No allo sgombero di Casa Bianca – Lettera degli/delle abitanti

Abbiamo saputo dai giornali che quest’estate si parla nuovamente di sgomberare Casa Bianca, la nostra casa in via Revello 61, col pretesto di entrare nell’ex clinica a fare pulizia.

La casa l’abbiamo occupata nell’ottobre del 2008, insieme all’ex clinica, dopo aver dormito mesi in strada, aspettando e sperando nelle promesse dell’Ufficio Stranieri del Comune. Quando l’ex clinica è stata sgomberata alcuni di noi ha continuato a vivere in questa casa, perché non ci siamo fidati della sistemazione nella caserma di via Asti, ed infatti da quella sistemazione abbiamo visto gente scappare, chiederci di tornare a vivere in questa casa, oppure a dover alla fine andare a vivere in un’altra occupazione perché i progetti finiscono dopo 6 mesi, e quando finiscono i progetti finiscono anche i nostri diritti.

Da quando siamo a Torino abbiamo seguito tutti i corsi, frequentato tutte le scuole che ci sono state proposte dall’ufficio stranieri; molti di noi hanno anche 3 o 4 qualifiche diverse, eppure il lavoro non c’è, forse anche perché oggi abbiamo tutti studiato e fatto stages da tornitori, fresatori e saldatori in una città dove da anni l’industria è in crisi.

Intanto in questi anni siamo stati da punto di riferimento per tanti altri rifugiati o richiedenti asilo, offrendo ospitalità ed accoglienza, cosa che il comune di Torino dovrebbe fare ma spesso non è in grado di fare. Abbiamo instaurato buoni rapporti con il vicinato, e quelli che ancora oggi pensano che ogni giorno ci mettiamo in tasca 40 euro che lo stato ci regalerebbe per la sola ragione di essere rifugiati, lo fa perché in questo Paese c’è un’informazione sbagliata e razzista, che racconta bugie e che troppe volte gioca a descrivere gli immigrati come la causa di tutti i mali.

Casa Bianca è la nostra casa, da qui tanti di noi hanno provato a partire per cercare fortuna in qualche altro Paese europeo, ma le nostre impronte digitali sono state prese in Italia e per le leggi europee siamo stati obbligati a ritornare qui, in questa casa che oggi le istituzioni vorrebbero toglierci.

Non possiamo andare da nessun’altra parte, come è chiaro anche con quello che sta succedendo da settimane ai nostri fratelli al confine di XXmiglia, e come possono allora cacciarci da qui, l’unico posto che abbiamo potuto chiamare casa in Italia? Due settimane fa il Primo Ministro Matteo Renzi era in visita ufficiale in Etiopia, la patria di tanti di noi. L’Italia dopo la colonizzazione investe e fa oggi grandi affari economici in questo Paese e in tanti altri Paesi africani, ma noi che viviamo in Italia veniamo trattati senza dignità e senza diritti, tanti nostri paesani continuano a morire in mare, scappando dalla Libia, nel tentativo di arrivare in Europa, e una volta raggiunta l’Italia dormono per strada, aspettando mesi e mesi un documento che quasi sicuramente non servirà a nulla.

Vogliamo continuare a vivere in questa casa, che da tanti anni è la nostra casa.

Non vogliamo finire in mezzo alla strada per colpa del Comune di Torino che gioca a rimbalzarsi le rsponsabilità con la proprietà dello stabile, e se il problema è semplicemente poter entrare per fare le pulizie nell’ex clinica, noi siamo da subito disponibili a collaborare. Se non ci volete qui, restituiteci le nostre impronte digitali, lasciateci liberi di andare da qualche altra parte in questa Europa che continua ad avere confini chiusi solo per noi.

CASA-LAVORO-RESIDENZA BASTA RAZZISMO, DIRITTI PER TUTTI-E!

GLI ABITANTI E LE ABITANTI DI CASA BIANCA

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Istituzioni a passeggio

Oggi, martedì 18 novembre, alle ore 12 la commissione gestione e i capigruppo del comune di torino verranno in visita all’exMOI. La presenza di Marrone (FDI) e Carbonero (Lega Nord) è confermata.

Questa visita arriva senza preavviso al comitato o agli abitanti, senza neanche informare circoscrizione o regione, attori istituzionali con cui dialoghiamo. Nonostante non sia difficile contattarci, nulla ci è stato detto.

Il comune, assente da sempre nel ricercare dialogo, sembra che più che cercare una soluzione cerchi un capro espiatorio, una facile via da indicare ai suoi cittadini arrabbiati. Perchè ignorarci anni per poi chiedere una visita a sorpresa in questi giorni?

Invitiamo tutti i solidali a venire in via giordano bruno 201 fin dalla mattina. Il comitato sarà li dalle ore 10.30.

La situazione a Saluzzo

Come comitato facciamo parte del coordinamento bracciantile saluzzese dalla sua nascita. Supportiamo e solidarizziamo con tutte le iniziative promosse. Vi invitiamo a leggere il loro blog, seguirli corteosu Facebook e soprattutto partecipare attivamente alle loro iniziative, come la prossima rassegna stampa. Un forte abbraccio ai compagni che stanno subento una pesante persecuzione da parte della polizia, per il solo motivo di solidarizzare con migranti.

Un piccolo report di quello che abbiamo visto.

A Saluzzo quest’anno è stato messo a disposizione un campo gestito dalla Caritas. All’interno ci sono tende, una cucina all’aperto e un container con docce e bagni (condizioni migliori rispetto all’anno precente); non esiste uno spazio comune al chiuso, anche per pregare i ragazzi hanno procurato dei tappeti e li hanno sistemati in uno spazio all’aperto tra le cucine e i bagni. Bisogna sottolineare che il campo è stato adibito per ospitare 200 persone ma quest’estate sono passati da Saluzzo circa 400/500 rifugiati e/o migranti. Molti non avendo il posto in tenda dormivano fuori, cosa presente ancora tutt’oggi.

Tutti i viventi nel campo si svegliano prima dell’alba e muniti di biciclettecasa percorrono dai 20 ai 50 km per raggiungere i campi di lavoro e per cercare nuovo lavoro; alcuni lo trovano, altri lavorano a chiamata (pochi giorni o poche settimane) e poi fermi anche per un mese, ovviamente tutti continuano a girare i campi in bici ma, molto spesso senza ritrovare altro lavoro. La paga, che per legge dovrebbe essere tra i 6 e i 9 euro l’ora, è di circa 5 euro. Alcuni lavoratori chiedono ancora meno, per rendersi più appetibili agli occhi dei datori di lavoro.

Dentro il campo c’è una grande unione e solidarietà tra i ragazzi, chi lavora compra il cibo e tutti mangiano, ci sono momenti in cui si guarda la televisione, altri in cui si svolgono giochi da tavola, si prega e ci si riunisce per confrontarsi sulle condizioni di vita e di lavoro. Ultimamente a Saluzzo il freddo gelido ha raggiunto le tende del campo così sono iniziati i problemi di salute e di invivibilità. Molti ragazzi si lamentano delle condizioni estremamente dure e indegne a cui sono costretti: dal freddo all’ umidità, dagli spazi ristretti alle poche cure mediche (ci è giunta voce che ai medici locali sia stato proibito di dare loro cure, poichè se ne dovrebbe occupare la Caritas). Così la maggior parte di loro sono affetti da sindromi influenzali, tonsilliti, bronchiti spesso recidivanti. Se poi tutto ciò viene unito al lavoro pesante che dura circa 10 ore al giorno ecco che non si contano più dolori articolari, lombalgie, tendiniti.

Considerata questa situazione circa una settimana fa, i ragazzi insieme al Coordinamento bracciantile, hanno iniziato a parlare di un tema molto importante: la casa. Un luogo chiuso e caldo dove poter vivere per continuare a lavorare, dato che le tende della Caritas sgombereranno il campo a fine ottobre non considerando che il lavoro nei campi continuerà fino a dicembre. In risposta a questa situazione, domenica 12 ottobre, i ragazzi si sono riuniti e dopo aver scritto due striscioni, uno in italiano e uno in francese: “noi vogliamo una casa per tutti”, hanno dato inizio ad un corteo spontaneo richiedendo la presenza del Sindaco. Dopo aver bloccato la viabilità per alcune ore, il Sindaco ha dato un appuntamento ai ragazzi per lunedì 13 in comune. Una delegazione di ragazzi accompagnati da una mediatrice, sono andati a presentare il problema, richiedendo al sindaco una soluzione. La risposta di quest’ultimo è stata: “non ho una soluzione, pagatevi un affitto”. Nessuna risposta politica all’orizzonte. L’atteggiamento fortemente negativo ha incontrato la piena e disgustosa simpatia dei leghisti saluzzesi.

Mos Maiorum

Comincia oggi (13 ottobre) e finisce il 26 ottobre l’operazione Mos Maiorum. Le polizie di tutta Europa porteranno avanti un’operazione congiunta contro l’immigrazione clandestina. Operazioni simili a questa si sono ripetute negli anni ogni volta che è cambiata la presidenza dell’Unione Europea: dal primo luglio è l’Italia a detenere il semestre di presidenza dell’Unione, ed è per questo che l’operazione è un’iniziativa del governo italiano e sarà coordinata dalla direzione immigrazione e polizia delle frontiere del ministero dell’interno, in collaborazione con Frontex. All’operazione è stato dato un nome che, da solo, è tutto un programma: l’hanno chiamata “Mos Maiorum”, evocando neanche troppo implicitamente le buone usanze degli antichi, nucleo della morale tradizionale della civiltà romana, e la necessità di preservare queste tradizioni, al riparo da qualsivoglia contaminazione.

L’operazione Mos Maiorum, nella quale saranno impiegati circa 18.000 agenti di polizia, se formalmente punta a scoprire le rotte dell’immigrazione clandestina, i percorsi e i mezzi di trasporto utilizzati, il modus operandi e le informazioni riguardanti i trafficanti di uomini, rappresenta di fatto l’ennesimo strumento per limitare la libertà di movimento all’interno dell’Unione Europea, nonché l’espressione di politiche razziste e repressive. Si tenterà di portare avanti una colossale operazione di schedatura dei clandestini, che dovranno fornire dati personali e informazioni dettagliate su dove, quando e in che modo sono entrati nell’area Schengen. Questi controlli verranno effettuati alle frontiere, ma anche in tutti i luoghi in cui transitano i migranti come stazioni, aeroporti e autostrade, e chi non è in possesso del permesso di soggiorno rischierà l’espulsione o potrebbe finire in un cie. È importantissimo dunque che le persone senza documenti facciano estrema attenzione nei giorni dell’operazione, evitando i luoghi suddetti.

Come Comitato di Solidarietà a Rifugiati e Migranti condanniamo fortemente Mos Maiorum, ribadendo che nessun uomo è illegale. Ci impegneremo personalmente per informare e tutelare chi ne avrà bisogno. Operazioni come questa non sono che risposte demagogiche e repressive di un’Europa che non è in grado di affrontare il fenomeno dell’immigrazione, se non continuando a criminalizzare quello che è e rimane un diritto fondamentale di ogni essere umano, vale a dire la libertà di movimento. Quello che invece le istituzioni sanno fare troppo bene è spingere affinché cresca la guerra tra poveri, alimentando la paura e il razzismo di quei cittadini dell’Unione che si sentono minacciati dall’arrivo degli “stranieri” che rubano loro il lavoro, ma in realtà strumentalizzando l’immigrato che diventa di fatto uno dei colpevoli di quella crisi di cui unici responsabili sono i fautori delle politiche di austerità.

Vi invitiamo a segnalarci via mail o facebook (qui i contatti) qualunque controllo, posto di blocco o aiuto pratico che possiamo dare.

Prospettive per la scuola dell’exMOI

Fin dall’inizio le palazzine dell’exMOI ospitano un’aula scuola. Nel tempo si sono succedute persone e modalità diverse.scuola Qui (LINK) potete trovare una piccola descrizione della storia e delle modalità d’insegnamento. Qui riportiamo la prima assemblea del nuovo anno scolastico, per chi fosse interessato a capire cosa si fa, chi la vive e quali sono le prospettive per questo nuovo anno. Divido questo resoconto in due parti: (1) le decisioni prese che possiamo definire stabili e sicure, e i motivi che vi stanno dietro; (2) le decisioni assunte in linea di massima, ma che siamo pronti a modificare nel giro delle prossime settimane, o nei prossimi mesi. 1. Assicureremo la nostra presenza al MOI per tre giorni, dalle sette alle nove di sera, con la possibilità di allungare il margine di tempo nelle serate partecipate e ben avviate. Proporremo innanzitutto ciò su cui siamo formati: l’insegnamento della lingua italiana. Anche senza avere la necessità di preparare all’esame di terza media o di aiutare i ragazzi nei compiti, potremo lavorare sull’uso del linguaggio nelle situazioni di vita quotidiana. L’insegnamento della lingua sarà tuttavia la base di un contenitore più ampio, che speriamo si possa arricchire con il progredire dell’autunno. Questo “contenitore” è il luogo che ogni sera riusciremo a creare nell’aula, un luogo il più possibile ricco di stimoli: durante le lezioni di italiano potremo proporre diverse attività collaterali. In fondo il desiderio principale del progetto di quest’anno è quello di favorire lo scambio di idee e di esperienze, la comunicazione fra le persone, evitare che le palazzine restino chiuse al mondo. Per questo sarà fondamentale da parte nostra essere attenti e ricettivi, capire e interpretare al meglio le esigenze degli abitanti. Nel corso di questi mesi abbiamo immaginato molti progetti davvero interessanti – la redazione di un giornalino, il calcio popolare, esercizi di fotografia urbana, traduzioni di canzoni e poesie, letture, laboratori di musica e disegno… – è fondamentale fra ottobre e novembre sforzarsi di dare corpo alle idee a partire dal desiderio dei ragazzi. Questo punto apre una riflessione rilevante in merito al rapporto fra il nostro gruppo e gli abitanti. La situazione, come sempre, è poco stabile, questo in particolare è un periodo di partenze e di arrivi (si pensi alle vendemmie) e al contempo è impossibile conoscere in modo approfondito le problematiche sorte dalla convivenza fra centinaia di persone. Dovremo pertanto tentare di capire la situazione, comunicare con gli abitanti ed essere capaci di orientarci contando soprattutto su noi stessi, compatibilmente al tempo di cui ciascuno di noi dispone. Infine, il Mamre farà una riunione per decidere quali attività proporre per coinvolgere i ragazzi. Un’altra nostra delegazione si impegnerà a contattare e a parlare con i CPT per tentare un coordinamento. 2. Indicativamente i giorni di presenza saranno il martedì, mercoledì, giovedì. Fra le attività collaterali vorremmo riproporre le serate di cinema. Una delle tre serate potrebbe essere dedicata alla proiezione di una ampia varietà di film, da Nollywood ai documentari. Nei prossimi giorni alcuni di noi inizieranno ad impostare la comunicazione, che partirà comunque dopo l’incontro con Mamre. Importate trovare una buona formula per le locandine che verranno sparse fra i piani e agli ingressi. Dobbiamo essere efficaci, chiari e anche un poco attraenti. Far capire che proponiamo una scuola di italiano e anche attività differenziate e laboratori. Distribuire le locandine sarà anche l’occasione per tentare di girare e parlare fra un piano e l’altro. Non solo, potrebbe essere sensato pensare anche a una comunicazione volta a chiamare fra noi ragazzi e ragazze interessati ad aiutarci e ad accompagnarci nel nostro percorso. Penso a volantini da distribuire a Palazzo Nuovo (soprattutto fra gli studenti di antropologia, filosofia…), a fogli informativi da lasciare nelle biblioteche del quartiere, così da raggiungere anche gli abitanti del quartiere. Più il gruppo si allarga, più aumentano gli stimoli e diminuisce il carico di lavoro di ciascuno. Infine sarà importante tentare di rompere i confini fra dentro e fuori il MOI, L’anno scorso alcuni di noi organizzarono uscite serali al cinema (penso al Cecchi Point): è un esperimento da tentare ancora. Inoltre potremmo organizzare (con frequenza sostenibile: una volta ogni uno/due mesi) degli eventi rivolti anche a un pubblico che abita la città al di là dei confini delle palazzine. Esempio: proiezione di documentari, dibattiti aperti, scambi di racconti. Spero sia esaustivo. A presto.

Incontro verso l’11 luglio

L’11 luglio i primi ministri di ogni paese europeo si incontreranno a Torino per un summit sull’occupazione giovanile. Nell’ambito della contestazione a questo vertice il comitato promuove un primo incontro sul tema gestito da migranti e rivolto a migranti, senza alcuna sigla o bandiera, rivolto a singoli o realtà che vogliano coordinarsi per favorire la nascita di un percorso unitario che possa essere fruttuoso anche oltre.
Sono tutt* invitati il 15 giugno in Via Madonna Delle Salette 12/a alle ore 21. Potete leggere, scaricare e diffondere il volantino in italiano, inglese e francese:
incontro 15-06 en incontro 15-06 fr incontro 15-06 it
Evento Facebook

Incontro sul lavoro bracciantile Piemontese – Saluzzo

Come ogni anno migranti senza lavoro o in cerca di paghe migliori sono costretti a migrazioni interne. Anche quest’anno molti andranno in varie cittadine piemontesi. Molti si preparano ora ad andare ed alcuni sono già arrivati a Saluzzo. Il comitato, nell’ambito del coordinamento regionale nato quest’anno, ha invitato il coordinamento bracciantile a tenere un incontro riguardante la situazione, in modo che i migranti interessati (ma non solo) possano essere messi a conoscenza di cosa li aspetta e che la catena di lotta e solidarietà non si spezzi.

Questo incontro si svolgerà Venerdì 13 giugno all’exmoi, in via giordano bruno 201. Evento Facebook

Presidio e Corteo Antifascista

Sabato notte, nella metropolitana di Torino, Andrea è stato accoltellato al petto da un gruppo di giovanissimi neofascisti, mentre si recava al Mezcal Squat di Collegno. Andrea non era una faccia nota in quartiere o in città, agli aggressori è bastata una maglietta, un tatuaggio per decidere di aggredirlo e accoltellarlo.

L’aggressione è avvenuta in piazza Massaua a pochi metri dall’occupazione di via delle Salette 12/a, dove hanno trovato casa alcuni rifugiati. Quello che è successo ad Andrea sarebbe potuto succedere a uno qualunque degli occupanti o di noi solidali.

Il senso della nostra presenza in quartiere è anche quello di diffondere antirazzismo attivo e una cultura di solidarietà che ripudia ogni manifestazione di fascismo. Per questo parteciperemo e invitiamo tutt* a partecipare alle prossime iniziative.

MERCOLEDÌ 4 GIUGNO – ORE 17 PRESIDIO – PIAZZA CASTELLO a seguire assemblea in preparazione del corteo

SABATO 7 GIUGNO – ORE 9 CORTEO ANTIFASCISTA – da PIAZZA S.RITA

Ulteriori info: ANTIFA fly

Radio Blackout,

CSOA Gabrio,

Infoaut,

Nuova Società.

Note sul piano casa

“Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge.”

Art. 5 Decreto n. 47 del 28 marzo.

A 24 ore dall’approvazione del piano casa il solerte sindaco di Bergamo si premurava di staccare l’elettricità alle case occupate, come previsto dall’art. 5, lasciando famiglie sfrattate e giovani precari senza alternative. Il panorama in città è quello a cui siamo tristemente abituati in molte altre: alto numero di sfratti, nessuna moratoria o fondo anti-sfratto, alienazione del patrimonio pubblico e case popolari vuote.

Nel frattempo a Roma veniva arrestato Paolo, leader del movimento di lotta per la casa. Per garantire lo spettacolo, l’arresto è stato eseguito a una manifestazione in piazza Montecitorio, in pieno giorno davanti ai manifestanti. Poche ore dopo arrestano anche Luca. A loro va tutta la nostra solidarietà.

Il 23 maggio l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha espresso la sua preoccupazione per gli effetti del decreto legge “Piano Casa”.
“L’UNHCR ricorda che sono migliaia i rifugiati costretti a vivere in palazzi abbandonati e occupati nelle principali città italiane quali Roma, Milano, Torino, a causa dell’inadeguatezza dell’accoglienza e dell’insufficienza dei progetti di integrazione”.
Il comunicato cita esplicitamente palazzo Selam, occupazione romana nata nel 2006, che ospita circa 800 rifugiati. Un anno fa si era occupato del caso addirittura il New York Times, sbattendo le inadempienze italiane in prima pagina.
Ad oggi, a tutti gli occupanti di Selam palace, sono state sospese le registrazioni anagrafiche, in conformità alla nuova legge.

La conseguenza immediata della mancanza di una residenza, per italiani o stranieri, significa “non poter più accedere all’assistenza sanitaria, al lavoro, nonchè all’istruzione per migliaia di bambini”. Nel nostro statuto infatti la residenza è presupposto per una carta d’identità, per il tesserino sanitario che garantisce l’accesso al SSN (e non al solo pronto soccorso) e un medico di famiglia, per l’accesso all’istruzione, all’assistenza legale garantita dal gratuito patrocinio, ai contratti di lavoro e addirittura alla patente. A voler guardare oltre i diritti, la residenza è anche l’unico strumento che lo stato ha per reperire i propri cittadini, censirli, tassarli e rinnovare il parlamento tramite il voto.
Inoltre per gli stranieri la residenza è uno dei requisiti necessari per richiere il rinnovo del permesso di soggiorno e per richiedere la cittadinanza.
Senza residenza si è invisibili.

Così si spiega la nostra lotta per la residenza. Il diritto alla casa va tutelato da e per tutti, lo abbiamo difeso al corteo regionale del 29 Marzo, italiani e stranieri. Il percorso della residenza parte 7 anni fa con le prime occupazioni di rifugiati e si è solo parzialmente concluso il 9 dicembre con l’approvazione di una residenza fittizia in via Casa Comunale 3.

Il problema è la sostanziale non uniformità tra le normative di territori diversi. Ad esempio a Reggio Emilia è riconosciuta una residenza individuale in uno stabile occupato. La soluzione torinese può costituire un precedente, poiché non è legata allo stabile che occupano ed è inoltre una residenza individuale, “aggirando” l’effetto del piano casa. Rimane una soluzione provvisoria e insoddisfacente.

Il piano casa va a spazzare via tutte quelle alternative all’invisibilità, per quanto piccole e precarie, che erano nate  con una lotta come la nostra, alternative spinte dal basso e che riconoscevano la condizione di precarietà abitativa e per questo incontra la nostra più netta contrarietà.

Ps: Ma intanto noi accogliamo i rifugiati a botte di “WELCOME, YOU ARE SAFE” e così ci dipingono all’estero.

 

Novità

Tante cose sono successe in queste settimane. Il 17 Gennaio abbiamo occupato la palazzina di via Madonna delle Salette 12. Contemporaneamente in via Legnano 5 e via Spano 41 nascevano altre due occupazioni, la prima di studenti e ragazzi, la seconda di famiglie. 01La vicenda di via Spano è per certi versi più curiosa e interessante, purtroppo. Iniziamo dicendo che in quel palazzo un paio di famiglie provenivano dal MOI, le palazzine di via Giordano Bruno. Questa occupazione era un’insopportabile attacco alla proprietà privata, evidente dalla prontezza dello sgombero, ma era anche un luogo fatto di giovani e famiglie di diverse nazionalità. Il triste sgombero sotto la pioggia di mercoledì 4 Febbraio testimonia come la linea dura prevalga anche contro le famiglie e contro questa integrazione che vuole nascere dal basso.

La presenza di Elena, che ha partorito esattamente il giorno dello sgombero, ha mostrato come un evento tanto bello possa essere strumentalizzato, oscurando non solo le necessità abitative di tutti gli altri occupanti, ma ignorando completamente il diffuso malessere per la gestione della questione abitativa in città. Il neonato e sua madre diventano il fuoco dell’attenzione, come è giusto che sia, ma non una parola è spesa per gli altri occupanti e coloro che lottano in città, tanto meno per tutte le altre madri che il coraggio di occupare non lo hanno ancora trovato.

Non contenti, la mattina del 12 Febbraio il bimbo che ha avuto la fortuna di nascere sgomberato, ha subito già il suo secondo sgombero. I bagni pubblici di via Roccavione, inutilizzati dal 2009, erano stati infatti occupati solo una settimana prima.

Senza che le vicende familiari influenzino tutta la discussione è notevole la solerzia delle forze dell’ordine nello sgomberare un locale di proprietà pubblica. Notevole anche la solerzia con cui la Digos si preoccupa di controllare via delle Salette, nonostante gli occupanti siano persone tranquillissime e i rapporti con i proprietari (la vicina chiesa) siano ottimi.

Presto sarà data una risposta a tutto questo. Intanto ci preme informarvi che in via Salette l’elettricità è attiva e il prete della vicina parrocchia è molto disponibile, tanto da averci portato dei panini e dei dolci. Stiamo già eseguendo lavori per adattare l’impianto a reggere le stufette elettriche. L’acqua inizia a funzionare in alcuni bagni, per ora fredda, ma risparmiando i viaggi alla fontana. Le stanze sono quasi tutte pronte e tre famiglie sono già entrate, due delle quali abitavano in via Spano. Probabilmente ospiteremo altre persone rimaste senza casa, ma non sappiamo ancora chi e quando.

Nel frattempo le procedure per la residenza proseguono. Ogni giorno accompagniamo circa 30 persone all’anagrafe per iniziare la procedura che li porterà, passando dall’accertamento dei vigili, ad avere una carta d’identità con l’indirizzo fittizio di via della casa comunale 3 (apposito per i rifugiati, simile a quello del civico 1 per i senza tetto) e il tesserino sanitario. Ancora è poco chiaro a quali servizi darà accesso questa residenza, anche se non ci facciamo molte illusioni, sicuramente sarà un aiuto per il rinnovo del permesso e per i servizi minimi. C’è ancora molta confusione su come verrà completata la procedura, su come e quando verranno coinvolti tutti gli altri rifugiati di Torino (ci è stato chiesto di accompagnare solo occupanti di via Giordano Bruno) e soprattutto, quando le tre settimane di accompagnamento finiranno, come faranno i rifugiati a richiedere la residenza da soli.

Ci stiamo occupando di questo e di molto altro. Se nel frattempo avete voglia di incontrare il comitato e gli occupanti, la prima iniziativa si svolgerà il 21 Febbraio alla Cascina Roccafranca, in via Rubino 45. Molte altre saranno le occasioni per dibattiti e feste, li comunicheremo presto. Presto anche il compleanno del MOI, un anno di occupazione che festeggeremo a fine marzo.

Stay tuned.