30 giorni per decidere – Riflessioni sull’exMOI a rischio sgombero

riccaLunedì 2 Marzo il consiglio comunale ha votato una proposta di mozione della Lega Nord che chiede di deliberare riguardo tempi e modi della “liberazione” delle palazzine exMOI entro 30 giorni. (Foto a destra – Click per ingrandire) La proposta è arrivata nel mezzo della concitata discussione sulle arcate, il sito dell’ex mercato, situate a poche decine di metri dalle palazzine occupate, saltuariamente sede di Paratissima e futura sede di un polo scientifico-tecnologico di Politecnico e Università. La stessa tecnica era stata adottata dal centro-destra per far approvare il sopralluogo alle palazzine. Mentre si deliberava sugli investimenti nelle arcate, il centro-destra ha infilato una mozione riguardate le case occupate. Non stupisce la proposta dalla Lega, ne che Fratelli d’Italia e Nuovo Centro Destra diano manforte. Ma perché il PD ha compattamente votato a favore? Quasi sicuramente questa mozione non sarà vincolante, nessuno deciderà in 30 giorni cosa fare di 800 rifugiati e si rimanderà ancora. La mozione è tanto inutile da non comparire quasi sui giornali. Piuttosto è indicativa di una linea di pensiero, una linea che connette il decoro con l’emergenza. La stessa linea lungimirante che porta a spendere 5 milioni di euro per sgomberare centinaia di Rom, per dar casa solo a poche decine di loro. Lo stesso avviene ora: dopo aver ignorato la situazione per due anni il comune decide di applicare la legge in maniera discrezionale, funzionale alla situazione. Alcuni esempi. Quando serve il piano casa di Renzi viene attivato e a Roma centinaia di rifugiati che occupano Palazzo Selam, perdono la residenza. A Torino questo non succede poiché da anni si lotta per il diritto alla residenza, un diritto che il comune ha riconosciuto. Per l’exTelecom occupata di Bologna, dove abitano 200 persone, non è stato subito disposto il sequestro, poiché questo non pone un reale vincolo per gli occupanti, nessuno abbandona l’edificio. Piuttosto la volontà politica, a sgombero effettuato, può essere certificata dal sequestro giudiziario. A Torino succede il contrario, l’atto della procura viene usato dal comune come scusa per sgomberare. E’ evidente l’uso della legge a supporto della propaganda trasversale che vede nei problemi sociali semplici questioni di ordine pubblico. Il modello è sempre lo stesso. All’inizio in un quartiere nasce lo scontento creato da cause esterne. Arriva la movida rumorosa, frutto della politica della Torino Universitaria, arrivano lo spaccio-furto-accattonaggio, frutto di politiche sul lavoro fallimentari, arriva una nuova occupazione, frutto della mancanza di politiche su reddito e abitazione, arrivano i rifugiati, per via di conflitti, accordi internazionali e carenza d’integrazione. Sul nuovo fenomeno si scaricano tutti i problemi del quartiere. La destra in questo senso è funzionale al sistema di riqualificazione. Promuove, a fini elettorali, manifestazioni populiste o apertamente razziste che focalizzano l’attenzione sulle paure momentanee. Infine il comune targato PD interviene per calmare “i cittadini scontenti” che gridano al degrado, concede di tutto a chi può investire nel quartiere e sposta il disagio un po più in la, magari verso le periferie. E il gioco riparte. Il comune ha convinto Università e Politecnico a insediarsi in quartiere con il polo di ricerca all’exMOI e presto nell’area exAVIO con la città della salute. Questo giustifica le mozioni che impegnano la Giunta ad attivarsi per l’esecuzione dello sgombero. Nel testo della mozione i rifugiati diventano definitivamente i portatori del degrado. Quello che è detto in toni chiaramente razzisti nei valori e nelle pratiche, da Lega Nord e Fratelli d’Italia, deve essere giustificato dall’investimento economico per poter essere firmato dal PD: non si può mettere un polo di eccellenza a fianco alla più grande occupazione auto-organizzata d’Europa, non per razzismo ma per logiche economiche. L’amministrazione tollera le altre case occupate di rifugiati, luoghi messi peggio del MOI e dove non c’è il nucleo di auto-organizzazione politica che li sta nascendo. Via Bologna, corso Chieri, corso peschiera sono tutte case di passaggio. Luoghi funzionali al mercato dell’immigrato, ultima tappa dell’ingranaggio che mastica il rifugiato fino all’ultimo centesimo. Per questo sono comode e intoccabili. Una volta digerite queste riflessioni, la presenza del MOI diventa simbolica non del degrado ma delle carenze sistematiche: le difficoltà nel rinnovo del permesso e nel riconoscimento della residenza, l’obbligo di lavorare dove non c’è lavoro, la difficoltà di avere un contratto legale, la costante ricerca di lavoro nero, magari nei campi dove si aspettano mesi per lavorare giorni, l’impossibilità di andare in altri paesi d’europa o di tornare nel proprio. Le occupazioni come il MOI servono a riacquistare una stabilità, dare respiro e poter ripartire da qualcosa come la casa per poi riaffermarsi come lavoratori, cittadini, studenti e tanto altro. Le occupazioni sono la spia di allarme di carenze sistematiche, la cui soluzione non è uno sgombero, ma precise scelte politiche. Contestare la legge perversa e ideologica che regola la vita dei migranti e la logica del “ripristino della legalità”, queste sono le reali soluzioni.

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7 pensieri su “30 giorni per decidere – Riflessioni sull’exMOI a rischio sgombero

  1. il discorso è un po’ complesso, ma a me pare che non si possa chiedere legalità praticando l’illegalità dell’occupazione. piero

    • Se avessimo tutti seguito la legalità staremmo ancora allo statuto albertino. Molto, dai diritti dei lavoratori, ai vari referendum è stato ottenuto praticando piccole o grandi illegalità. Denunciare spesso significa essere criminalizzati, riparare ai danni spesso significa compiere crimini.

      • la legalità è il mezzo con cui le persone scelgono di vivere insieme. Non si può chiamare lotta per i diritti la sottrazione del diritto agli aventi diritto (per l’assegnazione di una casa la legge e’ una graduatoria pubblica non il sopruso del piu’ forte).

      • Partendo dal fatto che legalità è l’insieme delle norme di diritto. Nessuno qui giustifica la sottrazione totale allo stato di diritto. Le case occupate in città sono praticamente tutti ex edifici pubblici abbandonati (alcuni da anni), le case appartenenti a privati sono spesso di palazzinari. A nessun povero è mai stato sottratto nulla. Per quanto riguarda il moi è in parte pubblico (35%) e per il resto di un fondo-buco nero utilizzato dall’amministrazione solo per fare cassa. Le palazzine non sono mai state vendute o riutilizzate in 6 anni. Nessuna graduatoria c’era per quelle case. La vera sottrazione sta nei milioni spesi per costruirlo, tolti a tutti noi, per cui la riapporpriazione è giusta. E se fossero stati italiani sarebbe stato lo stesso, come è per molti edifici occupati in città.

      • in effetti, seguendo il vostro ragionamento, anche Luca Lupi non ha sottratto il posto di lavoro a nessuno: se le solo preso.

      • Luca lupi non ha diritto a rolex o altro. Tutti abbiamo diritto a una casa. Se non si vuole dare una casa ai rifugiati allora si abroga la legge che li obbliga a restare in italia. Esattamente come un italiano, se senza casa ha pieno diritto di prendersela. Se la legge obbliga a compiere crimini vale la pena infrangerla e provare a ripensarla. Lupi non si sta riprendendo un suo diritto, sta rubando.
        Infine non si prende una casa indiscriminatamente ma se leggi bene il commento di prima c’è una riflessione a monte. Stato di abbandono, ricchezza del proprietario, debolezza del soggetto che cerca di riconquistare un diritto etc.
        Leggi bene, grazie.

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