi pubblici da regalare agli amici degli amici tramite la gestione dei centri per migranti, coloro che hanno svuotato le casse pubbliche per coltivare rapporti di tipo clientelare speculando sulla pelle dei rifugiati e offrendo un accoglienza indegna.

Un sistema mafioso che aveva tra le figure di spicco Gianni Alemanno, guarda caso eletto come rappresentate di Fratelli d’Italia.

Una storia che purtroppo conosciamo bene. Proprio al termine della c.d. “Emergenza Nord-Africa”, dopo che il business dell’accoglienza aveva macinato oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro di guadagni per le cooperative amiche di Buzzi e non solo, migliaia di rifugiati in tutta Italia vennero buttati per strada e da li a poco vennero occupate le palazzine dell’ex Moi.

Una situazione creata ad hoc, un tentativo di scaricare sui migranti le colpe di politici e Isituzioni, coloro che abbandonano le periferie, tagliano servizi, aumentano le tasse e intanto si ingrassano la pancia a scapito della collettività.

Marrone continua a chiedere controllo e ordine ma ha votato contro la residenza per i rifugiati, necessaria per il rinnovo dei documenti e per l’accesso ai servizi sanitari. Il suo intento era chiaramente di rendere la loro vita inutilmente più difficile.

Un attacco ipocrita perché chiede il contrasto delle occupazioni, quando lo stesso Marrone supporta attivamente OSA Lingotto, acronimo di occupazione a scopo abitativo, e l’occupazione di via Traves. Entrambe “per soli italiani”.

Inutile aggredire perché chi realmente ha trovato soluzioni reali sono stati gli occupanti stessi con il comitato di solidarietà. Dapprima dando un uso a case vuote. Poi con la collaborazione che hanno oggi con le realtà del territorio cercando di rendere ancora più vivibile la loro casa e l’intero quartiere, cercando di limitare i disagi che tutti, italiani e non, si trovano a vivere quotidianamente. Infatti è già stato fatto un censimento e per lo stesso motivo ci si è organizzati con Amiat per la pulizia della zona. Inoltre vi è un dialogo aperto con il quartiere. Se questo non è abbastanza, basta unire le forze non sperare nello scontro.

Lanciamo un appello a tutti gli antifascisti torinesi a venire all’exMOI il 13 dicembre per un presidio alle ore 16.30.

Contro ogni razzismo. Solidarietà e antifascismo!

Occupanti dell’exMOI

Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti

La situazione a Saluzzo

Come comitato facciamo parte del coordinamento bracciantile saluzzese dalla sua nascita. Supportiamo e solidarizziamo con tutte le iniziative promosse. Vi invitiamo a leggere il loro blog, seguirli corteosu Facebook e soprattutto partecipare attivamente alle loro iniziative, come la prossima rassegna stampa. Un forte abbraccio ai compagni che stanno subento una pesante persecuzione da parte della polizia, per il solo motivo di solidarizzare con migranti.

Un piccolo report di quello che abbiamo visto.

A Saluzzo quest’anno è stato messo a disposizione un campo gestito dalla Caritas. All’interno ci sono tende, una cucina all’aperto e un container con docce e bagni (condizioni migliori rispetto all’anno precente); non esiste uno spazio comune al chiuso, anche per pregare i ragazzi hanno procurato dei tappeti e li hanno sistemati in uno spazio all’aperto tra le cucine e i bagni. Bisogna sottolineare che il campo è stato adibito per ospitare 200 persone ma quest’estate sono passati da Saluzzo circa 400/500 rifugiati e/o migranti. Molti non avendo il posto in tenda dormivano fuori, cosa presente ancora tutt’oggi.

Tutti i viventi nel campo si svegliano prima dell’alba e muniti di biciclettecasa percorrono dai 20 ai 50 km per raggiungere i campi di lavoro e per cercare nuovo lavoro; alcuni lo trovano, altri lavorano a chiamata (pochi giorni o poche settimane) e poi fermi anche per un mese, ovviamente tutti continuano a girare i campi in bici ma, molto spesso senza ritrovare altro lavoro. La paga, che per legge dovrebbe essere tra i 6 e i 9 euro l’ora, è di circa 5 euro. Alcuni lavoratori chiedono ancora meno, per rendersi più appetibili agli occhi dei datori di lavoro.

Dentro il campo c’è una grande unione e solidarietà tra i ragazzi, chi lavora compra il cibo e tutti mangiano, ci sono momenti in cui si guarda la televisione, altri in cui si svolgono giochi da tavola, si prega e ci si riunisce per confrontarsi sulle condizioni di vita e di lavoro. Ultimamente a Saluzzo il freddo gelido ha raggiunto le tende del campo così sono iniziati i problemi di salute e di invivibilità. Molti ragazzi si lamentano delle condizioni estremamente dure e indegne a cui sono costretti: dal freddo all’ umidità, dagli spazi ristretti alle poche cure mediche (ci è giunta voce che ai medici locali sia stato proibito di dare loro cure, poichè se ne dovrebbe occupare la Caritas). Così la maggior parte di loro sono affetti da sindromi influenzali, tonsilliti, bronchiti spesso recidivanti. Se poi tutto ciò viene unito al lavoro pesante che dura circa 10 ore al giorno ecco che non si contano più dolori articolari, lombalgie, tendiniti.

Considerata questa situazione circa una settimana fa, i ragazzi insieme al Coordinamento bracciantile, hanno iniziato a parlare di un tema molto importante: la casa. Un luogo chiuso e caldo dove poter vivere per continuare a lavorare, dato che le tende della Caritas sgombereranno il campo a fine ottobre non considerando che il lavoro nei campi continuerà fino a dicembre. In risposta a questa situazione, domenica 12 ottobre, i ragazzi si sono riuniti e dopo aver scritto due striscioni, uno in italiano e uno in francese: “noi vogliamo una casa per tutti”, hanno dato inizio ad un corteo spontaneo richiedendo la presenza del Sindaco. Dopo aver bloccato la viabilità per alcune ore, il Sindaco ha dato un appuntamento ai ragazzi per lunedì 13 in comune. Una delegazione di ragazzi accompagnati da una mediatrice, sono andati a presentare il problema, richiedendo al sindaco una soluzione. La risposta di quest’ultimo è stata: “non ho una soluzione, pagatevi un affitto”. Nessuna risposta politica all’orizzonte. L’atteggiamento fortemente negativo ha incontrato la piena e disgustosa simpatia dei leghisti saluzzesi.

29 Marzo – Corteo per il diritto alla Casa

SABATO 29 MARZO 20141926156_501799733258724_1853503409_o
ORE 15
C.SO MARCONI ANG.VIA MADAMA
TORINO

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[CORTEO REGIONALE PER IL DIRITTO ALLA CASA]
Assedio alle risorse e all’austerity
————————-# Contro il piano casa del governo Renzi e per l’immediata
cancellazione dell’art.5 contro le occupazioni abitative
# Blocco di sfratti, sgomberi e pignoramenti
# Contro le speculazioni, il consumo di suolo e la svendita
del patrimonio pubblico
# Contro la distruzione del welfare, utilizziamo le
risorse regionali per casa, scuola, reddito, sanità
# No alla truffa dell’housing sociale per un rilancio
dell’edilizia popolare
# Stop al pagamento dei 480 euro da
parte degli inquilini ATC per
l’accesso al fondo regionale per la casa

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Stiamo assistendo ai proclami quotidiani del governo Renzi, che dipinge una ripresa economica forte, la risoluzione del problema occupazionale e sensazionali misure che dovrebbero garantire una casa anche alle fasce più deboli.
Ma la realtà che viviamo nei nostri territori tutti i giorni è ben diversa e la ricetta proposta dal nuovo governo è in piena continuità con il governo dell’austerity prima di Monti e poi di Letta.

Nei nostri territori, sempre di più i movimenti ed interi spezzoni sociali si sono organizzati per costruire un alternativa reale basata su processi conflittuali che rivendicano una vita dignitosa.

In risposta ad un’emergenza abitativa sempre più estesa, i movimenti per il diritto all’abitare hanno moltiplicato gli sportelli casa, le resistenze agli sfratti e le occupazioni abitative. Sempre più persone colpite dalla crisi e stufe delle false promesse di politicanti di professione hanno deciso di autorganizzarsi dando vita a percorsi di occupazione che oltre a soddisfare il bisogno primario di casa hanno creato contraddizioni nei quartieri dove si sono sviluppate.

Sempre di più il percorso di riappropriazione della casa ha intersecato altre lotte, quelle dei facchini che si ribellano a condizioni di lavoro sempre più denigranti, quelle degli abitanti delle case popolari minacciati di sfratto da ATC e Regione e tartassati da utenze e spese insostenibili ed ancora quelle dei lavoratori e degli utenti degli Ospedali che la Giunta Regionale vuole chiudere e dei lavoratori del sociale e delle scuole sottoposti a tagli insostenibili affiancati dai genitori degli alunni che frequentato scuole sempre più fatiscenti.

Lotte che a partire dal corteo del 19 Ottobre a Roma hanno dimostrato di sapersi organizzare indipendentemente dalle agende politiche di Governo, Regioni, Partiti e Sindacati Confederali dando vita a un movimento in grado di rivendicare un uso diverso delle risorse pubbliche e processi decisionali nei territori che nascono dal basso ed esprimono forza conflittuale.

Proprio la ricomposizione delle lotte sociali che si è data a partire dal movimento per il diritto all’abitare e che ha portato decine di migliaia di persone ad assediare i palazzi del potere il 19 a Roma sta dimostrando la forza che queste lotte hanno e sta scatenando le risposte del Governo.

Non è un caso che Renzi nel piano casa, abbia portato un attacco frontale ai percorsi di occupazione, negando la residenza e le utenze agli occupanti. Sempre di più questi percorsi dimostrano l’inconsistenza delle politiche economiche e sociali dei governi che si sono succeduti e danno una risposta forte e concreta dal basso in grado di connettersi con le altre lotte dei territori.
Sempre di più a partire dal 19 Ottobre Romano nella nostra Regione si sono aperte vertenze e percorsi conflittuali che si contrappongono all’agenda politica della Casta.

Sotto Regione e Comune, nei luoghi di lavoro e nei propri quartieri si sono costruite iniziative per rivendicare un uso diverso delle risorse. Risorse ad oggi usate per la costruzione di grandi opere che devastano i territori, prime fra tutto l’altra velocità o che ci dissanguano per costruire palazzi vetrina come il grattacielo della Regione Piemonte. Risorse dirottate direttamente nel portafogli dei costruttori e palazzinari mentre agli abitanti delle case popolari si richiede il pagamento di 480 Euro a chi è senza reddito per evitare uno sfratto. Risorse usate per mantenere i vizzi di consiglieri regionali, mentre chiudono gli ospedali come il Gradinigo e le nostre scuole cadono a pezzi.

Siamo convinti allora che i nostri territori siano sempre più dei veri terreni di battaglia dove sperimentare e creare nuove forme aggregative e di lotta che ricompongano le lotte sociali che si stanno dando nella nostra regione e che il 29 Marzo con forza si riprendano la città di Torino.

Contrapponendo all’immagine vetrina, ai grattaceli in costruzione ed alle vuote parole da campagna elettorale, l’immagine di chi con forza sta costruendo un alternativa reale che il 12 Aprile insieme ai movimenti nazionali della rete di abitare nella crisi assedierà con forza di nuovo i palazzi del potere e il Governo Renzi.

Vogliamo che la giornata del 29 sia ricca di contenuti e partecipata da tutte le istanze e le lotte che attraversano il nostro territorio.
A poche settimane dall’insediamento del nuovo governo regionale e a fronte dei tagli e delle privatizzazioni, vogliamo lanciare un segnale chiaro, lanciare una sfida a chi siederà su quella poltrona con la creazione di “una carta d’intenti”che equivale alla nostra agenda di lotta per la primavera che verrà.

Siamo in tanti a difendere il territorio, la salute, la scuole, a reclamare un reddito e ripensare il welfare.

Scendiamo in piazza insieme, costruiamo un futuro diverso!

Assemblea per il 29 Marzo
#29M #AssediamoLeRisorse #PianoCasa #Stopsfratti