Quella carogna di Davide che fa paura al probo Golia

È stata l’inconsistenza del progetto MOI a far chiudere l’ufficio del project manager non certo le proteste degli abitanti o le critiche del nostro comitato, a cui nessuno ha ritenuto di rispondere.

Leggiamo giorno dopo giorno gli articoli che soprattutto “La Stampa” pubblica con regolarità sull’ex Moi come per dare ossigeno al grande Progetto MOI, guidato dalla Compagnia di San Paolo e dal suo manager. A noi prende una certa nausea mista a esasperazione nel leggere ogni volta informazioni e riferimenti che hanno poco a che fare con la realtà. Mai un approfondimento vero, mai una domanda posta ai responsabili di tale progetto. Anche se la realtà compare in tutta la sua complessità in altre pagine dello stesso numero di giornale. In quello del 22 gennaio per esempio un titolo riporta la denuncia della presidente della Onlus Il cuore in Siria Claudia Ceniti (funzionaria di banca milanese): Nessuno affitta una casa alla famiglia siriana”.  Ma guarda! E pensare che si tratta di una famiglia tanto presentabile come ci dice la foto, dove compaiono sorridenti «papà Ghassan, mamma Dounia e i loro tre figli, tra i quali la piccola Mayar, affetta da glicogenosi genetica [che] oggi va a scuola, come i suoi due fratelli e parla perfettamente italiano» . La Stampa aveva contribuito a farli arrivare in Italia, ma poi cinquanta proprietari torinesi hanno preferito affittare a una famiglia italiana invece che a una famiglia siriana il loro appartamento.

Sempre nello stesso giorno un articolo sull’ex Moi. Sta a vedere che questo passerà alla (misera) storia della città: che il Golia a sei teste (l’amministrazione Appendino, la Compagnia di San Paolo, la Prefettura, la Città Metropolitana, la Regione e non ultima la Diocesi) venne sconfitto da dei Davidi (volontari e da qualche sparuto migrante). Tanto solerte fu l’alleanza delle istituzioni e piena di buona volontà e di ottime idee e intenzioni nello schierare il suo Progetto risolutivo. Ma tale concertato Progetto non poté essere vittorioso a causa della «bocciatura dei comitati di volontari», e dalle «proteste violente di un pugno di migranti», che un giorno non demolirono bensì misero (simbolicamente) le scrivanie dell’ufficio del team di Project Management fuori dalla porta. Inoltre l’articolista ricorda «l’aggressione allo stesso project manager dei mediatori culturali», cioè il pugno inferto al «manager dei mediatori» da una persona purtroppo non più in possesso del pieno equilibrio psichico (come sa lo psichiatra che lo segue). Ma cos’è un «manager dei mediatori»? Ma di quali MEDIATORI si sta parlando? In quell’ufficio c’è un’equipe sedicente di Project Management, con a capo un Project-Manager – che si avvale è vero tra gli altri della collaborazione di alcuni mediatori – il cui scopo non è la mediazione, ma la “liberazione” o “restituzione”, cioè sgombero dei palazzi. Che tale team con tale incarico in tale ufficio non abbia riscontrato l’entusiasmo degli occupanti e che il Project Manager, ex cooperatore internazionale, non sia stato accolto a braccia aperte come gli sarà successo in passato, ci pare che non debba sorprendere.

Ma come può il comitato formato da poche manciate di volontari competere con gli uffici stampa delle benemerite istituzioni, prima fra tutte la Compagnia di San Paolo, efficienti nel raccontare che si stanno dando un gran da fare per risolvere quello che sembra essere il problema cardine della nostra città.

Ma cosa vogliano fare, in che modo e cosa stiano realmente facendo, di questo parlano meno, quasi niente.

Vorremmo invitare i giornalisti tanto solerti a far da cassa di risonanza di quegli uffici stampa di leggersi o rileggersi con calma il documento (lo trovate qui o lo potete richiedere a: comitatosolidarietarifugiati@gmail.com) che con fondati argomenti è stato diffuso nelle scorse settimane dal nostro comitato e consegnato il 12 dicembre alle istituzioni impegnate nel Progetto MOI. È passato un mese e mezzo e nessuno delle istituzioni dell’alleanza, ha ritenuto di voler discutere di tali argomentazioni almeno di fronte a quegli enti e associazioni, che volevano a tutti i costi coinvolte nel progetto “partecipato”.

Se i giornalisti non avessero tempo e voglia di leggersi tutto il documento, che in effetti è lungo alcune pagine, allora che si segnino queste domande per porle alla prima occasione a chi di dovere, così forse potrebbero spiegarsi e spiegare come mai tanta ingratitudine da parte degli abitanti verso coloro che li vogliono mandare via dall’ex MOI.

Che si chieda per esempio dove credano di trovare manager e collaboratori, scaduti i 6 o 12 mesi di “accompagnamento abitativo”, gli affittuari disposti a dare un alloggio a dei giovani africani, troppo grandi per essere tanto carucci e in genere ancora in salute per destare pietà. Ma soprattutto non in possesso di contratti di lavoro a tempo indeterminato.

Si chieda come farebbero l’80 per cento di quei giovani africani a raggiungere l’autonomia dopo sei mesi o un anno di temporanea assistenza (come sostiene il Progetto MOI). Li manderanno tutti a saldare navi da crociera, o a pelare patate nei ristoranti del territorio metropolitano (visto che si parla sempre e solo di posti nei cantieri navali e  per aiuto-cuoco)?

Si chieda che fine hanno fatto quelli che vivevano nei sotterranei, che per fortuna non erano 400 come aveva scritto “La Stampa”? Chi li sta seguendo e accompagnando dove? Come mai è stato imposto un compenso di 20-22 Euro per ognuno nei centri di accoglienza (quelli che di solito accolgono come Cas chi è arrivato da poco e mandato da Settimo, e di Euro ne ricevono 35). Come ci è stato detto da un responsabile:

«Ci hanno proposto un patto economico diverso, dicendoci che avrebbero avuto bisogno di un accompagnamento leggero perché trattasi di persone qui da tanto tempo, cosa che giustificava i 20/22 euro al giorno. Ma non era vero niente, le persone che ci hanno mandato non parlano italiano ed è vero che conoscono un po’ il territorio, ma ci hanno vissuto come topi. Il primo mese lo abbiamo dovuto regalare, ci hanno detto che è la ‘nostra missione’. È vero che noi abbiamo il coltello dalla parte della lama». Certo non possono fare troppo gli schifiltosi, altrimenti la prossima volta la Prefettura si ricorda di loro e non gli manda più nessuno, tanto gli accordi con la Libia hanno fatto diminuire i salvataggi in mare.

 Il giorno prima o il giorno stesso cooperative e associazioni sono state informate che sarebbero arrivati gli sfollati dai garage; alcuni di loro sono finiti a Coazze e si sono perse le loro tracce, la cooperativa che li accoglie ha il telefono disattivato. Solo su sollecito dei dirigenti dei Cas cittadini coinvolti c’è stato un incontro col Prefetto e con il Comune tre settimane dopo l’arrivo delle persone nei centri. La Prefettura sta cercando soluzioni fantasiose per aggirare il problema che alcuni di loro sono diniegati senza possibilità di fare ricorso; rilascia permessi a scadenza di sei mesi. Quelli presi negli spazi abitativi della Diocesi sono in maggioranza irregolari, con le situazioni più svariate; alcuni hanno bisogno di avere un serio accompagnamento psichiatrico. Ricevono il cibo con il catering, non hanno una cucina comune attrezzata per così tante persone. Ma se l’avessero non si sa dove troverebbero il cibo da cucinare. Quanto tempo dovranno rimanere in quelle strutture gli sfollati dai garage è poco chiaro; a chi è stato detto due mesi, chi teme che durerà molto più a lungo. E allora dove manderà il project manager la prossima tornata di occupanti, quelli che abitano la prima palazzina, che già si doveva sgomberare a inizio estate 2017 e che adesso dicono che sgombreranno verso marzo, o forse dopo visto che a marzo ci sono le elezioni e sono tutti molto occupati?

Il sospetto è che il Tavolo istituzionale e i suoi tecnici non sappiano da che parte voltarsi. Hanno annunciato di fare e disfare, millantato, questo soprattutto. Poi è arrivato quella carogna di Davide che ha minacciato il prode Golia. Che si sia dovuto chiudere l’ufficio è stata quasi una fortuna, una buona scusa per attribuire alle resistenze contingenti l’inconsistenza della progettazione.

Noi come comitato volevano seriamente discutere dei termini del Progetto MOI, che non abbiamo contestato per partito preso, ma nel merito. Pensiamo che tante persone abbiano bisogno di un posto migliore dell’ex MOI. I palazzi sono sovraffollati, le riparazioni sebbene continue non stanno dietro ai guasti. Anche il Moi è pieno di famiglie, di bambini, di persone vulnerabili che stanno perdendo del tutto la ragione. Qualcuno si è buttato ripetutamente giù dalle finestre. Altri sono angosciati dalla paura di finire di nuovo in strada. Una giovane donna, rifugiata politica, recentemente è stata ricoverata in un ospedale cittadino nel reparto psichiatrico e poi mandata in una clinica. Aveva vissuto all’ex Moi, poi in un’altra occupazione più piccola e più facile da sgomberare. Era successo il mattino all’alba con spiegamento di polizia e come sottofondo le grida spaventate della decina di bambini piccoli strappati dal sonno e dai loro letti. Lei, in cinta di otto mesi, ha dovuto far fagotto in fretta e furia ed è uscita col marito, anche lui rifugiato politico, e un bimbo piccolo. Dopo vari pellegrinaggi la famiglia è stata accolta in un monolocale di una confraternita religiosa. Il marito ha fatto ripetutamente tirocini, ma poi non è stato mai preso nonostante le promesse. Allora lei ha accettato di lavorare come domestica tutto il giorno, anche se questo avrebbe significato vedere solo la sera i suoi bambini. Non ha retto, è stata male. Il padre religioso del convitto dove abita la famiglia ha detto che non la vuol far rientrare e spera così di spingere i servizi sociali di occuparsene. La clinica non vuole dimettere la donna se non ha una casa dove tornare. Incombe la minaccia che le portino via i bambini. Sebbene entrambi siano genitori amorevoli. Casi estremi?

Ci sono anche situazioni normali all’ex Moi di abitanti che hanno trovato un posto di lavoro fisso, ma nessuno gli affitta un appartamento. Provate a immaginare chi si azzardi ad affittare a uno che viene dal MOI dopo aver letto di tutto in questi anni sui giornali cittadini? Questa è una città che non si commuove nemmeno per quella famiglia siriana con una bambina malata, che forse adesso che è apparsa sul giornale riceverà una pietosa offerta. Glielo auguriamo davvero.

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Le critiche al Progetto MOI

Nelle cronache cittadine, le manifestazioni di scontento dei primi giorni di dicembre nei confronti dell’operato dell’équipe di management da parte degli abitanti dell’ex Moi sono state ricondotte agli interessi materiali di pochi di loro, che sarebbero interessati probabilmente a protrarre le proprie attività illecite [come friggere pollo e patatine o tagliare i capelli?] presenti all’interno del Moi. “La Stampa” ha addirittura parlato di «racket dei posti letto e molto altro», che sarebbe gestita da un paio di individui, che non si capisce come mai non vengano arrestati se sono loro i capi a volto scoperto della protesta. 

Il Comitato non approva certo la violenza fisica, ma sottolinea il clima di tensione che si è aggravato nelle ultime settimane. Molto abitanti sono estremamente preoccupati del proprio futuro e di quello dei propri figli, e non stupisce se soprattutto coloro che per molte ragioni sono più instabili psichicamente possano compiere azioni violente, che offrono appigli per maldisporre ulteriormente la cittadinanza verso gli abitanti del Moi nel loro complesso. 

Ma è disonesto interpretare la vicenda come lo scontro tra i bravi “mediatori”, come recentemente vengono chiamati dalla stampa cittadina, e i cattivi e ingrati occupanti che in tutto vogliono ostacolare il lavoro di chi vuole dare loro un futuro migliore. L’ufficio aperto all’ex Moi del Progetto MOI non è il posto di lavoro di volenterosi “mediatori”. È l’ufficio di un gruppo manageriale con a capo un Project Manager incaricato di sgombrare le palazzine occupate, anche se poi si preferisce usare il verbo “liberare” e per gli occupanti si vuole riservare e si ripete come un mantra l’“inclusione sociale”. 

Paventiamo che la protesta verbale o fisica verrà presa a pretesto per sospendere il Progetto MOI, e che ad essa, alla protesta, verrà attribuita la responsabilità del fallimento del progetto, mentre nessuno si è preoccupato di analizzare le criticità insite nell’impostazione stessa del Progetto MOI, che porta in sé gli estremi del fallimento. 

Le ragioni della protesta si possono trovare in quei documenti interni che illustrano cosa si stia veramente facendo per affrontare la vicenda dell’ex Moi, che riguarda la nostra città e a cui guarda l’intero Paese. Noi come Comitato abbiamo letto quei documenti e molto altro, e il 12 dicembre abbiamo consegnato un documento critico a tutti i rappresentanti istituzionali e a quelli di altri enti e associazioni coinvolti nel Gruppo di partecipazione, che doveva essere sede di un confronto che non c’è mai stato. 

Abbiamo chiesto che il nostro testo, dal titolo «Sintesi proposta progettuale del “Progetto MOI Migranti un’Opportunità d’Inclusione”: un’analisi critica del Comitato di solidarietà rifugiati e migranti»,  venga discusso seriamente nella prossima riunione del Gruppo di partecipazione e dai rappresentanti delle istituzioni.

Chi fosse interessato a leggere questo documento lo può richiedere a: comitatosolidarietarifugiati@gmail.com 

 

ExMOI calls for solidarity

On the night of October 23rd two loud explosions have shaken the neighborhood of Lingotto, Turin, Italy. Bombs and firecrackers were placed in one of the building of Ex-MOI, the former Olympic Village, occupied since 2013 by migrants and refugees. It was likely a revenge by football ultras against some migrants they had a fight with. Unfortunately these migrants live among many other, currently 1200. Hearing the explosions many escaped from the building and spread in the nearby streets.
The aggression itself is scary enough but it´s part of a serie that took place lately. Since last year Ex-MOI was part of right-wing parties´ political strategy to pressure the local government and to enforce an eviction. Recently a newly born committee campaining for the eviction, created and backed by neofascist group Casapound, artificially created tensions: promoting a demonstration, inviting right-wing media to report aggressions to neighbours that never happened and depicting a situation, that though never easy, is not certainly a social war.
The police, even with its daily 24/7 presence in front of the occupation, took long time to react, did not block or identify the aggressors and only limited itself to blocking the area. Minister of Interior promised a patrol of 150 soldiers, not exactly what´s needed to ease the tension.
Furthermore the Mayor decided to reopen the plan for the eviction and relocation of the habitants, even though a real proposal hasn´t been formulated.
Despite the last tensions the ExMOI have always been a peaceful place, a place where migrants and refugees managed to recreate a life and to self-organize.
We, as solidarity committee supporting them since the beginning, ask to manifest your solidarity for all those living in Ex-MOI, to recognize their struggle and continue to be committed to eliminate inequalities, racism and fascism.

Here a video that exemplifies the current situation:

Italy: Pro- and anti-refugee protesters rally in Turin

Further infomation about exMOI squat on:

Sui fatti del 23 Novembre

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Una “bomba carta”

Il 23 Novembre, intorno alle 23, una ventina di persone incappucciate e armate di spranghe e di bastoni hanno tirato due “bombe carta” (latte di vernice fatte esplodere) in via Giordano Bruno, nell’ingresso della prima palazzina occupata da marzo 2013. La detonazione ha fatto tremare i vetri delle case, si è sentita in tutte le case del vicinato. Molto abitanti dell’exMOI spaventati sono scesi in strada determinati a difendersi, ma i responsabili dell’attacco erano già scappati. La camionetta dell’esercito, che staziona fuori dal Moi, non è intervenuta e il gruppo di aggressori si è allontanato indisturbato. La polizia, subito chiamata, è arrivata poco dopo e si è fermata in via Giordano Bruno all’altezza di Piazza Galimberti, in assetto antisommossa. Dietro la polizia, parecchi cittadini del quartiere richiamati dal rumore e vari rappresentanti di Casapound. Gli abitanti del Moi, insieme ad alcuni solidali, sono riusciti a mantenere la calma, non hanno ceduto alla provocazione e hanno evitato di dare vita alla guerriglia urbana che ci sarebbe potuta essere.
Purtroppo questa non è la prima provocazione subita.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, verso le 18, un ragazzo B. che stava camminando per strada era stato insultato con “nero bastardo” in via Filadelfia angolo via Taggia dagli degli avventori del Bar dov’è solita incontrarsi certa tifoseria del Toro. Usciti dal bar lo hanno preso a calci, lui è riuscito a chiamare la polizia e anche davanti agli agenti gli aggressori hanno continuato a insultarlo con appellativi come “negro di merda ti spacchiamo in due“, e hanno promesso di andare più tardi a dargli una lezione con una bomba. Il giorno 20 anche M. e la sua ragazza E. erano passati davanti allo stesso bar in bicicletta con il loro carretto sul quale sono soliti trainare il ferro che raccattano vicino ai cassonetti. Il proprietario del bar gli offre delle sedie di ferro, ma quando il ragazzo cerca di fissarle sul carretto escono fuori quattro avventori e lo accusano di starle rubando, lo aggrediscono tirandogli una sedia in testa, una seconda riesce a scansarla, ma finisce nella vetrina del bar. Anche questa volta viene chiamata la polizia e un’ambulanza. M. e la ragazza finiscono al pronto soccorso, codice verde entrambi, lui con una “Ferita Lacero Contusa Frontale” che viene chiusa con 5 punti e con un “trauma cranico facciale” come spiega il referto, lei con una sospetta frattura al setto nasale che si colora di viola. M., accusato di danneggiamenti, e la sua ragazza hanno nominato l’avvocato Vitale, perché sporga denuncia contro i suoi aggressori. L’indagine è in corso.
Ben altro è stato scritto sui giornali cittadini in questi giorni. La destra cittadina con i loro squadroni violenti e i giornalisti che foraggiano odio con una disinformazione faziosa stanno irresponsabilmente facendo degenerare una situazione già molto critica del Moi, dove però la regola fra i residenti è la coesistenza pacifica.

Il Comitato Rifugiati e Migranti e gli abitanti dell’ExMoi denunciano il clima di intolleranza e razzismo che si sta creando nel quartiere e precisa che l’occupazione è nata per le grave carenze delle istituzioni riguardo il tema dell’accoglienza.

Mer. 1 Aprile – Dibattito su MOI e Salette a Biennale Democrazia

locandina ex moi bndemocraz Nell’ambito della Biennale Democrazia 2015, siamo riusciti ad avere uno spazio di dibattito e riflessione pubblica sulla Situazione abitativa e il riconoscimento dei diritti dei rifugiati a Torino.

Questo si svolgerà:
Mercoledì 1 aprile ore 17.30
Campus Einaudi Aula B2

Interverranno:
Prof. Marco Buttino
Prof. Claudio Sarzotti
Avv. Gianluca Vitale
Rifugiati delle occupazioni abotative dell’ExMOI e Salette di Torino

a cura di
Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti e Campus Invaders

Siete tutti invitati.

#Mai con Salvini – Sab. 28 Marzo

Gli scandali finanziari, i rimborsi elettorali usati per la famiglia Bossi, i diamanti in Tanzania e le lauree comprate sono alcuni dei più cari ricordi che la Lega ha lasciato ai cittadini padani e non solo. I piemontesi hanno tanti altri motivi per odiare la Lega: gli sperperi della giunta Cota, l’uso di denaro pubblico per le spese private dei consiglieri, lo smantellamento delle borse di studio, l’attacco sprezzante contro l’aborto, la chiusura delle eccellenze sanitarie sul territorio.
La svolta fascistoide di Salvini lo fa risultare ancora più intollerabile, con la sua guerra agli “zingari” e agli “clandestini”.

Gli occupanti del MOI hanno un loro personale ricordo di Salvini.
A dicembre 2014 i consiglieri comunali di destra Marrone e Carbonero, colpiti dai fallimenti delle loro precedenti iniziative, erano andati a piagnucolare da Salvini. Questo è stato chiamato col pretesto di una petizione contro la residenza di via casa comunale 3, risultato della lotta dei rifugiati, nonché diritto e dovere di ogni abitante del territorio e non concessione da parte dell’amministrazione. Questa la scusa, il reale motivo era provocare gli occupanti per cercare lo scontro. Piantato il gazebo in piazza, attorniato da qualche decina di vecchi militanti del suo partito si è messo a sparare slogan razzisti. Non essendoci stati scontri, non c’è stata notizia. Salvini si è quindi ritirato senza nulla di fatto, ricevendo anche qualche insulto dai balconi di piazza Galimberti.

Nessuno ha dimenticato le sue provocazioni e il suo accanimento in cui l’exMOI era solo una tappa nel suo tour dell’odio. Per questo saremo in piazza sabato 28 marzo, assieme a tutti i solidali che ci hanno sostenuto in questi mesi.

CI VEDIAMO IN PIAZZA CASTELLO ALLE ORE 15 SABATO 28 MARZO

MAI CON SALVINI

diffondete la notizia e l’evento FB

14Marzo – Corteo: No allo sgombero dell’exMOI

14mar2015 exmoi locandinaIl giorno 14 gennaio è stata pubblicata la notizia della richiesta di sgomberodell’exMOI. Il sequestro preventivo delle palazzine è stato emesso dal gip Luisa Ferracane, su richiesta della procura, da parte del pubblico ministero Paolo Borgna. E’ stato delegato alle forze di polizia il compito di sgomberare le palazzine “con i tempi e le modalità più opportune in base alle esigenze di ordine pubblico e sociali del caso” ma ad oggi non è pervenuta nessuna proposta di incontro né agli abitanti o ai loro rappresentati, né al nostro comitato di solidarietà. Non è dato sapere cosa sarà dei palazzi che molti chiamano casa. Dall’occupazione ad oggi l’interessamento da parte delle istituzioni rispetto alle condizioni di vita dei rifugiati all’exMOI è stato minimo. A parte il dialogo con la circoscrizione IX, la politica si è distinta per il silenzio totale e l’aggressività razzista, per cui si sono seguiti: la manifestazione “anti rifugiati” organizzata dal comitato Lingotto è Italia (fantoccio di Fratelli d’Italia), la visita a provocatoria da parte dei consiglieri comunali di Fratelli d’Italia, Lega Nord e Forza Italia, ed infine la manifestazione Lega Nord guidata da Matteo Salvini. In nessuno di questi casi è stata posta l’attenzione sui reali problemi dei rifugiati: cosa li abbia portati ad occupare una casa, quali sono le condizioni di vita e di lavoro degli abitanti, quali le difficoltà burocratiche che incontrano quotidianamente. Ulteriore schiaffo alla dignità della persona e vedersi togliere il poco di guadagnato, la casa, in un momento in cui si ha già poco. A due mesi di distanza dalla notizia vogliamo riportare l’attenzione su tutte queste tematiche con un CORTEO il 14 MARZO 2015, a partire da piazza Carlo Felice (Porta Nuova), un corteo:

  • CONTRO LO SGOMBERO DELL’EXMOI OCCUPATA – Per opporsi allo sgombero indiscriminato e chiedere chiarezza riguardo al futuro del MOI e di chi lo vive.
  • PER UN PERMESSO DI SOGGIORNO A LUNGO TERMINE E FACILE DA RINNOVARE – Perchè pagare centinaia di euro e aspettare mesi per un permesso che dura un solo anno non è possibile.
  • PER LA LIBERTÀ DI MOVIMENTO IN EUROPA – Per poter scegliere liberamente dove vivere, senza dover restare in un paese che ha deciso di non accogliere.
  • PER UN’ACCOGLIENZA DIGNITOSA E LAVORO PER TUTTI -Per garantire a chi arriva in italia dei progetti utili e reali prospettive di lavoro a chi vuole rimanere.
  • PER PIENO RICONOSCIMENTO DELLA RESIDENZA IN VIA CASA COMUNALE 3 – Per far capire che la gentile concessione del comune è spesso un pretesto che la questura usa per non rinnovare il permesso e che molti uffici non riconoscono questo indirizzo.

Scarica il flyer:
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Presidio Antirazzista all’exMOI

Un mese esatto è bastato per creare un’aggressione ben organizzata. Dapprima il sopralluogo a sorpresa, fatto apposta da Marrone e soci per tirarsi dietro tutto il consiglio comunale, seguito subito dallo sparuto corteo dei giovani di Forza Italia. Quando l’atmosfera si faceva più collaborativa, si creava una progetto per ripulire l’area e venire incontro agli abitanti del quartiere, proprio in quei giorni Marrone da rispettabile uomo delle istituzioni diventava militante razzista e fascista quale sempre è stato.
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Piagniucolare attenzione è servito, la Lega Nord ha risposto. Matteo Salvini verrà in piazza Galimberti, a due passi dall’exMOI occupata, questo sabato 20 dicembre. L’exMOI sarà l’ennesima tappa del tour per la creazione di un Front National italiano.

La nostra risposta non si farà attendere, chiamiamo tutti gli antirazzisti a un presidio alle ore 10 nel cortile dell’exMOI, in via giordano bruno 201.

Nuovo sopralluogo all’exMOI

Domani, giovedì 18 dicembre, dopo un mese di tentennamenti il Comune di Torino torna alla carica. Ha deciso di aggrapparsi al suo 35% di partecipazione al Fondo che possiede proprietario delle palazzine occupate dai rifugiati come scusa per visitarle. Il sopralluogo, già rinviato il mese scorso è stato chiamato per giovedì 18 alle ore 13.
Avevamo chiesto al comune di condividere con gli abitanti e il comitato i tempi e le modalità, ma non è stato fatto. Dopo 6 anni di abbandono e 2 di occupazione in cui nessuno si è premurato di informarsi sullo stato delle palazzine o le condizioni di vita degli occupanti, pareva a tutti sospetta insospettiva la richiesta di una visita immotivata proprio adesso. Tanto più dopo le aggressioni al centro d’accoglienza di Tor Sapienza, a Roma.

Nel mese che è trascorso Maurizio Marrone, frustrato di non aver potuto creare la sua Tor Sapienza, ha continuato a etichettare i rifugiati come portatori di degrado, delinquenti, “gangster africani” e chi li supporta è stato definito uno schiavista. Il suo partito, Fratelli d’Italia, ha indetto un corteo contro l’occupazione sabato 13. Due fiaccolate contro i Rom sono state fatte in quartiere da Casapound e Forza Nuova. Pensiamo non sia Non è questo il clima adatto per effettuare un sopralluogo.
Aggiungiamo che Carbonero, D’amico e Ambrogio sono 3 dei 13 appartenenti alla commissione che verrà in visita: Questi sono gli stessi che si sono incatenati in sala rossa pur di non concedere ai rifugiati il riconoscimento minimo della loro esistenza, ovvero la residenza. Residenza che serve per avere assistenza medica e l’opportunità di potersi iscrivere presso l’ufficio di collocamento e anche per poter rinnovare il permesso di soggiorno, pena la caduta nell’illegalità senza documenti.

Nessuno che abbia investigato sulla gestione dell’”Emergenza Nord-africa”, 1 miliardo e 300 milioni macinati dai centri d’accoglienza.
Nessuno che indaghi sulla costruzione del villaggio olimpico, ennesimo spreco di decine di milioni di euro.
Nessuno che chieda se la residenza di Via Casa Comunale 3 serva veramente ai rifugiati e quali siano i loro infiniti problemi burocratici.
Nessuno che cerchi di sapere se i permessi umanitari verranno rinnovati a gennaio.
Nessuno che voglia sapere se c’è abbastanza luce, acqua calda e cibo per tutti.
Nessuno che si chieda quale sia una gestione strutturale e lungimirante delle migrazioni.

Per tutti questi motivi riteniamo è irricevibile la richiesta di un sopralluogo, sia nel rispetto degli occupanti, che degli abitanti del quartiere.
Se il comune verrà comunque a effettuare il sopralluogo, dovrà ascoltarci attentamente. Per tutti gli sforzi che abbiamo fatto per gestire al meglio la situazione, per collaborare con gli abitanti e le realtà del quartiere.

Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti

Lettera sulla visita di Marrone e soci

Poco dopo la contestazione a Marrone e soci uno degli occupanti si è avvicinato dicendo che sarebbe andato a scrivere. Mezz’ora dopo è tornato con questa lettera che ci ha chiesto di pubblicare.

Che bella giornata oggi. Una giornata per esprimersi, per dimostrare a quella gente che pensa che gli immigrati sono la causa della loro crisi, della loro povertà, della loro sofferenza, anzi pensano che gli immigrati gli fregano tutti i beni, lavoro, soldi…
Ditemi, sono 4 anni che siamo qui da voi, che cosa abbiamo cambiato?
Andate a vedere da noi, si certo che siamo più poveri, ma siamo solidali con la gente, con tutti senza distinguere il colore o la provenienza. Voi ci chiamate gente di colore, ci chiamate zingari e ci chiamate marocchini. Questo sono parole razziste.
Voi che mangiate da soli, voi che lavorate e vi divertite fra di voi, senza pensare ai poveri che vi stanno intorno, che passano notti senza mangiare. Oggi è così.
Volete toglierci il tetto, sappiamo perché, perché piove e fa freddo. Non vedete di essere egoisti?
E’ una vergogna, una vergogna per un popolo come gli italiani, per un governo che è all’altezza dell’Europa.
Siamo poveri e siamo neri e siamo africani e siamo italiani, perché fra gli italiani c’è gente che ha sentimenti, che conosce la realtà che viviamo e che sono giorno e notte con noi per abbassarci il dolore, per incoraggiarci ad andare avanti lottando con noi per i nostri diritti fregati da voi, i capitalisti, da voi imperialisti, da voi fascisti e razzisti.
Anche se accettano tutto ciò che avete raccontato su di noi, queste cose sono false. Abbiamo aspettato troppo, qui come vedete siamo tutti giovani, abbiamo un futuro davanti a noi e siamo utili, abbiamo dei talenti, siamo pronti a imparare a integrarci. Quattro anni non sono pochi. E accusate noi, perché non vi vergognate?
In carcere quando un prigioniero resta calmo e tranquillo per ricompensarlo gli danno un lavoro e quello che fa problemi si mette in isolamento. Vuol dire che l’uomo ha bisogno di un lavoro per vivere e soprattutto ha bisogno delle altre persone, perché è naturale. Neanche questo abbiamo avuto.

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