ExMOI calls for solidarity

On the night of October 23rd two loud explosions have shaken the neighborhood of Lingotto, Turin, Italy. Bombs and firecrackers were placed in one of the building of Ex-MOI, the former Olympic Village, occupied since 2013 by migrants and refugees. It was likely a revenge by football ultras against some migrants they had a fight with. Unfortunately these migrants live among many other, currently 1200. Hearing the explosions many escaped from the building and spread in the nearby streets.
The aggression itself is scary enough but it´s part of a serie that took place lately. Since last year Ex-MOI was part of right-wing parties´ political strategy to pressure the local government and to enforce an eviction. Recently a newly born committee campaining for the eviction, created and backed by neofascist group Casapound, artificially created tensions: promoting a demonstration, inviting right-wing media to report aggressions to neighbours that never happened and depicting a situation, that though never easy, is not certainly a social war.
The police, even with its daily 24/7 presence in front of the occupation, took long time to react, did not block or identify the aggressors and only limited itself to blocking the area. Minister of Interior promised a patrol of 150 soldiers, not exactly what´s needed to ease the tension.
Furthermore the Mayor decided to reopen the plan for the eviction and relocation of the habitants, even though a real proposal hasn´t been formulated.
Despite the last tensions the ExMOI have always been a peaceful place, a place where migrants and refugees managed to recreate a life and to self-organize.
We, as solidarity committee supporting them since the beginning, ask to manifest your solidarity for all those living in Ex-MOI, to recognize their struggle and continue to be committed to eliminate inequalities, racism and fascism.

Here a video that exemplifies the current situation:

Italy: Pro- and anti-refugee protesters rally in Turin

Further infomation about exMOI squat on:

Sui fatti del 23 Novembre

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Una “bomba carta”

Il 23 Novembre, intorno alle 23, una ventina di persone incappucciate e armate di spranghe e di bastoni hanno tirato due “bombe carta” (latte di vernice fatte esplodere) in via Giordano Bruno, nell’ingresso della prima palazzina occupata da marzo 2013. La detonazione ha fatto tremare i vetri delle case, si è sentita in tutte le case del vicinato. Molto abitanti dell’exMOI spaventati sono scesi in strada determinati a difendersi, ma i responsabili dell’attacco erano già scappati. La camionetta dell’esercito, che staziona fuori dal Moi, non è intervenuta e il gruppo di aggressori si è allontanato indisturbato. La polizia, subito chiamata, è arrivata poco dopo e si è fermata in via Giordano Bruno all’altezza di Piazza Galimberti, in assetto antisommossa. Dietro la polizia, parecchi cittadini del quartiere richiamati dal rumore e vari rappresentanti di Casapound. Gli abitanti del Moi, insieme ad alcuni solidali, sono riusciti a mantenere la calma, non hanno ceduto alla provocazione e hanno evitato di dare vita alla guerriglia urbana che ci sarebbe potuta essere.
Purtroppo questa non è la prima provocazione subita.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, verso le 18, un ragazzo B. che stava camminando per strada era stato insultato con “nero bastardo” in via Filadelfia angolo via Taggia dagli degli avventori del Bar dov’è solita incontrarsi certa tifoseria del Toro. Usciti dal bar lo hanno preso a calci, lui è riuscito a chiamare la polizia e anche davanti agli agenti gli aggressori hanno continuato a insultarlo con appellativi come “negro di merda ti spacchiamo in due“, e hanno promesso di andare più tardi a dargli una lezione con una bomba. Il giorno 20 anche M. e la sua ragazza E. erano passati davanti allo stesso bar in bicicletta con il loro carretto sul quale sono soliti trainare il ferro che raccattano vicino ai cassonetti. Il proprietario del bar gli offre delle sedie di ferro, ma quando il ragazzo cerca di fissarle sul carretto escono fuori quattro avventori e lo accusano di starle rubando, lo aggrediscono tirandogli una sedia in testa, una seconda riesce a scansarla, ma finisce nella vetrina del bar. Anche questa volta viene chiamata la polizia e un’ambulanza. M. e la ragazza finiscono al pronto soccorso, codice verde entrambi, lui con una “Ferita Lacero Contusa Frontale” che viene chiusa con 5 punti e con un “trauma cranico facciale” come spiega il referto, lei con una sospetta frattura al setto nasale che si colora di viola. M., accusato di danneggiamenti, e la sua ragazza hanno nominato l’avvocato Vitale, perché sporga denuncia contro i suoi aggressori. L’indagine è in corso.
Ben altro è stato scritto sui giornali cittadini in questi giorni. La destra cittadina con i loro squadroni violenti e i giornalisti che foraggiano odio con una disinformazione faziosa stanno irresponsabilmente facendo degenerare una situazione già molto critica del Moi, dove però la regola fra i residenti è la coesistenza pacifica.

Il Comitato Rifugiati e Migranti e gli abitanti dell’ExMoi denunciano il clima di intolleranza e razzismo che si sta creando nel quartiere e precisa che l’occupazione è nata per le grave carenze delle istituzioni riguardo il tema dell’accoglienza.

No allo sgombero di Casa Bianca – Lettera degli/delle abitanti

Abbiamo saputo dai giornali che quest’estate si parla nuovamente di sgomberare Casa Bianca, la nostra casa in via Revello 61, col pretesto di entrare nell’ex clinica a fare pulizia.

La casa l’abbiamo occupata nell’ottobre del 2008, insieme all’ex clinica, dopo aver dormito mesi in strada, aspettando e sperando nelle promesse dell’Ufficio Stranieri del Comune. Quando l’ex clinica è stata sgomberata alcuni di noi ha continuato a vivere in questa casa, perché non ci siamo fidati della sistemazione nella caserma di via Asti, ed infatti da quella sistemazione abbiamo visto gente scappare, chiederci di tornare a vivere in questa casa, oppure a dover alla fine andare a vivere in un’altra occupazione perché i progetti finiscono dopo 6 mesi, e quando finiscono i progetti finiscono anche i nostri diritti.

Da quando siamo a Torino abbiamo seguito tutti i corsi, frequentato tutte le scuole che ci sono state proposte dall’ufficio stranieri; molti di noi hanno anche 3 o 4 qualifiche diverse, eppure il lavoro non c’è, forse anche perché oggi abbiamo tutti studiato e fatto stages da tornitori, fresatori e saldatori in una città dove da anni l’industria è in crisi.

Intanto in questi anni siamo stati da punto di riferimento per tanti altri rifugiati o richiedenti asilo, offrendo ospitalità ed accoglienza, cosa che il comune di Torino dovrebbe fare ma spesso non è in grado di fare. Abbiamo instaurato buoni rapporti con il vicinato, e quelli che ancora oggi pensano che ogni giorno ci mettiamo in tasca 40 euro che lo stato ci regalerebbe per la sola ragione di essere rifugiati, lo fa perché in questo Paese c’è un’informazione sbagliata e razzista, che racconta bugie e che troppe volte gioca a descrivere gli immigrati come la causa di tutti i mali.

Casa Bianca è la nostra casa, da qui tanti di noi hanno provato a partire per cercare fortuna in qualche altro Paese europeo, ma le nostre impronte digitali sono state prese in Italia e per le leggi europee siamo stati obbligati a ritornare qui, in questa casa che oggi le istituzioni vorrebbero toglierci.

Non possiamo andare da nessun’altra parte, come è chiaro anche con quello che sta succedendo da settimane ai nostri fratelli al confine di XXmiglia, e come possono allora cacciarci da qui, l’unico posto che abbiamo potuto chiamare casa in Italia? Due settimane fa il Primo Ministro Matteo Renzi era in visita ufficiale in Etiopia, la patria di tanti di noi. L’Italia dopo la colonizzazione investe e fa oggi grandi affari economici in questo Paese e in tanti altri Paesi africani, ma noi che viviamo in Italia veniamo trattati senza dignità e senza diritti, tanti nostri paesani continuano a morire in mare, scappando dalla Libia, nel tentativo di arrivare in Europa, e una volta raggiunta l’Italia dormono per strada, aspettando mesi e mesi un documento che quasi sicuramente non servirà a nulla.

Vogliamo continuare a vivere in questa casa, che da tanti anni è la nostra casa.

Non vogliamo finire in mezzo alla strada per colpa del Comune di Torino che gioca a rimbalzarsi le rsponsabilità con la proprietà dello stabile, e se il problema è semplicemente poter entrare per fare le pulizie nell’ex clinica, noi siamo da subito disponibili a collaborare. Se non ci volete qui, restituiteci le nostre impronte digitali, lasciateci liberi di andare da qualche altra parte in questa Europa che continua ad avere confini chiusi solo per noi.

CASA-LAVORO-RESIDENZA BASTA RAZZISMO, DIRITTI PER TUTTI-E!

GLI ABITANTI E LE ABITANTI DI CASA BIANCA

Sugli arresti all’exMOI

In merito agli arresti per stupro riportati sul quotidiano La Stampa del 11.06.15.
Prima di tutto ci uniamo al dolore della ragazza e della famiglia. Ci teniamo a ribadire che, se il fatto fosse confermato, sarebbe un atto di assoluta gravità. Un atto che condanniamo e riteniamo ingiustificabile, a prescindere dal colore della pelle di chi lo ha commesso o del quartiere dove vive.
Gli abitanti del MOI non hanno ostacolato lo svolgimento delle indagini, ma anzi sono stati i ragazzi stessi a spiegare che, nel caso fossero confermate le accuse, chi ha fatto questo non è come tutti gli altri. Al MOI ci sono famiglie, studenti, persone che lavorano o cercano lavoro.
Alcuni giornali e politici hanno permesso che crescesse il clima di odio razzista ignorando chi ha lucrato sui progetti di accoglienza. L’esempio lampante sono le aggressioni ai rifugiati di Tor Sapienza, frutto delle politiche di Mafia Capitale.
Perciò invitiamo a non generalizzare, a non promuovere atti di violenza indiscriminata. Non devono ripetersi i fatti del 2011 alla Continassa. All’epoca la notizia di uno stupro, poi rivelatasi falsa, portò ad una fiaccolata in cui si diede fuoco a tutto il campo rom. Sappiamo che è già stata organizzata una fiaccolata contro i rifugiati. Nessun episodio può essere il pretesto per qualunque atto di razzismo, non ultimo uno sgombero indiscriminato, che non darebbe giustizia alla ragazza ma sarebbe solo un atto di giustizia sommaria, per di più verso le persone sbagliate.

Ultime notizie

Negli ultimi mesi non si è più parlato dell’exMOI. Una raccolta firme promossa dal consigliere di circoscrizione di Forza Italia ha avuto come risposta del comune il silenzio totale. Nelle prossime settimane vi faremo sapere come prosegue questa bagarre.
Nel frattempo ci siamo mossi come meglio sappiamo fare, proponendo iniziative reali contro vuoti dibattiti sui giornali.

africa unitedCome da tradizione, per il terzo anno partecipiamo al Balon Mundial, il torneo di calcio antirazzista. La nostra squadra, Africa United, ha già battuto la Cina 5-1. Su facebook trovate le foto fatte da noi e da Balon Mundial. Le prossime partite sono il 14 giugno alle ore 18 contro il Libano e il 21 giugno alle ore 16.45 contro l’Egitto.

Il 2 giugno abbiamo partecipato con il nostro banchetto alla Festa della repubblica multietnica, anche questo un evento a cui partecipiamo da un paio di anni. Abbiamo avuto occasione di mostrare alcune foto del MOI, vendere alcune piantine dell’orto delle Salette (la nostra occupazione di piazza Massaua) e i ragazzi della Re-fugees crew hanno cantato qualche pezzo.

Cos’è re-fugees? Re-fugees è una crew nata in quartiere da alcuni ragazzi del MOI e alcuni del quartiere con l’unico scopo di fare musica assieme. Iniziano a muovere i primi passi ora ma hanno gia fatto un concerto al valentino e uno a giancarlo occupato. Big UP.

Infine per avvicinarci al quartiere e per aprirci un po alla città, abbiamo organizzato una ressegna cinematografica assieme ai nostri vicini di casa, nel cortile dell’exMOI: Regarde MOI. Il 12 giugno verrà proiettato Lampedusa in Berlin. Il 19 giugno Io sto con la sposa e il 26 Ottopunti. Maggiori info sulla pagina FB.

Mer. 1 Aprile – Dibattito su MOI e Salette a Biennale Democrazia

locandina ex moi bndemocraz Nell’ambito della Biennale Democrazia 2015, siamo riusciti ad avere uno spazio di dibattito e riflessione pubblica sulla Situazione abitativa e il riconoscimento dei diritti dei rifugiati a Torino.

Questo si svolgerà:
Mercoledì 1 aprile ore 17.30
Campus Einaudi Aula B2

Interverranno:
Prof. Marco Buttino
Prof. Claudio Sarzotti
Avv. Gianluca Vitale
Rifugiati delle occupazioni abotative dell’ExMOI e Salette di Torino

a cura di
Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti e Campus Invaders

Siete tutti invitati.

#Mai con Salvini – Sab. 28 Marzo

Gli scandali finanziari, i rimborsi elettorali usati per la famiglia Bossi, i diamanti in Tanzania e le lauree comprate sono alcuni dei più cari ricordi che la Lega ha lasciato ai cittadini padani e non solo. I piemontesi hanno tanti altri motivi per odiare la Lega: gli sperperi della giunta Cota, l’uso di denaro pubblico per le spese private dei consiglieri, lo smantellamento delle borse di studio, l’attacco sprezzante contro l’aborto, la chiusura delle eccellenze sanitarie sul territorio.
La svolta fascistoide di Salvini lo fa risultare ancora più intollerabile, con la sua guerra agli “zingari” e agli “clandestini”.

Gli occupanti del MOI hanno un loro personale ricordo di Salvini.
A dicembre 2014 i consiglieri comunali di destra Marrone e Carbonero, colpiti dai fallimenti delle loro precedenti iniziative, erano andati a piagnucolare da Salvini. Questo è stato chiamato col pretesto di una petizione contro la residenza di via casa comunale 3, risultato della lotta dei rifugiati, nonché diritto e dovere di ogni abitante del territorio e non concessione da parte dell’amministrazione. Questa la scusa, il reale motivo era provocare gli occupanti per cercare lo scontro. Piantato il gazebo in piazza, attorniato da qualche decina di vecchi militanti del suo partito si è messo a sparare slogan razzisti. Non essendoci stati scontri, non c’è stata notizia. Salvini si è quindi ritirato senza nulla di fatto, ricevendo anche qualche insulto dai balconi di piazza Galimberti.

Nessuno ha dimenticato le sue provocazioni e il suo accanimento in cui l’exMOI era solo una tappa nel suo tour dell’odio. Per questo saremo in piazza sabato 28 marzo, assieme a tutti i solidali che ci hanno sostenuto in questi mesi.

CI VEDIAMO IN PIAZZA CASTELLO ALLE ORE 15 SABATO 28 MARZO

MAI CON SALVINI

diffondete la notizia e l’evento FB

Prossimi eventi: Compleanno exMOI

Il 20 marzo 2015 dalle h. 19 – negli spazi della Cavallerizza Reale di Torino, Via Verdi 9 – si terrà una serata organizzata per conoscere la situazione dell’ExMoi discutendo con chi lo abita e con chi ha portato solidarietà, con chi a Torino immagina una città più accogliente e partecipata, con tutti coloro che stanno raccogliendo la sfida posta da quella che probabilmente è la più grande situazione abitativa auto-gestita di migranti d’Europa.
Evento Facebook: Presentazione e Concerto

IL PROGRAMMA:

h.19. INCONTRO E DIBATTITO. Interventi e testimonianze degli abitanti dell’ExMOI, del Comitato di solidarietà rifugiati e migranti, dell’Assemblea Cavallerizza 14.45 (Sala Manica Lunga)

MOSTRA FOTOGRAFICA “2 anni di ExMOi” (Sala Foyer)

APERITIVO MIGRANTE

h. 22.00. QUESTO MARE E’ DI PIOMBO
Spettacolo tra l’audio-documentario e il racconto collettivo, una narrazione dal vivo presentata al pubblico dai margini della Fortezza Europa. Dal filo spinato a “lame taglienti” di Melilla alle logore tende del campo fantasma di Choucha, in Tunisia, le tante terre di nessuno disseminate sulle coste del Mediterraneo: luoghi in cui il tempo è sospeso e si resta in attesa di una porta, di uno spiraglio, di una crepa che permetta di passare alla tappa successiva. Produzione AMISnet.
Nomination al Prix Europa 2014 di Berlino come migliore opera radiofonica d’attualità. (Teatro Manica Corta)

h. 23. SERATA REGGAE DUB ROOTS con Afrikan Children e Makinda Hi-Fi Sound system e il live direttamente dall’ExMoi di Kabala Man, Junior Cure ed Elako ! (Sala Manica Lunga)

Corteo contro lo sgombero dell’exMOI

barchette Oggi svariate centinaia di persone tra rifugiati, migranti e solidali hanno sfilato pacificamente nel centro di Torino per opporsi all’ordinanza di sgombero dell’exMOI, le 4 palazzine abbandonate per 7 anni in zona Lingotto. Occupate nel 2013 da 750 tra rifugiati e migranti, molti di loro si sono ritrovati oggi a Porta Nuova alle 16. Tra di loro anche donne e bambini. Dietro lo striscione “Casa, Lavoro, Dignità – Non si sgombera la libertà”, molti ragazzi che hanno scritto i loro cartelli. Alcuni hanno anche creato uno striscione con tutte le bandiere dei loro 26 paesi con una grande Africa nera in centro.
Arrivati in piazza castello, sotto il palazzo della regione, alcuni occupanti dell’exmoi hanno raccontato le loro esperienze della mala-accoglienza dell’emergenza Nord Africa, storie simili a quelle di altri rifugiati che hanno preso parola, attualmente “accolti” nei centri di accoglienza torinesi, molto simili a quelle di mafia capitale.
Nel mentre uno telo azzurro mare veniva steso davanti alle prime file del corteo, riempito di barchette di carta, che venivano poi lanciate in aria a simulare la necessità della rimozione delle frontiere. Il corteo è proseguito verso il comune, dove è stato accolto dai musicisti di Bandaradan che hanno avvicinato chi si affacciava dalle vie limitrofe e fatto ballare molti del corteo. Mentre si ricordavano le tappe della lotta per la residenza, alcune foto simboliche sono state appese davanti al comune, a ricordare la presenza dei rifugiati nelle palazzine dell’ex villaggio olimpico, volti e corpi di persone e non numeri e merce per politicanti affaristi e razzisti.
Il corteo è passato per l’anagrafe, dove è stato attaccato uno striscione simbolico: “Rispetto quale? Residenza virtuale!” a ricordare il risultato della lunga lotta dei rifugiati che a dicembre 2013 hanno ottenuto ciò che è negato in quasi tutto il territorio italiano: una residenza individuale e l’accesso ai diritti fondamentali. La residenza di Via della Casa Comunale 3 spesso non è riconosciuta dagli uffici, soprattutto dalla Questura al momento del rinnovo, anche se dovrebbe esserlo.
Il corteo è terminato a Porta Palazzo, luogo antirazzista per definizione, alle 19 dove i rifugiati hanno potuto spiegare le loro ragioni ai presenti in piazza e ricordare i prossimi appuntamenti di mobilitazione, a cominciare dall’assemblea convocata per Giovedì 19 marzo a Palazzo Nuovo per organizzare tutti insieme, migranti e non, Sabato 28 marzo,
l’accoglienza che merita il razzista per eccellenza Salvini ed i suoi accoliti neofascisti di
Casa Pound.

La giornata è stata una chiara risposta al comune e soprattutto ai consiglieri di centrodestra che si sono spesi molto in questi mesi per criminalizzare l’occupazione. In questo senso è stata significativa la presenza di abitanti del quartiere Nizza-Lingotto e studenti, solidali con l’exMOI.
Più che riuscito l’intento comunicativo: molti sono stati i curiosi che si sono avvicinati al corteo per chiedere il volantino e gli stessi rifugiati si sono spesso fermati a dare spiegazioni. In quest’ottica il 2° compleanno dell’exMOI, che si svolgerà il 20 marzo alla Cavallerizza Reale e il 29 marzo in via giordano bruno, sarà un’occasione per un dibattito allargato con la cittadinanza.

A Torino, all’ex­MOI, la paura non è di casa!

30 giorni per decidere – Riflessioni sull’exMOI a rischio sgombero

riccaLunedì 2 Marzo il consiglio comunale ha votato una proposta di mozione della Lega Nord che chiede di deliberare riguardo tempi e modi della “liberazione” delle palazzine exMOI entro 30 giorni. (Foto a destra – Click per ingrandire) La proposta è arrivata nel mezzo della concitata discussione sulle arcate, il sito dell’ex mercato, situate a poche decine di metri dalle palazzine occupate, saltuariamente sede di Paratissima e futura sede di un polo scientifico-tecnologico di Politecnico e Università. La stessa tecnica era stata adottata dal centro-destra per far approvare il sopralluogo alle palazzine. Mentre si deliberava sugli investimenti nelle arcate, il centro-destra ha infilato una mozione riguardate le case occupate. Non stupisce la proposta dalla Lega, ne che Fratelli d’Italia e Nuovo Centro Destra diano manforte. Ma perché il PD ha compattamente votato a favore? Quasi sicuramente questa mozione non sarà vincolante, nessuno deciderà in 30 giorni cosa fare di 800 rifugiati e si rimanderà ancora. La mozione è tanto inutile da non comparire quasi sui giornali. Piuttosto è indicativa di una linea di pensiero, una linea che connette il decoro con l’emergenza. La stessa linea lungimirante che porta a spendere 5 milioni di euro per sgomberare centinaia di Rom, per dar casa solo a poche decine di loro. Lo stesso avviene ora: dopo aver ignorato la situazione per due anni il comune decide di applicare la legge in maniera discrezionale, funzionale alla situazione. Alcuni esempi. Quando serve il piano casa di Renzi viene attivato e a Roma centinaia di rifugiati che occupano Palazzo Selam, perdono la residenza. A Torino questo non succede poiché da anni si lotta per il diritto alla residenza, un diritto che il comune ha riconosciuto. Per l’exTelecom occupata di Bologna, dove abitano 200 persone, non è stato subito disposto il sequestro, poiché questo non pone un reale vincolo per gli occupanti, nessuno abbandona l’edificio. Piuttosto la volontà politica, a sgombero effettuato, può essere certificata dal sequestro giudiziario. A Torino succede il contrario, l’atto della procura viene usato dal comune come scusa per sgomberare. E’ evidente l’uso della legge a supporto della propaganda trasversale che vede nei problemi sociali semplici questioni di ordine pubblico. Il modello è sempre lo stesso. All’inizio in un quartiere nasce lo scontento creato da cause esterne. Arriva la movida rumorosa, frutto della politica della Torino Universitaria, arrivano lo spaccio-furto-accattonaggio, frutto di politiche sul lavoro fallimentari, arriva una nuova occupazione, frutto della mancanza di politiche su reddito e abitazione, arrivano i rifugiati, per via di conflitti, accordi internazionali e carenza d’integrazione. Sul nuovo fenomeno si scaricano tutti i problemi del quartiere. La destra in questo senso è funzionale al sistema di riqualificazione. Promuove, a fini elettorali, manifestazioni populiste o apertamente razziste che focalizzano l’attenzione sulle paure momentanee. Infine il comune targato PD interviene per calmare “i cittadini scontenti” che gridano al degrado, concede di tutto a chi può investire nel quartiere e sposta il disagio un po più in la, magari verso le periferie. E il gioco riparte. Il comune ha convinto Università e Politecnico a insediarsi in quartiere con il polo di ricerca all’exMOI e presto nell’area exAVIO con la città della salute. Questo giustifica le mozioni che impegnano la Giunta ad attivarsi per l’esecuzione dello sgombero. Nel testo della mozione i rifugiati diventano definitivamente i portatori del degrado. Quello che è detto in toni chiaramente razzisti nei valori e nelle pratiche, da Lega Nord e Fratelli d’Italia, deve essere giustificato dall’investimento economico per poter essere firmato dal PD: non si può mettere un polo di eccellenza a fianco alla più grande occupazione auto-organizzata d’Europa, non per razzismo ma per logiche economiche. L’amministrazione tollera le altre case occupate di rifugiati, luoghi messi peggio del MOI e dove non c’è il nucleo di auto-organizzazione politica che li sta nascendo. Via Bologna, corso Chieri, corso peschiera sono tutte case di passaggio. Luoghi funzionali al mercato dell’immigrato, ultima tappa dell’ingranaggio che mastica il rifugiato fino all’ultimo centesimo. Per questo sono comode e intoccabili. Una volta digerite queste riflessioni, la presenza del MOI diventa simbolica non del degrado ma delle carenze sistematiche: le difficoltà nel rinnovo del permesso e nel riconoscimento della residenza, l’obbligo di lavorare dove non c’è lavoro, la difficoltà di avere un contratto legale, la costante ricerca di lavoro nero, magari nei campi dove si aspettano mesi per lavorare giorni, l’impossibilità di andare in altri paesi d’europa o di tornare nel proprio. Le occupazioni come il MOI servono a riacquistare una stabilità, dare respiro e poter ripartire da qualcosa come la casa per poi riaffermarsi come lavoratori, cittadini, studenti e tanto altro. Le occupazioni sono la spia di allarme di carenze sistematiche, la cui soluzione non è uno sgombero, ma precise scelte politiche. Contestare la legge perversa e ideologica che regola la vita dei migranti e la logica del “ripristino della legalità”, queste sono le reali soluzioni.