Le critiche al Progetto MOI

Nelle cronache cittadine, le manifestazioni di scontento dei primi giorni di dicembre nei confronti dell’operato dell’équipe di management da parte degli abitanti dell’ex Moi sono state ricondotte agli interessi materiali di pochi di loro, che sarebbero interessati probabilmente a protrarre le proprie attività illecite [come friggere pollo e patatine o tagliare i capelli?] presenti all’interno del Moi. “La Stampa” ha addirittura parlato di «racket dei posti letto e molto altro», che sarebbe gestita da un paio di individui, che non si capisce come mai non vengano arrestati se sono loro i capi a volto scoperto della protesta. 

Il Comitato non approva certo la violenza fisica, ma sottolinea il clima di tensione che si è aggravato nelle ultime settimane. Molto abitanti sono estremamente preoccupati del proprio futuro e di quello dei propri figli, e non stupisce se soprattutto coloro che per molte ragioni sono più instabili psichicamente possano compiere azioni violente, che offrono appigli per maldisporre ulteriormente la cittadinanza verso gli abitanti del Moi nel loro complesso. 

Ma è disonesto interpretare la vicenda come lo scontro tra i bravi “mediatori”, come recentemente vengono chiamati dalla stampa cittadina, e i cattivi e ingrati occupanti che in tutto vogliono ostacolare il lavoro di chi vuole dare loro un futuro migliore. L’ufficio aperto all’ex Moi del Progetto MOI non è il posto di lavoro di volenterosi “mediatori”. È l’ufficio di un gruppo manageriale con a capo un Project Manager incaricato di sgombrare le palazzine occupate, anche se poi si preferisce usare il verbo “liberare” e per gli occupanti si vuole riservare e si ripete come un mantra l’“inclusione sociale”. 

Paventiamo che la protesta verbale o fisica verrà presa a pretesto per sospendere il Progetto MOI, e che ad essa, alla protesta, verrà attribuita la responsabilità del fallimento del progetto, mentre nessuno si è preoccupato di analizzare le criticità insite nell’impostazione stessa del Progetto MOI, che porta in sé gli estremi del fallimento. 

Le ragioni della protesta si possono trovare in quei documenti interni che illustrano cosa si stia veramente facendo per affrontare la vicenda dell’ex Moi, che riguarda la nostra città e a cui guarda l’intero Paese. Noi come Comitato abbiamo letto quei documenti e molto altro, e il 12 dicembre abbiamo consegnato un documento critico a tutti i rappresentanti istituzionali e a quelli di altri enti e associazioni coinvolti nel Gruppo di partecipazione, che doveva essere sede di un confronto che non c’è mai stato. 

Abbiamo chiesto che il nostro testo, dal titolo «Sintesi proposta progettuale del “Progetto MOI Migranti un’Opportunità d’Inclusione”: un’analisi critica del Comitato di solidarietà rifugiati e migranti»,  venga discusso seriamente nella prossima riunione del Gruppo di partecipazione e dai rappresentanti delle istituzioni.

Chi fosse interessato a leggere questo documento lo può richiedere a: comitatosolidarietarifugiati@gmail.com 

 

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