Lettera sulla visita di Marrone e soci

Poco dopo la contestazione a Marrone e soci uno degli occupanti si è avvicinato dicendo che sarebbe andato a scrivere. Mezz’ora dopo è tornato con questa lettera che ci ha chiesto di pubblicare.

Che bella giornata oggi. Una giornata per esprimersi, per dimostrare a quella gente che pensa che gli immigrati sono la causa della loro crisi, della loro povertà, della loro sofferenza, anzi pensano che gli immigrati gli fregano tutti i beni, lavoro, soldi…
Ditemi, sono 4 anni che siamo qui da voi, che cosa abbiamo cambiato?
Andate a vedere da noi, si certo che siamo più poveri, ma siamo solidali con la gente, con tutti senza distinguere il colore o la provenienza. Voi ci chiamate gente di colore, ci chiamate zingari e ci chiamate marocchini. Questo sono parole razziste.
Voi che mangiate da soli, voi che lavorate e vi divertite fra di voi, senza pensare ai poveri che vi stanno intorno, che passano notti senza mangiare. Oggi è così.
Volete toglierci il tetto, sappiamo perché, perché piove e fa freddo. Non vedete di essere egoisti?
E’ una vergogna, una vergogna per un popolo come gli italiani, per un governo che è all’altezza dell’Europa.
Siamo poveri e siamo neri e siamo africani e siamo italiani, perché fra gli italiani c’è gente che ha sentimenti, che conosce la realtà che viviamo e che sono giorno e notte con noi per abbassarci il dolore, per incoraggiarci ad andare avanti lottando con noi per i nostri diritti fregati da voi, i capitalisti, da voi imperialisti, da voi fascisti e razzisti.
Anche se accettano tutto ciò che avete raccontato su di noi, queste cose sono false. Abbiamo aspettato troppo, qui come vedete siamo tutti giovani, abbiamo un futuro davanti a noi e siamo utili, abbiamo dei talenti, siamo pronti a imparare a integrarci. Quattro anni non sono pochi. E accusate noi, perché non vi vergognate?
In carcere quando un prigioniero resta calmo e tranquillo per ricompensarlo gli danno un lavoro e quello che fa problemi si mette in isolamento. Vuol dire che l’uomo ha bisogno di un lavoro per vivere e soprattutto ha bisogno delle altre persone, perché è naturale. Neanche questo abbiamo avuto.

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Solidarietà digitale

Ieri in serata @OperationItaly (anonymous italia) ha annunciato su Twitter anon.antifa di aver buttato giù fratelli-italia.it. L’operazione è stata fatta in solidarietà con i migranti e i rifugiati dell’ex Moi che nella giornata di martedì, a Torino, hanno cacciato dalle palazzine occupate il consigliere Maurizio Marrone (appunto di Fdi), accompagnato da alcuni colleghi della Lega Nord.

http://www.fratelli-italia.it DOWN! #Anonymous abbraccia gli immigrati dell’ex #Moi #Torino che hanno scacciato i deputati #fascisti “in visita”

Porte chiuse

Da marzo 2013 si sono presentati all’exMOI giornalisti Casa: occupazioni a Torino, momenti di tensioneper raccontare, il vescovo Nosiglia ha portato la sua solidarietà e comprensione, politici hanno visitato l’occupazione per premurarsi della situazione. Infine varie associazioni frequentano il luogo o portano il loro supporto. Tutti coloro disponibili al dialogo e all’aiuto hanno sempre trovato le porte aperte.
Il 18 novembre era previsto un sopralluogo della commissione di gestione e dei capigruppo comunali all’exMOI. Di questa visita nessuno è stato avvisato. Ne il nostro comitato, ne gli abitanti delle palazzine. Nemmeno il presidente di circoscrizione Rizzuto, in contatto diretto con alcuni dei rifugiati, che avrebbe potuto avvertirli. A nessuno è stata chiesta opinione sullo stato delle palazzine o dei suoi abitanti.
Più grave ancora non vi era un motivo chiaro. Perché proprio senza preavviso? Perché proprio ora, dopo 6 anni di abbandono e 2 di occupazione?
Tutti abbiamo pensato ai fatti di Tor Sapienza. Una provocazione. Il comune se ne è reso conto e ha per questo annullato la visita istituzionale, decidendo di condividere con abitanti e comitato date e modalità.
Il centro destra ha invece voluto portare avanti questa provocazione. Presenti Marrone e Ambrogio (FdI), Ricca e Carbonero (LegaNord), Tronzano (FI), Berthier (Torino Libera, voti di Forza Nuova).
La visita era a puro titolo personale, nonostante continuassero a ripetere di essere li per conto del Comune. La loro richiesta era di entrare a visitare le palazzine, prontamente negata da una folla di 200 rifugiati, dal comitato, dai centri sociali cittadini e da altri numerosi solidali. Negata perché l’unica cosa chiara era l’intento provocatorio, sicuramente non costruttivo, della destra torinese. Chiarito dall’affermazione di Marrone, che in uno scambio di battute sul perché solo ora si interessi di rifugiati ha risposto di occuparsi da tempo della cosa “infatti io ho votato contro la residenza”, dichiarazione che ha scatenato l’ira degli interlocutori.
Nonostante ciò non vi è mai stato contatto fisico, solo una lunga discussione e numerosi cori.
La visita era probabilmente correlata al presidio indetto dai giovani di Forza Italia nella vicina piazza Galimberti. Presidio andato praticamente deserto, costretto a spostarsi e ad andarsene dalla continua presenza dei rifugiati.
Siamo ben contenti di aver respinto un pericoloso precedente per un accanimento politico e mediatico verso gli abitanti dell’exMOI. Contenti che una minima resistenza abbia fatto capire alle istituzioni quali sono i problemi reali di cittadini e migranti, che ci sono altre modalità per risolverli. Contenti perchè questa visita ha riacceso la voglia di ribellarsi e di stare uniti.

Ricordiamo che i rifugiati che vivono in queste palazzine non vivono nel caos, il Comitato di Solidarietà Rifugiati e Migranti li supporta quotidianamente e con uno sportello settimanale, gli abitanti hanno un responsabile ogni appartamento, infine numerose associazioni frequentano il luogo o si interessano della situazione. Tra queste Pastorale Migranti, Frantz Fanon, Mamre, ANPI sez. Lingotto, il Gruppo Abele ed il Sermig. L’associazione del politecnico Ingegneri Senza Frontiere sta stilando un rapporto sulla situazione strutturale delle palazzine dell’exMOI. Si è avviato un proficuo dialogo con tutti i partecipanti del GRIS, gruppo che si occupa della salute di migranti e rifugiati, per definire i miglioramenti possibili del sistema sanitario rispetto alla situazione dei migranti. Un protocollo è stato stilato con i Centri Territoriali Permanenti Castello di Mirafiori e Braccini affinché i rifugiati ancora analfabeti abbiano una corretta formazione. Tutto ciò nella quasi totale assenza delle istituzioni.
Ricordiamo inoltre che queste persone, al contrario di quanto spesso si dice, non ricevono soldi dallo stato, hanno ricevuto solo i due euro giornalieri che gli spettavano durante i loro progetti, ora più niente. Chiedono solo integrazione e lavoro dignitoso oltre alla libertà di potersi muovere sul territorio europeo.

Rassegna Stampa:

Sullo sgombero di Corso Traiano

cso traianoIl 18 di giugno la questura di Torino manda svariate camionette per sgombrare una trentina di persone, soprattutto famiglie di rifugiati, che vivevano in una delle case occupate qui a Torino, una palazzina in Corso Traiano 128. Era l’occupazione più facile da smantellare. Un rappresentante della proprietà (supermercati Pam), accorso sul luogo dello sgombero dichiara di non aver sollecitato quell’intervento.

Quale pericolo per la cittadinanza e la sicurezza pubblica rappresentavano 13 famiglie con dieci bambinetti, due neonati, due donne in cinta, da richiedere l’intervento all’alba della forza pubblica?

Con sommo spavento soprattutto dei più piccoli, poliziotti e carabinieri irrompono nelle stanze alle 6 del mattino svegliando di soprassalto tutti i residenti. La forza pubblica intima di lasciare lo stabile, disponendo i lavori per murarne gli ingressi. Desolati madre e padri vestono i bambini mettono insieme in tutta fretta l’indispensabile e escono con i figli in braccio e per mano, i passeggini e le carrozzine sono diventati mezzi per trasportare indumenti, pannolini, generi di prima necessità; sono portati fuori i materassi con la biancheria, qualche cartone con i viveri. Alcune ore più tardi un’assistente sociale propone alle famiglie di andare provvisoriamente in una casa di riposo per anziani a Quattordio, 1668 abitanti, 75 chilometri da Torino, situato a metà strada fra Alessandria e
Asti, dove per altro non ci sarebbe stato l’uso di cucina. A una donna al nono mese di gravidanza viene offerto fino ad agosto un posto al Sermig, ma solo a lei e alle figlioletta, il marito deve arrangiarsi. Tutti rifiutano fermamente questa opzione e optano per un presidio sotto il Comune di Torino.

Queste persone pagavano regolarmente le utenze del fabbricato di Corso Traiano, che era rimasto vuoto per anni, soggetto a saccheggi e degrado. Gli occupanti ne avevano ridipinto le pareti, messo a posto i rubinetti e svolto altri lavori di manutenzione, che avevano restituito decoro alla casa e all’isolato. Le stanze erano state arredate nel modo più normale possibile, per vivere dignitosamente come cercano di fare tutti. I bambini frequentavano la scuola elementare e la scuola materna. Soprattutto i padri procuravano alla famiglia da vivere con lavori magari al margine dell’economia tipica di una grande città, lavori conquistati giorno dopo giorno; le signore in cinta erano seguito da un ginecologo, i bambini da un pediatra. Adesso quei bambini traumatizzati chiedono agli adulti quando
potranno tornare nella loro casa.

I rifugiati sono persone che, ovviamente, come tutti gli esseri umani stabiliscono legami con il loro ambiente, fondano famiglie e non sono pacchi da spostare e da dividere a seconda della necessità, come se a loro bastasse sopravvivere, poco importa dove, come e con chi. Un ospizio per vecchi, in un paese ignoto, di poche anime, un luogo a conti fatti
impossibile da raggiungere per chi lavori a Torino, e percepisca un reddito di sussistenza, era una proposta di fatto inaccettabile. L’unica ricevuta.

Lo stesso giorno dello sgombero Piero Fassino, in quanto Presidente dell’Associazione Comuni Italiani era a Roma per firmare il Protocollo d’Intesa fra ANCI e UNICEF Italia. «Siamo come ANCI da sempre sensibili ai temi legati alla tutela dei minori, sia italiani che stranieri – dice in quella occasione Fassino – spiegando che il protocollo testimonierebbe l’impegno dell’Associazione dei Comuni Italiani in “passato e futuro, a fianco di UNICEF, per dare concretezza ai principi sanciti nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, partendo dal basso e quindi dalle realtà locali.»

Pare che il Comune non sia stato informato dalla Questura di quella decisione. Eppure nessun rappresentante di questa città o di questa Regione ha sollevato pubblica protesta contro queste pratiche poliziesche indegne di un paese democratico, che ci ricordano tempi infausti. Nessuno si è chiesto che fine abbiano fatto quelle donne e quei bambini che il 18 hanno atteso tutto il giorno in Piazza Palazzo di Città che qualche rappresentante del Comune li incontrasse. La sola presenza pubblica su quella piazza sono stati i tre blindati della polizia posti a proteggere il Comune. Proteggere da chi?

Com’è possibile che coloro che hanno davvero bisogno di protezione nella nostra città, che siano bambini, donne in cinta o adulti, proprio coloro che hanno lasciato tutto alle spalle per salvarsi la vita, siano abbandonati a se stessi?
Lo Stato nella nostra città si mostra in uniforme per difendere in modo astratto e ideologico il diritto di proprietà, ma si dimostra disarmato quando si tratta di tutelare ben altri diritti, quelli dell’infanzia e dei cittadini più deboli?

Chi ha una coscienza non inerte si trova obbligato a praticare la disobbedienza civile per aiutare concretamente coloro che lo Stato dovrebbe tutelare, ma che irresponsabilmente abbandona.

Fonti:

Infoaut – Torino. Corso Traiano sotto sgombero. Decine di famiglie in mezzo alla strada
Radio Onda D’urto – CASA: SGOMBERO IN CORSO TRAIANO A TORINO. 13 FAMIGLIE SENZA UN TETTO.
Repubblica Torino – Il corteo dopo lo sgombero di corso Traiano
Nuova Società – Sotto sgombero la palazzina occupata di corso Traiano 128
Quotidiano Piemontese – Torino, sgombero in corso nella palazzina occupata di corso Traiano – video