Mer. 1 Aprile – Dibattito su MOI e Salette a Biennale Democrazia

locandina ex moi bndemocraz Nell’ambito della Biennale Democrazia 2015, siamo riusciti ad avere uno spazio di dibattito e riflessione pubblica sulla Situazione abitativa e il riconoscimento dei diritti dei rifugiati a Torino.

Questo si svolgerà:
Mercoledì 1 aprile ore 17.30
Campus Einaudi Aula B2

Interverranno:
Prof. Marco Buttino
Prof. Claudio Sarzotti
Avv. Gianluca Vitale
Rifugiati delle occupazioni abotative dell’ExMOI e Salette di Torino

a cura di
Comitato Solidarietà Rifugiati e Migranti e Campus Invaders

Siete tutti invitati.

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#Mai con Salvini – Sab. 28 Marzo

Gli scandali finanziari, i rimborsi elettorali usati per la famiglia Bossi, i diamanti in Tanzania e le lauree comprate sono alcuni dei più cari ricordi che la Lega ha lasciato ai cittadini padani e non solo. I piemontesi hanno tanti altri motivi per odiare la Lega: gli sperperi della giunta Cota, l’uso di denaro pubblico per le spese private dei consiglieri, lo smantellamento delle borse di studio, l’attacco sprezzante contro l’aborto, la chiusura delle eccellenze sanitarie sul territorio.
La svolta fascistoide di Salvini lo fa risultare ancora più intollerabile, con la sua guerra agli “zingari” e agli “clandestini”.

Gli occupanti del MOI hanno un loro personale ricordo di Salvini.
A dicembre 2014 i consiglieri comunali di destra Marrone e Carbonero, colpiti dai fallimenti delle loro precedenti iniziative, erano andati a piagnucolare da Salvini. Questo è stato chiamato col pretesto di una petizione contro la residenza di via casa comunale 3, risultato della lotta dei rifugiati, nonché diritto e dovere di ogni abitante del territorio e non concessione da parte dell’amministrazione. Questa la scusa, il reale motivo era provocare gli occupanti per cercare lo scontro. Piantato il gazebo in piazza, attorniato da qualche decina di vecchi militanti del suo partito si è messo a sparare slogan razzisti. Non essendoci stati scontri, non c’è stata notizia. Salvini si è quindi ritirato senza nulla di fatto, ricevendo anche qualche insulto dai balconi di piazza Galimberti.

Nessuno ha dimenticato le sue provocazioni e il suo accanimento in cui l’exMOI era solo una tappa nel suo tour dell’odio. Per questo saremo in piazza sabato 28 marzo, assieme a tutti i solidali che ci hanno sostenuto in questi mesi.

CI VEDIAMO IN PIAZZA CASTELLO ALLE ORE 15 SABATO 28 MARZO

MAI CON SALVINI

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Prossimi eventi: Compleanno exMOI

Il 20 marzo 2015 dalle h. 19 – negli spazi della Cavallerizza Reale di Torino, Via Verdi 9 – si terrà una serata organizzata per conoscere la situazione dell’ExMoi discutendo con chi lo abita e con chi ha portato solidarietà, con chi a Torino immagina una città più accogliente e partecipata, con tutti coloro che stanno raccogliendo la sfida posta da quella che probabilmente è la più grande situazione abitativa auto-gestita di migranti d’Europa.
Evento Facebook: Presentazione e Concerto

IL PROGRAMMA:

h.19. INCONTRO E DIBATTITO. Interventi e testimonianze degli abitanti dell’ExMOI, del Comitato di solidarietà rifugiati e migranti, dell’Assemblea Cavallerizza 14.45 (Sala Manica Lunga)

MOSTRA FOTOGRAFICA “2 anni di ExMOi” (Sala Foyer)

APERITIVO MIGRANTE

h. 22.00. QUESTO MARE E’ DI PIOMBO
Spettacolo tra l’audio-documentario e il racconto collettivo, una narrazione dal vivo presentata al pubblico dai margini della Fortezza Europa. Dal filo spinato a “lame taglienti” di Melilla alle logore tende del campo fantasma di Choucha, in Tunisia, le tante terre di nessuno disseminate sulle coste del Mediterraneo: luoghi in cui il tempo è sospeso e si resta in attesa di una porta, di uno spiraglio, di una crepa che permetta di passare alla tappa successiva. Produzione AMISnet.
Nomination al Prix Europa 2014 di Berlino come migliore opera radiofonica d’attualità. (Teatro Manica Corta)

h. 23. SERATA REGGAE DUB ROOTS con Afrikan Children e Makinda Hi-Fi Sound system e il live direttamente dall’ExMoi di Kabala Man, Junior Cure ed Elako ! (Sala Manica Lunga)

Corteo contro lo sgombero dell’exMOI

barchette Oggi svariate centinaia di persone tra rifugiati, migranti e solidali hanno sfilato pacificamente nel centro di Torino per opporsi all’ordinanza di sgombero dell’exMOI, le 4 palazzine abbandonate per 7 anni in zona Lingotto. Occupate nel 2013 da 750 tra rifugiati e migranti, molti di loro si sono ritrovati oggi a Porta Nuova alle 16. Tra di loro anche donne e bambini. Dietro lo striscione “Casa, Lavoro, Dignità – Non si sgombera la libertà”, molti ragazzi che hanno scritto i loro cartelli. Alcuni hanno anche creato uno striscione con tutte le bandiere dei loro 26 paesi con una grande Africa nera in centro.
Arrivati in piazza castello, sotto il palazzo della regione, alcuni occupanti dell’exmoi hanno raccontato le loro esperienze della mala-accoglienza dell’emergenza Nord Africa, storie simili a quelle di altri rifugiati che hanno preso parola, attualmente “accolti” nei centri di accoglienza torinesi, molto simili a quelle di mafia capitale.
Nel mentre uno telo azzurro mare veniva steso davanti alle prime file del corteo, riempito di barchette di carta, che venivano poi lanciate in aria a simulare la necessità della rimozione delle frontiere. Il corteo è proseguito verso il comune, dove è stato accolto dai musicisti di Bandaradan che hanno avvicinato chi si affacciava dalle vie limitrofe e fatto ballare molti del corteo. Mentre si ricordavano le tappe della lotta per la residenza, alcune foto simboliche sono state appese davanti al comune, a ricordare la presenza dei rifugiati nelle palazzine dell’ex villaggio olimpico, volti e corpi di persone e non numeri e merce per politicanti affaristi e razzisti.
Il corteo è passato per l’anagrafe, dove è stato attaccato uno striscione simbolico: “Rispetto quale? Residenza virtuale!” a ricordare il risultato della lunga lotta dei rifugiati che a dicembre 2013 hanno ottenuto ciò che è negato in quasi tutto il territorio italiano: una residenza individuale e l’accesso ai diritti fondamentali. La residenza di Via della Casa Comunale 3 spesso non è riconosciuta dagli uffici, soprattutto dalla Questura al momento del rinnovo, anche se dovrebbe esserlo.
Il corteo è terminato a Porta Palazzo, luogo antirazzista per definizione, alle 19 dove i rifugiati hanno potuto spiegare le loro ragioni ai presenti in piazza e ricordare i prossimi appuntamenti di mobilitazione, a cominciare dall’assemblea convocata per Giovedì 19 marzo a Palazzo Nuovo per organizzare tutti insieme, migranti e non, Sabato 28 marzo,
l’accoglienza che merita il razzista per eccellenza Salvini ed i suoi accoliti neofascisti di
Casa Pound.

La giornata è stata una chiara risposta al comune e soprattutto ai consiglieri di centrodestra che si sono spesi molto in questi mesi per criminalizzare l’occupazione. In questo senso è stata significativa la presenza di abitanti del quartiere Nizza-Lingotto e studenti, solidali con l’exMOI.
Più che riuscito l’intento comunicativo: molti sono stati i curiosi che si sono avvicinati al corteo per chiedere il volantino e gli stessi rifugiati si sono spesso fermati a dare spiegazioni. In quest’ottica il 2° compleanno dell’exMOI, che si svolgerà il 20 marzo alla Cavallerizza Reale e il 29 marzo in via giordano bruno, sarà un’occasione per un dibattito allargato con la cittadinanza.

A Torino, all’ex­MOI, la paura non è di casa!

30 giorni per decidere – Riflessioni sull’exMOI a rischio sgombero

riccaLunedì 2 Marzo il consiglio comunale ha votato una proposta di mozione della Lega Nord che chiede di deliberare riguardo tempi e modi della “liberazione” delle palazzine exMOI entro 30 giorni. (Foto a destra – Click per ingrandire) La proposta è arrivata nel mezzo della concitata discussione sulle arcate, il sito dell’ex mercato, situate a poche decine di metri dalle palazzine occupate, saltuariamente sede di Paratissima e futura sede di un polo scientifico-tecnologico di Politecnico e Università. La stessa tecnica era stata adottata dal centro-destra per far approvare il sopralluogo alle palazzine. Mentre si deliberava sugli investimenti nelle arcate, il centro-destra ha infilato una mozione riguardate le case occupate. Non stupisce la proposta dalla Lega, ne che Fratelli d’Italia e Nuovo Centro Destra diano manforte. Ma perché il PD ha compattamente votato a favore? Quasi sicuramente questa mozione non sarà vincolante, nessuno deciderà in 30 giorni cosa fare di 800 rifugiati e si rimanderà ancora. La mozione è tanto inutile da non comparire quasi sui giornali. Piuttosto è indicativa di una linea di pensiero, una linea che connette il decoro con l’emergenza. La stessa linea lungimirante che porta a spendere 5 milioni di euro per sgomberare centinaia di Rom, per dar casa solo a poche decine di loro. Lo stesso avviene ora: dopo aver ignorato la situazione per due anni il comune decide di applicare la legge in maniera discrezionale, funzionale alla situazione. Alcuni esempi. Quando serve il piano casa di Renzi viene attivato e a Roma centinaia di rifugiati che occupano Palazzo Selam, perdono la residenza. A Torino questo non succede poiché da anni si lotta per il diritto alla residenza, un diritto che il comune ha riconosciuto. Per l’exTelecom occupata di Bologna, dove abitano 200 persone, non è stato subito disposto il sequestro, poiché questo non pone un reale vincolo per gli occupanti, nessuno abbandona l’edificio. Piuttosto la volontà politica, a sgombero effettuato, può essere certificata dal sequestro giudiziario. A Torino succede il contrario, l’atto della procura viene usato dal comune come scusa per sgomberare. E’ evidente l’uso della legge a supporto della propaganda trasversale che vede nei problemi sociali semplici questioni di ordine pubblico. Il modello è sempre lo stesso. All’inizio in un quartiere nasce lo scontento creato da cause esterne. Arriva la movida rumorosa, frutto della politica della Torino Universitaria, arrivano lo spaccio-furto-accattonaggio, frutto di politiche sul lavoro fallimentari, arriva una nuova occupazione, frutto della mancanza di politiche su reddito e abitazione, arrivano i rifugiati, per via di conflitti, accordi internazionali e carenza d’integrazione. Sul nuovo fenomeno si scaricano tutti i problemi del quartiere. La destra in questo senso è funzionale al sistema di riqualificazione. Promuove, a fini elettorali, manifestazioni populiste o apertamente razziste che focalizzano l’attenzione sulle paure momentanee. Infine il comune targato PD interviene per calmare “i cittadini scontenti” che gridano al degrado, concede di tutto a chi può investire nel quartiere e sposta il disagio un po più in la, magari verso le periferie. E il gioco riparte. Il comune ha convinto Università e Politecnico a insediarsi in quartiere con il polo di ricerca all’exMOI e presto nell’area exAVIO con la città della salute. Questo giustifica le mozioni che impegnano la Giunta ad attivarsi per l’esecuzione dello sgombero. Nel testo della mozione i rifugiati diventano definitivamente i portatori del degrado. Quello che è detto in toni chiaramente razzisti nei valori e nelle pratiche, da Lega Nord e Fratelli d’Italia, deve essere giustificato dall’investimento economico per poter essere firmato dal PD: non si può mettere un polo di eccellenza a fianco alla più grande occupazione auto-organizzata d’Europa, non per razzismo ma per logiche economiche. L’amministrazione tollera le altre case occupate di rifugiati, luoghi messi peggio del MOI e dove non c’è il nucleo di auto-organizzazione politica che li sta nascendo. Via Bologna, corso Chieri, corso peschiera sono tutte case di passaggio. Luoghi funzionali al mercato dell’immigrato, ultima tappa dell’ingranaggio che mastica il rifugiato fino all’ultimo centesimo. Per questo sono comode e intoccabili. Una volta digerite queste riflessioni, la presenza del MOI diventa simbolica non del degrado ma delle carenze sistematiche: le difficoltà nel rinnovo del permesso e nel riconoscimento della residenza, l’obbligo di lavorare dove non c’è lavoro, la difficoltà di avere un contratto legale, la costante ricerca di lavoro nero, magari nei campi dove si aspettano mesi per lavorare giorni, l’impossibilità di andare in altri paesi d’europa o di tornare nel proprio. Le occupazioni come il MOI servono a riacquistare una stabilità, dare respiro e poter ripartire da qualcosa come la casa per poi riaffermarsi come lavoratori, cittadini, studenti e tanto altro. Le occupazioni sono la spia di allarme di carenze sistematiche, la cui soluzione non è uno sgombero, ma precise scelte politiche. Contestare la legge perversa e ideologica che regola la vita dei migranti e la logica del “ripristino della legalità”, queste sono le reali soluzioni.